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Mondadori critica l’Antitrust

«È un giorno bello e importante» per Mondadori visto il via libera dell’Antitrust sull’acquisizione di Rcs Libri, anche se sono «sacrifici pesanti» quelli di dover cedere Bompiani e Marsilio, «sacrifici imposti da una applicazione decisamente discutibile e tutt’altro che lungimirante di normative nazionali ed europee a loro volta schematiche e superate, che non tengono conto delle specificità e delle ridotte dimensioni del nostro mercato»: così il presidente di Mondadori Marina Berlusconi ha commentato ieri l’ok arrivato il giorno prima dal garante della concorrenza e del mercato Giovanni Pitruzzella, togliendosi anche qualche sassolino non solo per la «grande amarezza» creata dall’obbligo di vendere i due marchi librari ma anche e soprattutto perché adesso «resto in attesa di vedere quali saranno le deliberazioni dell’Authority rispetto a un’altra operazione relativa ad alcuni grandi quotidiani, quella sì con impatti tutt’altro che trascurabili, e non solo per quanto riguarda la libera concorrenza».

E il riferimento corre subito alla fusione annunciata dal gruppo L’Espresso di Repubblica e i quotidiani locali Finegil (famiglia De Benedetti) con Itedi, editrice di Stampa e Secolo XIX (famiglia Agnelli-Elkann). Con la nascita del super-polo editoriale di quotidiani da 750 milioni di euro di ricavi nel 2015 e una diffusione media complessiva di 800 mila copie, infatti, il rischio è sforare il tetto fissato dalla legge per cui nessun gruppo può superare il 20% delle tirature nazionali (vedere ItaliaOggi del 4/3/2016).

Sul tema Mondazzoli, al commento di Marina Berlusconi è seguito quello dell’a.d. di Segrate Ernesto Mauri, che ha ricordato come «sin dall’inizio dell’istruttoria siamo stati in disaccordo con l’Antitrust rispetto al criterio utilizzato delle quote di mercato in un contesto di così piccole dimensioni come quello italiano», ha sottolineato il manager. «Continuiamo a essere convinti che questa operazione porti benefici a tutti e che, anche nella sua interezza, non ci sarebbe stato alcun pregiudizio in base agli impegni presi da Mondadori per nessun operatore della filiera del libro, dai distributori ai librai, dagli autori agli agenti letterari». I timori scaturiti dall’operazione riguardavano infatti sia la quota complessiva di mercato (pari al 34%) coperta dal nuovo polo sia le ripercussioni per l’intera filiera, dal potere contrattuale raggiunto dalla nuova Mondazzoli verso gli autori dei libri fino a quello nei confronti delle librerie indipendenti, per esempio, che già stentano a rimanere aperte.

Finita questa «fase di incertezza» e avviandosi al closing dell’acquisizione da 127,5 milioni di euro, Mauri guarda ora al futuro di Mondadori che ha tra i suoi core business anche i punti vendita e i periodici (tra cui Panorama, Chi e Grazia) e ha come binario di sviluppo l’«ambito digitale». Non a caso il gruppo di Segrate è in trattativa esclusiva con Banzai di Paolo Ainio per rilevarne i siti verticali, oltre ad avere in programma novità web per magazine come Donna Moderna e Flair.

Nonostante i paletti fissati dall’Antitrust, comunque, l’acquisizione resta «un’operazione positiva non solo per Mondadori», secondo il suo presidente, considerandone «il valore strategico» sul fronte dei libri scolastici e trade (quelli venduti nei classici canali di vendita, dalle librerie fisiche e online fino ai supermercati). E positivi sono stati anche i primi commenti degli analisti che hanno evidenziato, tra l’altro, l’importanza delle sinergie annunciate da Segrate per 10 milioni di euro e il fatto che la vendita di Bompiani e Marsilio non dovrebbe avvenire a sconto.

Semmai, ha concluso Mauri, «il vero problema del nostro paese è la scarsa propensione alla lettura e l’impatto che ciò determina su tutto il sistema». Ieri il titolo Mondadori ha chiuso in Borsa a +2,84% a 0,9785 euro.

Marco A. Capisani

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