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Mondadori, utile per 6,4 mln

Mondadori chiude il 2015 in utile per 6,4 milioni di euro dai 0,6 milioni di fine 2014. Triplica invece a quota 15,1 milioni dai precedenti 5,3 milioni l’utile delle attività in continuità, senza quindi considerare il risultato negativo per 8,7 milioni delle attività dismesse come quelle radiofoniche.

Aumenta del 14% l’ebitda, sulla soglia degli 81,6 milioni grazie anche alle plusvalenze delle cessioni di un immobile a Roma e del 50% della jv-Harlequin Mondadori. Al netto di questi elementi, comunque, l’ebitda sale del 7,5% sui 73 milioni con un’incidenza sui ricavi al 6,5%. E proprio sul margine operativo lordo si è soffermato ieri l’a.d. di Mondadori Ernesto Mauri, presentando i risultati 2015 approvati il giorno prima dal cda presieduto da Marina Berlusconi: lo scorso esercizio è stato «l’anno della svolta per le operazioni di sviluppo e concentrazione su libri e periodici. Sono state poste le basi strutturali per affrontare le sfide legate alla nuova fase di crescita dell’azienda. Abbiamo centrato le stime 2014 su ebitda e posizione finanziaria netta», scesa intorno ai -200 milioni rispetto ai precedenti -291,8 milioni. Sull’ebitda hanno influito la minore incidenza del costo del venduto, la riduzione dei costi fissi di struttura e del costo del personale (-3,4% con un organico di 3.076 dipendenti a -1,5%). L’ebit ne beneficia salendo del 13%, per 54,5 milioni. «Trimestre dopo trimestre, dopo 18 mesi, Mondadori genera cassa», ha aggiunto Mauri visto che il flusso di cassa dall’attività ordinaria (dopo gli esborsi per oneri finanziari e imposte) migliora a 45,4 milioni (il flusso di cassa operativo è di 70 milioni).

Andando nel dettaglio proprio delle attività ordinarie, il fatturato complessivo di Segrate è stato di oltre 1,1 miliardi, giù del 4% mentre i ricavi della sola area libri sono pari a 320,8 milioni a -5,7% tra i titoli dell’area trade (librerie, piattaforme web e supermercati) in contrazione del 12,1% con un business di 160,4 milioni e quelli del segmento educational su del 2,8%. L’ebitda di tutta l’area libri è di 45,9 milioni su dell’1,8%, comprensivi sia della plusvalenza della cessione del 50% nella jv Harlequin-Mondadori per 7,6 milioni sia degli oneri di ristrutturazione saliti sui 4,3 milioni dai precedenti 0,9 milioni. Al netto degli elementi non ricorrenti, l’ebitda cala del 7,2% a quota 42,7 milioni.

Spostandosi sui periodici italiani, i ricavi sono scesi del 2,1% pari a 296,3 milioni con il fatturato da vendite a -1,7% (-7,5% a perimetro omogeneo) e la raccolta a giù dell’1,8% (-3,7% a perimetro omogeneo sulle testate Mondadori). I prodotti collaterali smuovono un giro d’affari in calo dell’8,8% (-10,6% a perimetro omogeneo). L’ebitda torna in terreno positivo a +2,6 milioni da -1 milioni ma, non considerando le componenti straordinarie, passa a 5,8 milioni da -0,7 milioni grazie a «politiche di selezione delle iniziative editoriali e per effetto delle azioni di revisione della struttura», hanno fatto sapere da Mondadori.

Simile l’andamento dei periodici in Francia con un fatturato totale a -1,9% pari a 334,6 milioni (nel 2014 il calo era stato del 3,7%), tra ricavi diffusionali a -1,8% e quelli pubblicitari a -3,3%. Sul fronte dell’ebitda, però, il portafoglio testate registra un dato pari a 32,4 milioni (-7,5%) e al netto degli elementi non ricorrenti pari a 36 milioni, sostanzialmente stabile.

L’area retail dei negozi Mondadori contraggono il business del 7,2% con 196 milioni, data la cessione del flagship store di corso Vittorio Emanuele, in centro a Milano. Per la rete vendita il 77% dei ricavi è arrivato dai libri. L’ebitda complessivo dell’area è di 1,8 milioni dai precedenti 8,9 milioni (comprensivi di 9,3 milioni per la vendita del negozio in centro a Milano). Al netto, il dato è di 2,2 milioni in miglioramento dagli 0,2 milioni del 2014.

Ieri il titolo Mondadori ha chiuso in Borsa a +2,88% a 0,93 euro.

Marco A. Capisani

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