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Money transfer sorvegliatissimi

I money transfer ai raggi X della Guardia di finanza. La sorveglianza e l’analisi dei trasferimenti in denaro al disotto dei mille euro, presso il circuito money transfer, è stato, e sarà, oggetto di particolare attenzione da parte dei militari del corpo guidato da Giorgio Toschi.

Le procedure di analisi intensificate nei mesi estivi (i cui risultati saranno resi noti oggi) fanno parte del livello di attenzione alto per il contrasto al terrorismo.

Per gli uomini delle Fiamme gialle, i controlli hanno messo al centro le possibili pratiche elusive delle regole che sovraintendono i servizi di rimesse all’estero come, appunto, il divieto di artificioso frazionamento dei trasferimenti al di sotto della soglia di legge, che è definito smurfing. Un’altra analisi capillare ha riguardato la fittizia intestazione delle transazioni a prestanome.

L’attività di intelligence messa in atto, e di cui si dà conto in una circolare inviata ai reparti, che ItaliaOggi è in grado di anticipare, ha avuto come obiettivo quello di incrementare il patrimonio conoscitivo dei reparti proprio sul territorio.

Non fa mistero, la circolare, degli indici di rischio, e i reparti sono invitati a «consolidare un elevato livello di attenzione nei confronti dei soggetti fruitori dei servizi forniti dai money transfer operanti sul territorio nazionale, alla luce dei perduranti profili di rischio da più fonti segnalati circa il possibile utilizzo di tale circuito per finalità di riciclaggio di proventi illeciti e di finanziamento del terrorismo».

Una particolare attenzione, che continuerà anche per il 2017, e che dunque vedrà i fari delle Fiamme gialle puntati su queste particolari attività. Ma l’attenzione sui money transfer è oggetto anche di altri organismi in campo per il contrasto al riciclaggio e al finanziamento al terrorismo. Proprio ieri, in commissione finanze della camera, sono ripresi i lavori di audizione, voluti dal presidente Maurizio Bernardo, delle autorità coinvolte nella vigilanza per le norme antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo. Ieri è stato il turno della direzione investigativa antimafia (Dia). Nel documento depositato si legge, con riferimento ai money transfer che «sono questi sistemi che pongono una serie di criticità in materia di tracciabilità della provenienza e della destinazione dei flussi finanziari movimentati, finendo con l’eludere i presidi antiriciclaggio in tema di adeguata verifica e conoscenza effettiva della clientela».

Stessa situazione, per la Dia, si evidenzia per quanto riguarda il diverso regime di tassazione fiscale. «In alcuni stati “avanzati”», spiegano dalla Dia, «lo status di resident not domicilied (residente non domiciliato) consente, ai residenti, di operare, attraverso una società domiciliata in paesi off-shore, la movimentazione di ingenti capitali senza lasciare alcuna traccia delle transazioni eseguite».

Per il direttore della Direzione investigativa antimafia, generale Nunzio Antonio Ferla, rimanendo alla disamina dell’antiriciclaggio, «nel reimpiego di capitali le organizzazioni criminali fruiscono di facilitatori o front-man, ossia di figure altamente professionali che, sebbene «esterne» all’organizzazione, prestano la loro opera per schermare e moltiplicare gli interessi economico-finanziari dei gruppi criminali. Tali «facilitatori» assumono spesso le vesti di professionisti del riciclaggio, in grado di gestire transazioni internazionali da località off-shore che garantiscono la riservatezza e una vasta gamma di servizi finanziari, inclusi quelli fiscali».

Per il presidente Bernardo l’audizione di ieri ha dimostrato che «la grande sinergia tra comparti dello stato, attraverso attività di coordinamento e centralizzazione delle informazioni e sottoscrizione di protocolli di intesa come quello Dia-Dna, rappresenta il vero punto di forza per combattere in modo incisivo il fenomeno del riciclaggio».

Cristina Bartelli

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