Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

MolMed non vuole il golden power: «L’offerta Agc è conveniente per tutti»

Un’operazione «pianificata, che viene da lontano», che non ha «nulla di ostile o speculativo», e che «è conveniente per tutti», a partire dagli azionisti e dai dipendenti. L’amministratore delegato di MolMed, Riccardo Palmisano, prova a chiarire gli aspetti più controversi dell’opa della giapponese Agc sul gioiello biotech italiano. Palmisano parte dai fondamentali industriali dell’operazione per sgombrare il campo dalle polemiche, rifiutando in primis di considerare alla stregua di una «spada di Damocle», pendente sull’operazione, la norma sulla golden power varata dal Governo in piena emergenza Covid a tutela degli interessi strategici nazionali.

La preoccupa un’eventuale ingeerenza del Governo, ora che l’operazione è stata lanciata?

Con una battuta potrei dire che è singolare che un’azienda come MolMed, dopo essere stata scarsamente considerata per 24 anni, diventi di colpo strategica. Sono tranquillo. La norma parla di offerte speculative e ostili, e non è il nostro caso. Inoltre non siamo parte di una filiera italiana, perchè il 95% del nostro fatturato è legato all’estero. Mi conforta infine il fatto che la valutazione dovrebbe spettare al Mise: occupazione e garanzie di continuità non sono certamente a rischio con il progetto di Agc.

Il gruppo giapponese è una conglomerata controllata da Mitsubishi, con il core business nel vetro e una divisione attiva nel settore delle scienze della vita, ma lontana dal mercato di MolMed. Qual è la natura di questo progetto?

Agc biologics è una realtà dotata di autonomia di business all’interno del gruppo e fattura oggi circa 350 milioni di dollari, con un quartier generale a Seattle, due fabbriche in Europa e una in Giappone. Il modello di business è la Cdmo, vale a dire la produzione a contratto; lo stesso che MolMed ha adottato negli ultimi 4 anni e che ha permesso di sostituire come core business lo sviluppo di prodotti proprietari con i servizi conto terzi senza subire contraccolpi. I giapponesi hanno dichiarato di volere raggiungere la soglia dei 550 milioni di dollari di fatturato entro il 2025 e non possono farlo solo con la crescita organica; MolMed invece ha potenzialità per triplicare l’attività. Occupiamo un’area di business limitrofa e per questo perfettamente integrabile senza sovrapposizioni: genereremo sinergie di scala sfruttando le nostre competenze in sviluppo e produzione.

L’acquisto in piena fase Covid ha generato illazioni: siete stati costretti dal virus ad ammainare la bandiera italiana?

Non scherziamo. L’interesse di Agc nasce quando Covid-19 non si era manifestato nemmeno in Cina. I primi contatti risalgono al quarto trimestre del 2019, poi c’è stata una l unga due diligence. La coincidenza tra l’annuncio e il deflagrare dell’epidemia in Italia è casuale, tanto è vero che il prezzo offerto è superiore del 38% alla media degli ultimi 4 anni. Se Agc avesse voluto speculare e promuovere un’offerta ostile e speculativa, avrebbe potuto aspettare ancora un po’ di tempo. Non vedo intenti predatori.

Perché non preferire un percorso stand-alone? Qual è lo stato di salute di MolMed?

Dopo un 2019 di svolta per l’azienda, con il primo pareggio e ricavi in crescita grazie al nuovo modello di business, nel primo trimestre siamo cresciuti di un altro 14%. Covid non ci ha rallentato: ci apettiamo uno scenario simile anche ad aprile e maggio. Potremmo avere qualche ritardo negli ordini nel secondo semestre, ma non in maniera significativa. I piani di Agc prevedono l’espansione della nostra offerta e investimenti in tecnologie che adesso non presidiamo adeguatamente, come per esempio quelle relative agli adenoassociati. È vero che potremmo proseguire con una crescita, ma in una prospettiva di medio-lungo periodo non riusciremmo a tenere il passo con i player più grandi.

L’offerta sarà un successo?

Agc vuole il controllo e punta al delisting immediato con il 91% o, in alternativa fusione e successiva uscita dal mercato con il 66,7 per cento. Il tema golden power e la scadenza dei 45 giorni di valutazione al 30 giugno, o al 29 luglio in caso di interruzioni per richieste di approfondimento, sta agitando un po’ le acque e c’è poi chi favoleggia di improbabili contro-opa. Credo che l’offerta possa arrivare facilmente oltre il 67%, perché il prezzo proposto conviene alla grande maggioranza dei nostri azionisti. Forse non vedranno il x10 che avrebbero potuto spuntare con un business a tecnologia proprietaria, ma non bisogna dimenticare che molti dei nostri competitor in questi anni hanno perso più del 90% del loro valore dopo avere fallito il loro percorso verso la clinica.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«È assolutamente necessario evitare che la crisi pandemica sia seguita da una depressione economic...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il governo teme il peggio per l’economia italiana. Lo scrive il ministro Pd dell’Economia Robert...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Quando Luigi Di Maio dice: «Sul Mes ci fidiamo delle parole di Giuseppe Conte», sta lanciando la p...

Oggi sulla stampa