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“Molte ispezioni alla PopVicenza Attacchi politici nel caso Spoleto”

MILANO .
Non era mai successo che Bankitalia reagisse così apertamente alle critiche sul suo operato. Stavolta ha scelto di passare al contrattacco, dopo le accuse alla sua azione di vigilanza, sulla Spoleto (che ha portato il governantore Ignazio Visco ad essere iscritto nel registro degli indagati) e sulla Popolare di Vicenza, alla vigilia di un aumento di capitale “riparatore” da 1,5 miliardi.
Così il direttore generale Salvatore Rossi in una lettera ai dipendenti ha parlato di «un clima di accesa polemica politica che occasionalmente trova come bersaglio il mondo bancario e la Banca d’Italia» e difende l’operato «corretto e tempestivo» dell’istituto nella vicenda Popolare di Spoleto. Lo stesso Visco oggi potrebbe cogliere l’occasione della Giornata mondiale del risparmio per entrare nel merito del suo operato.
Sulla Vicenza invece l’istituto di via Nazionale è intervenuto con una nota di chiarimento che ripercorre le tappe della vigilanza sulla banca guidata da Gianni Zonin. Bankitalia ricorda come si siano succedute varie ispezioni (7 in 10 anni) e che «diversi problemi sono stati risolti, senza che la vigilanza potesse darne pubblica evidenza». A partire da quella del 2001, che «rilevò, tra l’altro, l’assenza di criteri obiettivi per la determinazione del prezzo» delle azioni. Il rapporto, ricorda ancora Via Nazionale, «fu trasmesso alla magistratura». E sebbene Bankitalia non avesse poteri diretti sulla determinazione del prezzo, continuò a svolgere più ispezioni, nel 2007-2008 e poi ancora nel 2009, rilevando come le valutazioni non fossero rigorose «e fossero prive del parere di esperti indipendenti».
Dal 2014, grazie ad un cambiamento di legislazione, la Banca d’Italia ha poi potuto entrare nel merito delle modalità con cui la banca riacquistava le azioni proprie dai suoi soci: quell’anno emerse che la banca «acquistava azioni proprie senza aver prima richiesto l’autorizzazione alla vigilanza ». La mossa successiva è stata l’ispezione in loco del 2015: ispezione «condotta da personale della Banca d’Italia sotto l’egida del Meccanismo di vigilanza unico». E’ il punto dove i nervi sono probabilmente più scoperti: l’accusa sospesa nell’aria di essere stati meno incisivi della Bce. Banktalia sottolinea come siano stati i suoi uomini a svolgere l’ispezione che «ha fatto emergere come la banca non avesse dedotto per un ammontare cospicuo dal patrimonio di vigilanza il capitale raccolto a fronte di finanziamenti erogati dalla stessa banca ai sottoscrittore delle sue azioni ». Con la conseguenza più grave: quelle azioni «non possono essere conteggiate nel patrimonio di vigilanza». La Vicenza (la cui «alta dirigenza è stata rinnovata ») nella semestrale ne ha preso atto. E ha annunciato perdite monstre.
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