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Moneta fiscale, la banca dà il la

Dallo sconto in fattura alla cessione del credito: la moneta fiscale è pronta a entrare in circolazione; occorrerà, però, che gli istituti di credito diano la scintilla iniziale, anticipando materialmente le risorse necessarie per attivare il percorso virtuoso che privati e imprese dovranno compiere. Dal 15 ottobre scorso è operativo il modello di comunicazione che occorrerà trasmettere all’Agenzia delle entrate per esercitare la scelta del credito o dello sconto in fattura in luogo dell’ordinaria detrazione d’imposta.

Tutto il meccanismo predisposto, però, si fonda su un presupposto importante: la ditta appaltatrice che sarà chiamata dai committenti privati (persone fisiche o amministratori di condominio) ad eseguire i lavori in grado di far maturare il bonus potrà offrire lo sconto in fattura, fino al completo azzeramento del costo per il beneficiario finale, solo se sarà in grado di portare a termine la commessa con risorse proprie per l’acquisto dei materiali necessari e dei dipendenti impegnati o se, come più plausibilmente, sarà in grado di vedersi anticipare le somme necessarie da un istituto di credito a cui poi, a lavori eseguiti, poter cedere il credito d’imposta a chiusura delle anticipazioni effettuate.

Il circuito virtuoso, dunque, funziona se gli istituti sono disponibili a fornire finanziamenti e anticipi su commesse da eseguire, con contestuale cessione del credito di imposta futuro a garanzia della chiusura delle posizioni accese.

Il meccanismo non è così semplice come potrebbe apparire a prima vista perché potrebbe accadere che, per un motivo o per l’altro, il credito di imposta non maturi al termine dei lavori. Circostanza questa che manderebbe in tilt tutto il sistema: il privato si vede costretto a pagare i lavori per i quali contava di fruire del bonus mediante lo sconto in fattura; l’appaltatore ha eseguito i lavori e non riceve alcun credito di imposta in pagamento però deve restituire gli anticipi alla banca e potrebbe non essere i grado di farlo.

Ecco perché è necessario tutelarsi da parte della banca ma anche da parte dell’appaltatore per evitare di andare incontro a spiacevoli sorprese.

In una situazione ordinaria, ossia in assenza di superbonus, la banca potrebbe anticipare parte delle somme che l’appaltatore incasserà dal cantiere, in una percentuale difficilmente superiore al 50% del ricavato prospettato.

Supponiamo che i lavori diano diritto al 110% e l’appaltatore, per invogliare il committente privato (o il condominio), proponga lo sconto in fattura, anch’esso difficilmente in misura tale da azzerare completamente il costo dell’intervento; in tale ipotesi, accanto alla anticipazione sul contratto, l’appaltatore potrebbe stipulare con l’istituto di credito una cessione di credito futuro e condizionato, a ulteriore garanzia delle anticipazioni ricevute. Quando il credito d’imposta si materializzerà perché i lavori saranno terminati e l’appaltatore riceverà il credito dal privato destinatario degli interventi, quest’ultimo potrà rendere efficace la cessione condizionata a favore della banca al fine di chiudere l’anticipazione ricevuta.

Per rendere più funzionale l’intera operazione, specie nel caso di lavori che richiedano un orizzonte temporale di esecuzione non immediato, è fondamentale la possibilità di cedere il credito anche a stato avanzamento lavori e non solo al termine della commessa.

In tal modo, infatti, sarà possibile «spacchettare» l’operazione in due tranche, accorciandone il ciclo finanziario e rendendola più fattibile.

Ricordiamo che in sede di conversione in legge del decreto Rilancio è stata introdotta la possibilità di esercitare l’opzione dello sconto in fattura e per la cessione di credito anche in relazione a ciascuno stato di avanzamento dei lavori; in particolare, nell’ambito del superbonus gli stati di avanzamento non possono essere più di 2 per ciascun intervento complessivo e il primo sal deve riferirsi ad almeno il 30% dell’intervento medesimo.

Nel prospetto in pagina abbiamo ipotizzato una commessa complessiva di euro 100 mila. In particolare si tratta di un condominio che delibera di eseguire lavori di isolamento delle pareti (cappotto termico), la sostituzione di un impianto di riscaldamento centralizzato e la collegata installazione di pannelli fotovoltaici per alimentare tale impianto. Il tutto, appunto, per una spesa di euro 100 mila. Una volta verificati i limiti di detraibilità e le specifiche tecniche degli interventi e aver appurato che rientriamo a pieno titolo nel superbonus, l’appaltatore offre al condominio un contratto che preveda lo sconto in fattura dell’intero importo in cambio del corrispondente credito di imposta.

I lavori prevedono un primo stato di avanzamento al 40% dell’intera opera e un secondo e ultimo stralcio per il residuo 60%.

Sottoscritto il contratto con il committente, l’appaltatore si reca dalla propria banca di fiducia e chiede ve venga anticipato l’importo relativo alla metà del corrispettivo pattuito per i lavori. Viene offerto, a garanzia del puntuale pagamento dell’anticipazione richiesta, la cessione, condizionata, del credito di imposta che il committente girerebbe all’appaltatore in cambio dello sconto in fattura.

La banca accetta ed eroga una anticipazione di 50 mila euro con le quali l’appaltatore avvia il cantiere. Alla maturazione del primo sal, l’appaltatore presenta la fattura al condominio che cede il credito d’imposta maturato. A sua volta l’appaltatore va in banca e attiva parte del contratto di cessione a suo tempo avviato, ora efficace per il maturare della condizione. Restituisce così 40 mila euro.

Al termine dei lavori stessa trafila per i restanti 60 mila di commessa che generano un corrispondente credito d’imposta che il condominio gira al committente in pagamento della fattura da questi emessa e che l’appaltatore gira, per 10 mila euro alla banca a chiusura definitiva dell’anticipazione. Il resto del credito non anticipato può comunque essere girato alla banca per ottenere ulteriore liquidità con cui sostenere i residui costi del cantiere è monetizzare il margine della commessa.

Evidentemente, mentre l’anticipazione del contratto di appalto è una operazione standard per gli istituti di credito, l’aggancio alla stessa del credito di imposta è circostanza del tutto nuova nel panorama dei servizi creditizi.

Il contratto di cessione che si andrà a stipulare non potrà avere una efficacia immediata giacché attiene ad un credito non solo futuro, ma anche incerto nell’an e nel quantum. Dovrà necessariamente essere un contratto subordinato all’avveramento di alcune condizioni legate, appunto, all’intervento che si pone in essere. Queste condizioni non sono solo legate all’effettiva esecuzione dei lavori ma anche al fatto che questi lavori, una volta completati, siano idonei a far scattare il superbonus. Il miglioramento di due classi energetiche, la congruità dei prezzi e gli altri requisiti tecnici richiesti per la spettanza del bonus condizionano fortemente il contratto di cessione e, in generale, la buona riuscita finanziaria dell’intera operazione.

Occorrerà quindi che vengano effettuate delle valutazioni preventive da parte degli istituti di credito di ciascun progetto al fine di verificare, prima della stipula del contratto di cessione, se, almeno in teoria, gli interventi proposti siano agevolabili e quindi finanziabili.

È evidente, peraltro, che la valutazione dell’istituto di credito non sarà solo di natura tecnica in relazione alla spettanza del bonus una volta completati i lavori ma riguarderà anche il merito creditizio dell’impresa da affidare e la valutazione della commessa in relazione alla capacità produttiva dell’appaltatore e all’impatto finanziario che tale commessa riverbera sui conti dell’impresa.

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