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Moduli, cedolare secca e bonifici rivoluzione per le case in affitto

DARE in affitto un immobile è diventato più semplice, soprattutto per chi sceglie la cedolare secca. Da aprile il vecchio modulo 69, da inviare all’Agenzia delle entrate per la registrazione di qualsiasi tipo di contratto, verrà sostituito dal nuovo modello Rli (Registrazione locazioni immobili). Fino al 31 marzo si potranno usare entrambi.
Tra le ultime novità, previste ulteriori agevolazioni fiscali per chi sceglie la cedolare secca con canone concordato, invece delle aliquote progressive Irpef: la tassazione — anche sui redditi del 2013 — è passata dal 19% al 15% e potrebbe scendere ancora al 10% se il piano casa di Renzi andasse in porto (resta al 21 per chi opta per il canone libero). Col decreto Imu è concesso ai Comuni di applicare un’aliquota agevolata ai proprietari che affittano con contratto concordato.
La Legge di Stabilità ha inoltre introdotto la tracciabilità dei pagamenti del canone. «Il Parlamento ha stabilito che l’inquilino debba pagare con bonifico o assegno, qualsiasi sia la cifra — spiega Guido Piran, segretario generale del sindacato inquilini Sicet — . Il ministero dell’Economia ha invece interpretato che i canoni sotto i mille euro possono essere pagati in contanti. Un’interpretazione assurda perché in questo modo viene meno l’obiettivo da raggiungere, ossia la lotta all’evasione e all’usura. Non solo, prima di legiferare il governo o il Parlamento avrebbero dovuto parlare con le banche per creare un sistema simile a quello degli altri Paesi, permettendo anche a chi non dispone di un conto corrente di poter pagare l’affitto tramite bonifici. Molti italiani al Sud e nelle campagne non hanno un conto in banca. All’estero, per ovviare a questo problema hanno creato uno speciale “conto affitti”, a costi quasi azzerati».
Con la legge 28/10/2013 è stata concessa ai Comuni la facoltà di equiparare l’Imu da pagare sull’abitazione concessa, a titolo gratuito, a parenti in linea retta di primo grado a quella sulla prima casa. Al contrario, per arginare il fenomeno delle case sfitte viene reintrodotta la tassazione Irpef nella misura del 50% della rendita (anche 2013) delle seconde case non locate nello stesso Comune dell’abitazione principale. «Abbiamo preso anche accordi con i Comuni per applicare l’aliquota Imu più alta, al 10,6 per mille — continua Piran — . Per contro abbiamo firmato degli accordi territoriali per assimilare nei contratti concordati l’aliquota Imu vicina a quella della prima casa, così da ridurre il costo degli affitti. E riscontriamo una certa sensibilità da parte dei Comuni, le cui casse piangono ». I Comuni dovranno inoltre decidere l’aliquota della Tasi, compresa tra il 10 e il 30% del totale, che l’inquilino dovrà versare, partecipando così all’esborso del proprietario.
Tra i provvedimenti in attesa della firma sulla scrivania del ministro dell’Economia i decreti interministeriali per la definizione della morosità incolpevole, il riparto dei 50 milioni del fondo di sostegno all’affitto per l’anno 2014-2015 e il finanziamento del fondo di contrasto alla morosità incolpevole di 20 milioni per il 2014-2015.
Nel complesso, quelli approvati finora, la cedolare secca in particolare «sono stati positivi per alcuni aspetti: il canone concordato ha favorito l’inquilino che può contare su un affitto fisso per tutta la durata del contratto» spiega Filomena Troise, della Consulta nazionale dei Caf. «Il proprietario è meno tassato, non paga imposta di bollo, diritti per la registrazione né la penale per il recesso». A Roma per esempio il canone concordato ha ottenuto un ottimo risultato (4 contratti su 10 sono di questa tipologia). «La detrazione, seppur irrisoria (150 euro l’anno per redditi da 30 a 35mila euro, 300 euro per redditi fino a 15mila euro) è meglio di niente. Nel loro complesso questi restano provvedimenti che non hanno aiutato granché i contribuenti più bisognosi perché non dimentichiamo che sono stati fatti per risanare il bilancio».

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