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Moneta elettronica, prescrizione decennale per i rimborsi

di Francesco Cerisano 

Prescrizione decennale per i rimborsi di moneta elettronica. Il diritto ad avere indietro dalle banche e dagli altri istituti di moneta «virtuale» le somme depositate per far fronte ai piccoli pagamenti di tutti i giorni si prescriverà dopo dieci anni dalla scadenza del rapporto e non più dopo un anno come avviene oggi. Ma gli emittenti potranno derogare al principio della gratuità del rimborso applicando una commissione adeguata ai costi effettivamente sostenuti. Inoltre, ai sensi della normativa antiriciclaggio (dlgs n.231/2007) scatterà l'obbligo di adeguata verifica della clientela ogniqualvolta sul dispositivo di moneta elettronica venga memorizzato un importo superiore a 250 euro (prima 150 euro). Sono alcune delle novità contenute nello schema di decreto legislativo in materia di avvio, esercizio e vigilanza sugli istituti di moneta elettronica che andrà domani sul tavolo del consiglio dei ministri. Il provvedimento recepisce nell'ordinamento italiano la direttiva comunitaria 2009/110/Ce che amplia la definizione di moneta elettronica includendo non solo tutti i prodotti disponibili oggi sul mercato creditizio ma anche quelli che verranno sviluppati in futuro. Al contempo vengono esclusi dall'ambito di applicazione del decreto gli strumenti e le operazioni che non possono essere considerati moneta elettronica. Tale deve intendersi, infatti, come precisato nei «considerando» della direttiva, quella destinata «a effettuare pagamenti generalmente di piccolo importo in sostituzione di monete o banconote e non può essere utilizzata come deposito con finalità di risparmio».

Il dlgs composto da cinque articoli in tutto introduce una serie di modifiche «chirurgiche» al Testo unico bancario (dlgs n.385/1993) in modo da adeguarlo alle nuove prescrizioni della direttiva. A cominciare dalla definizione di moneta elettronica che costituisce il «valore monetario memorizzato elettronicamente rappresentato da un credito nei confronti dell'emittente che sia emesso per effettuare operazioni di pagamento». Una definizione che porta con sé un corollario necessario: l'impossibilità per le banche di corrispondere interessi sulle somme depositate.

Il decreto introduce nel Tub un Titolo nuovo di zecca (V-bis) dedicato alla moneta elettronica. All'interno spicca il nuovo art.114-ter che sancisce il diritto del detentore di moneta elettronica a ottenere, su richiesta, il rimborso delle somme al valore nominale. Ma la vera novità è costituita dalla modifica dei termini di prescrizione. La prassi sinora adottata da numerosi emittenti è infatti stata quella di prevedere, mediante clausole ad hoc, l'estinzione del diritto al rimborso del valore monetario residuo trascorsi 12 mesi dalla scadenza del rapporto, con conseguente diritto a trattenere le somme.

Per tutelare maggiormente i consumatori, lo schema di dlgs introduce nel Testo unico bancario una norma che precisa che l'estinzione del diritto al rimborso è assoggettata al termine di prescrizione di dieci anni (articolo 2946 cod. civ.)

Altra disposizione degna di nota è quella (art.114-quinquies, comma 4) che consente agli istituti di moneta elettronica la possibilità di esercitare anche altre attività imprenditoriali a condizione che dispongano di un patrimonio dedicato da affidare a soggetti in possesso dei requisiti previsti dall'art. 26 del Tub.

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