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Moncler, domanda da 20 miliardi per l’Ipo

I piumini Moncler riscaldano il dicembre più freddo che Piazza Affari ricordi. La seconda matricola dell’anno fa en plein tra gli investitori. Sulla scia di una domanda 31 volte l’offerta (per 20 miliardi di euro), la griffe dei giubbotti invernali debutterà in Borsa al prezzo massimo di 10,2 euro per azione. Dopo aver beffato la stessa Borsa due anni e mezzo fa, quando l’allora imminente quotazione fu ritirata all’ultimo momento, preferendo all’Ipo la vendita a un altro fondo, oggi Moncler rianima il listino di Milano. Due sole quotazioni nel 2013 (l’anno della riscossa per Milano che è rimbalzata del 10% da inizio anno), ed entrambe nel lusso. Il che candida, per la soddisfazione di Borsa Italiana, Piazza Affari a essere la Luxury Stock Exchange dell’Europa.
Moncler – azienda francese diventata italiana con la defunta Fin.Part di Gianluigi Facchini e divenuta celebre cristallizzando il mito dei Paninari, emblema dello yuppismo italiano anni ’80 – è stata rilanciata dal designer Remo Ruffini e dal socio finanziario Carlyle (il fondo americano in Italia guidato da Marco De Benedetti). Per poi tornare francese (Carlyle annullò l’Ipo per vendere la maggioranza a Eurazeo, pur mantenendo una quota).
Stappano lo champagne gli azionisti venditori che incassano (la quotazione è tutta in vendita, nemmeno un euro entra nelle casse della società) e il nugolo di advisor (capofila e regista dell’operazione Mediobanca, col team di Stefano Rangone, affiancata da Goldman Sachs e Merrill Lynch come banche collocatrici, Claudio Costamagna e Lazard in qualità di advisor). Bisognerà vedere se anche i piccoli azionisti potranno fare altrettanto. Andare sul mercato al massimo della forchetta espone la griffe, secondo alcuni analisti, al rischio di avere poco spazio di apprezzamento del titolo (upside). Il mercato ha ancora fresco il ricordo di Moleskine, impropriamente paragonata in fase di Ipo a un titolo del lusso: quotata a inizio anno a metà della forchetta, ha poi fatto flop (-32% dal debutto). C’è da dire, però, che Moleskine aveva avuto un’oversubscription di sole 3,7 volte, mentre la forte domanda per Moncler lascia ben sperare in acquisti anche dopo il debutto.
Ma è anche vero che se Salvatore Ferragamo e Brunello Cucinelli (le uniche altre due Ipo che si siano viste a Piazza Affari negli ultimi anni) sono state dei clamorosi successi (per gli investitori) è stato anche grazie a un prezzo di debutto contenuto che ha lasciato margini di rialzo successivi (l’upside appunto).
Una bella azienda, ma che, secondo alcuni operatori, potrebbe essere già in partenza cara. Questo è forse il vero ostacolo che Moncler dovrà superare, perché con un marchio così forte, di sicuro appeal, e con il lavoro fatto da Ruffini, c’erano tutti gli ingredienti per attirare frotte di compratori. Una domanda che arriva a 30 volte l’offerta, mentre una Savino del Bene e una Mossi&Ghisolfi, di tutt’altro settore, hanno alzato bandiera bianca, dimostra due cose: che sul mercato c’è una liquidità abnorme. Ma anche che quell’immensa liquidità sembra disposta a comprare solo il lusso e niente altro (si veda altro articolo in pagina).
Moncler va in Borsa con una capitalizzazione (2,55 miliardi) che è il doppio di quanto l’abbia comprata Eurazeo da Carlyle (1,2 miliardi, a 12 volte il Mol) e addirittura 3 volte la valutazione implicita della tentata Ipo del 2011 (che era di 800-900 milioni). Al prezzo massimo, il gruppo vale 14,9 volte il margine operativo lordo: addirittura più alto della media del lusso (che già di per sè viaggia a livelli molto alti). Un colosso come Prada, che fattura oltre 3 miliardi (circa 6 volte i ricavi di Moncler attesi a fine anno, 570 milioni), ha un multiplo più basso (13,5 volte). Il debutto a Piazza Affari è previsto lunedì 16. Lato collocamento, il successo dell’Ipo è stato pieno. Appuntamento a breve per capire se sarà così anche lato mercato.

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