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Il monte-cedole di Piazza Affari a 14,6 miliardi

Dato in leggero rialzo rispetto all’anno scorso – Lo stacco dei dividendi pesa sul listino: Ftse Mib -2,74%
Si attesta a 14 miliardi e 670 milioni di euro il monte cedole che le maggiori società quotate a Piazza Affari hanno in programma di erogare ai loro azionisti quest’anno sulla base dei risultati di bilancio 2015. Una buona parte di questa cifra (circa 8,2 miliardi di euro) è stata pagata ieri, giornata in cui 20 gruppi quotati sul listino Ftse Mib avevano in programma lo stacco cedola. Una coincidenza che ha pesato per circa il 2,17% sulla performance del Ftse Mib, ieri non a caso peggior listino in Europa con un calo del 2,74 per cento.
La stima sul monte dividendi 2016, che il Sole 24 Ore ha elaborato su dati S&P Capital IQ, risulta in leggero rialzo rispetto al dato del 2015 (relativo ai bilanci 2014) che è stato pari a 14 miliardi e 448 milioni di euro. Questo miglioramento riflette il miglior stato di salute delle maggiori società quotate a Piazza Affari i cui profitti aggregati l’anno scorso sono risaliti passando da 8,6 a 9,9 miliardi di euro. Una crescita che è arrivata nonostante la maxi-perdita di Eni (8,82 miliardi di euro) che, come tutto il settore petrolifero, ha subito gli effetti del crollo del greggio. Il rosso registrato nel 2015 ha pesato sulla politica di remunerazione del colosso petrolifero di Stato il cui dividendo è sceso da 1,12 euro a 80 centesimi.
Senza questo taglio il monte dividendi di Piazza Affari avrebbe potuto essere più ricco di almeno un miliardo e 100 milioni di euro. Diversi grossi nomi a Piazza Affari infatti hanno alzato la cedola. A partire da Enel, seconda società per capitalizzazione del Ftse Mib, che oggi paga 16 centesimi ad azione contro i 14 del 2015. O Intesa Sanpaolo che ha raddoppiato da 7 a 14 centesimi per azione. E l’elenco può proseguire con Generali (da 60 a 72 centesimi), Azimut (da 78 centesimi a 1,5 euro) e Anima (da 16,7 centesimi a 25) per citare chi ha messo di più mano al portafoglio.
Il monte cedole di Piazza Affari continua la sua risalita dal biennio nero (2011-2012) anche se i livelli pre-crisi (nel 2008 furono staccati 25,8 miliardi di dividendi) sono ancora ben lontani dall’essere raggiunti. A prendere per buone le stime degli analisti sulle cedole che saranno erogate nel 2017 sulla base dei conti di quest’anno si può ipotizzare che la crescita troverà solide conferme anche il prossimo anno con un monte-cedole stimabile oltre i 16 miliardi di euro.
L’effetto combinato dell’aumento dei dividendi e del crollo dei prezzi delle azioni (Milano ha perso il 19% da inizio anno) ha fatto salire il rendimento medio delle azioni: il dividend yield (rapporto tra cedola e prezzo dell’azione) oggi viaggia in media al 3,95% per il Ftse Mib contro un 3,72% delle big europee che fanno parte dell’S&P Europe 350.
La tendenza alla crescita delle cedole pagate dalle società quotate non è soltanto un fenomeno italiano. A livello globale i dividendi sono infatti aumentati del 2,2% a 281,4 miliardi di dollari nel primo trimestre dell’anno secondo gli indicatori elaborati da Henderson Global Investors che prevede per l’intero 2016 un progresso del 3,9% a 1.180 miliardi. A influenzare il dato, precisano però gli analisti, è stata anche la stabilizzazione dei mercati valutari, che ha contribuito a limitare l’impatto sull’indice al momento della conversione dell’importo delle cedole dalle divise di provenienza al dollaro.
La crescita dei dividendi su base sottostante – cioè rettificata per le oscillazioni dei tassi di cambio, gli effetti temporali, i dividendi straordinari e le variazioni dell’indice – è prevista comunque del 3,3% nel 2016, con particolare spinta dal Giappone, Nord America ed Europa al quale si contrappone invece un rallentamento della dinamica in atto nei Paesi emergenti, nell’area asiatica (Giappone escluso) e nel Regno Unito.
Il Vecchio Continente, in particolare, sembra godere di una nuova ondata di vitalità: «Negli ultimi sei anni – ha sottolineato Alex Crooke, responsabile Global Equity Income di Henderson Global Investors – la crescita dei dividendi in Europa è rimasta indietro rispetto alle altre regioni a causa degli effetti prolungati della crisi finanziaria e del protrarsi della successiva crisi dell’euro che ha messo in difficoltà il mondo delle imprese, ma lo scenario ha iniziato a migliorare nel 2015 e siamo ottimisti in merito agli sviluppi nel 2016».
Scendendo nel dettaglio, in Germania tutti i titoli quotati hanno incrementato i dividendi, compresa Siemens che ha aumentato la distribuzione di cedole in euro del 6,1%, e questo ha permesso all’indice generale di avanzare (al netto dell’effetto cambio) del 3 per cento. In Francia il dato è stato sbilanciato dal dividendo straordinario elargito da Vivendi, senza il quale la crescita del 51,3% sarebbe stata comunque di rilevante (5,3%), mentre la Spagna rappresenta l’unica flessione di rilievo in termini sottostanti (-5,6%) per il brusco taglio operato da Banco Santander che rappresenta il principale contributore del Paese iberico.
Anche la Gran Bretagna ha sofferto una battuta d’arresto, non soltanto per l’indebolimento della sterlina, ma anche perché le multinazionali del comparto minerario quotate a Londra sono state costrette a tagliare le cedole per gli effetti della riduzione dei prezzi delle materie prime.
Più in generale, sempre a livello globale, rileva Henderson, sono stati i settori finanziari e sanitario ad aver distribuito i dividendi più alti, mentre il comparto tecnologico è quello che ha registrato la crescita più rapida.

Maximilian Cellino
Andrea Franceschi

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