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Monitoraggio permanente sulla continuità aziendale

Verificare l’esistenza della continuità aziendale è fondamentale, sia per la redazione del bilancio, sia per la gestione dell’impresa. La responsabilità di questa verifica spetta agli amministratori. Ma è una procedura di valutazione essenziale anche per il revisore, che deve esprimere un giudizio sul bilancio, e per il collegio sindacale, che vigila sull’osservanza della legge e dello statuto e sul rispetto dei principi di corretta amministrazione.
Il revisore deve valutare l’adeguatezza dell’utilizzo del presupposto della continuità aziendale da parte degli amministratori nella preparazione del bilancio, durante l’intero processo di revisione:?quindi sia nella fase di pianificazione, sia nelle fasi successive delle procedure di revisione.
La definizione di continuità
La continuità aziendale è il pre-requisito fondamentale da verificare per comprendere e decidere l’impostazione – e, in definitiva, la funzione- del bilancio. I principi generali e di redazione del prospetto e gli ordinari criteri di valutazione e iscrizione delle poste contabili poggiano infatti sulla sussistenza di una prospettiva di continuazione dell’attività. In base all’articolo 2423-bis del Codice civile, nella redazione del bilancio «la valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione dell’attività».
L’assenza di questa prospettiva radica la necessità di un diverso disegno del bilancio d’esercizio, le cui poste non potranno più essere idealmente ancorate al criterio base del costo storico ma dovranno essere traguardate a criteri di liquidazione. Per fare un esempio pratico, estremizzando: per una fabbrica di mobili in legno una sedia il cui stato di lavorazione è arrivato sino al montaggio dello schienale e di due gambe su quattro, vale più del 50% del costo dell’articolo finito. In caso di assenza di continuità aziendale, invece, svanito l’ordinario orizzonte produttivo/gestionale, il valore di quel semilavorato è destinato a ridursi ben al di sotto di questa percentuale.
Il principio contabile nazionale Oic 5 sui bilanci in liquidazione ha definito l’azienda in continuità (dotata di going concern) come «complesso funzionante e destinato a continuare a funzionare almeno per i dodici mesi successivi alla data di riferimento del bilancio». Anche il principio contabile internazionale Ias 1 prevede che la direzione valuti la capacità dell’impresa di operare come entità in funzionamento per almeno dodici mesi dalla data di approvazione del bilancio.
Per il revisore, il presupposto della continuità aziendale rientra nel più ampio contesto delle procedure di risk assessment per la valutazione dei rischi di errori significativi attraverso la comprensione generale dell’impresa e del contesto in cui opera. Ad esempio, il principio di revisione 315 indica proprio tra i rischi di errori significativi i problemi di continuità aziendale e di liquidità connessi alla perdita di clienti significativi.
Il principio di revisione 570 (continuità aziendale) e il principio contabile nazionale Oic 5 (bilanci di liquidazione) elencano alcuni indicatori convenzionali utili agli organi di controllo per verificare se sussiste il presupposto di continuità aziendale.
Le spie da valutare
L’elenco qui riportato non è esaustivo, né l’identificazione di uno o più di questi elementi nell’impresa deve condurre ad automatiche conclusioni sull’esistenza di dubbi sulla continuità aziendale. Si pensi:
al caso in cui la perdita di un importante fornitore possa essere colmata da una fonte sostitutiva di approvvigionamento;
alla circostanza che l’impresa possa compensare l’incapacità di saldare debiti ricorrenti con flussi di liquidità alternativi derivanti dalla cessioni di assets disponibili ed estranei al processo produttivo, aumenti di capitale e ridefinizione dei termini di rimborso dei prestiti (incastonati in un piano di riassetto);
alla circostanza che bilanci con cash flow negativo o in perdita operativa (sempre importante è la verifica di indicatori come il Mol o l’Ebitda) possano essere controbilanciati dall’impostazione di piani industriali che facciano razionalmente prevedere un prossimo risanamento della gestione, con ritorno all’equilibrio economico e finanziario, con la previsione di flussi di cassa sufficienti a consentire la continuazione dell’attività.
In un contesto di difficoltà come quello attuale, l’analisi degli aspetti finanziari diventa spesso più rilevante della presenza di un risultato negativo o positivo: basti pensare al caso di un’azienda in utile ma in tensione finanziaria causata da contemporanea difficoltà nell’incasso di crediti commerciali comunque esigibili e nell’accesso al credito bancario.
La crisi economica e del credito porta a contrazioni della liquidità, suscettibili di incidere anche sulla capacità di un’impresa sana a fronteggiare con puntualità i propri debiti, a rispettare i termini contrattuali dei finanziamenti e delle eventuali obbligazioni emesse. Questo spiega la sempre maggiore attenzione che i principi contabili dedicano alla redazione del rendiconto finanziario, raccomandata a tutte le tipologie di società, anche se non richiesta dal Codice civile.

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