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«Modifiche sulle pensioni»

di Eugenio Bruno

Il blocco parziale delle pensioni ha i giorni contati. Almeno nella veste confezionata dalla manovra pubblicata ieri sulla Gazzetta Ufficiale. La conferma è giunta direttamente dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che si è detto a «apertissimo a modifiche». E indirettamente dal suo collega dell'Economia, Giulio Tremonti, che ha posto però la condizione di mantenere «i saldi invariati». La soluzione a cui stanno già lavorando i parlamentari della maggioranza potrebbe essere quella di limitare progressivamente l'indicizzazione solo ai trattamenti da 2.380 euro in su e eliminarla oltre i 4.760.

A indicare la rotta da seguire è stato proprio Sacconi. Nel ricordare che «le fasce più basse sono indicizzate al 100%», il ministro ha spiegato che ora «si tratta di guardare alle fasce medie e alte. Noi siamo pronti a modifiche – ha spiegato – ma non dimentichiamo che norme di questo tipo sono state fatte da tutti i Governi di centro-sinistra, quindi a questo proposito eviterei una polemica ideologica».

In realtà i margini per intervenire sulla stretta nel biennio 2012-2013 al meccanismo di adeguamento degli assegni previdenziali al costo della vita non sono molto ampi. Come ribadito da Tremonti gli eventuali cambiamenti apportati in Parlamento dovranno garantire l'invarianza di gettito rispetto alla versione contenuta nel Dl. Dall'abbassamento dal 90 al 45% del coefficiente di rivalutazione per le pensioni tra tre e cinque volte il minimo Inps (cioè tra 1.428 e 2.380 euro) e dall'azzeramento oltre tale soglia sono attesi 600 milioni di euro l'anno prossimo che diventano 1.080 nel biennio successivo. E tanti dovranno rimanere.

Una delegazione della maggioranza in commissione Lavoro della Camera, guidata dal presidente Silvano Moffa e dal vicepresidente Giuliano Cazzola (Pdl), si è già messa all'opera. La proposta a cui stanno lavorando prevede, da un lato, di lasciare al 90% l'indicizzazione dei trattamenti compresi nella fascia 1.428- 2.380 euro e, dall'altro, di ridurla al 45% tra i 2.380 e i 3.808 euro e al 30% tra 3.808 e 4.760. Al di là di questo tetto scatterebbe invece l'azzeramento. E se il gettito non fosse sufficiente, hanno spiegato, si potrebbe prorogare fino al 2014 il blocco.

Sul tema sono intervenuti anche i leader sindacali. Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, ha approfittato per incalzare il Governo: «Andiamo subito ad una verifica». Dal canto suo Luigi Angeletti (Uil) ha chiesto al governo di ritirare la norma e coprire le perdite dell'erario «anticipando la tassazione sulle transazioni finanziarie». Scettica infine Susanna Camusso (Cgil): «Spero lo facciano davvero. Il ministro – ha detto riferendosi a Sacconi – aveva già promesso che non si sarebbe fatto nulla sulle pensioni…».

 

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