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Molestie, a pagare è il locatore

Il distacco dei contatori della luce, deciso dall’assemblea per consentire lo spostamento in altro luogo dell’impianto centralizzato, non rappresenta una molestia perpetrata dal condominio nei confronti dell’inquilino che occupi uno degli immobili condominiali. Di conseguenza il conduttore sbaglia nel citare in giudizio il condominio, in persona del suo amministratore, per l’accertamento e la liquidazione dei danni patiti, dal momento che il singolo allacciamento non rientra nel novero delle parti comuni, dovendo invece rivolgere le proprie pretese contro il locatore. Lo ha chiarito la sesta sezione civile della Corte di cassazione con la recente sentenza n. 10972, depositata in cancelleria lo scorso 28 giugno.

Il caso concreto. Nel caso di specie il conduttore di un locale adibito a deposito e sede di un’impresa individuale aveva citato in giudizio il condominio all’interno del quale si trovava detto immobile per lamentare il fatto che, a seguito del trasferimento dei contatori elettrici nelle cantine, il locale da questo occupato era rimasto privo dell’allacciamento alla rete elettrica. Il tribunale aveva però respinto la domanda e la sentenza era stata confermata anche in secondo grado, sul presupposto che il condominio convenuto in giudizio fosse carente di legittimazione passiva. Di qui il ricorso in Cassazione che, tuttavia, non ha potuto fare altro che confermare lo stato dei due precedenti gradi di giudizio, confermando la sentenza pronunciata dalla Corte d’appello e condannando il ricorrente al pagamento delle spese di lite.

La decisione della Suprema corte. Sia il tribunale che la Corte d’appello avevano escluso la legittimazione passiva del condominio sul rilievo che l’intervento eseguito nel condominio, peraltro legittimamente assentito dall’assemblea, per quanto fosse effettivamente consistito nella centralizzazione dei contatori dell’elettricità nelle cantine, presupponeva che tutti i vecchi contatori rimasti nelle abitazioni e nei locali siti al piano terreno dovessero essere collegati all’impianto comune dai singoli condomini e a proprie spese, chiamando la società elettrica per la disattivazione dei macchinari vetusti. Il conduttore, in realtà, aveva denunciato il fatto che, a seguito del trasferimento dei contatori elettrici nelle cantine del condominio, il proprio locale fosse rimasto privo dell’allacciamento alla rete elettrica, in quanto i fili di collegamento erano stati staccati e non più rimessi dalla ditta alla quale erano stati appaltati i lavori. Di qui la richiesta di risarcimento avanzata nei confronti del condominio, il quale, tuttavia, si era costituito nel giudizio di primo grado eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva sia perché detto intervento era stato correttamente deliberato dall’assemblea condominiale sia perché era stato previsto espressamente che i vecchi contatori, i quali erano stati lasciati nelle abitazioni dei singoli condomini, dovessero essere collegati al nuovo impianto centralizzato a spese di questi ultimi, chiedendo alla società elettrica di disattivarli e poi recuperarli. La collocazione dei singoli contatori nelle proprietà esclusive è stata quindi ritenuta dirimente dai giudici, sia di merito sia di legittimità, al fine di ritenere errata la qualificazione giuridica dei fatti operata dal conduttore: nel caso di specie, infatti, invece di contestare un’ipotesi di molestia di fatto da parte del condominio, quest’ultimo avrebbe dovuto agire nei confronti del locatore per ottenere l’intervento della società elettrica e il collegamento del contatore dell’immobile locato all’impianto comune.

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