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Modello Spa per la nuova Rai, ad con pieni poteri

La Rai sarà una Spa senza più alcun vincolo da Pubblica amministrazione; la guiderà un amministratore delegato con pieni poteri. Sono questi i punti fermi della riforma che domani arriverà in Consiglio dei ministri e che prenderà la forma di un Ddl che sarà presentato prossimamente dal governo, con l’obiettivo di approvarlo entro luglio.

La Rai sarà una spa senza più alcun vincolo da Pubblica Amministrazione. La guiderà un amministratore delegato con pieni poteri. Sarà un’azienda “normale”.
Sin qui, nel Pd c’è totale accordo sul disegno di legge che sarà presentato in un prossimo Consiglio dei ministri, con l’obiettivo di approvarlo entro luglio, anche senza una consultazione sulle linee-guida, ancora non escluse. Nella riunione di ieri sera con il premier Matteo Renzi, si è anche discusso del percorso parlamentare più adatto, ovvero da quale ramo del Parlamento e da quale commissione far partire il provvedimento.
Sono due i disegni di legge discussi ieri sera. Hanno alcuni punti in comune: un amministratore delegato “forte” e una Rai spa che diventa un’azienda normale, senza dover fare una gara europea per acquistare la carta. Si è discusso a lungo sulle fonti di nomina di un Cda che sarà comunque ristretto, di cinque, se non addirittura di tre membri, rispetto ai nove fissati dalla legge Gasparri. Il primo disegno di legge richiede una governance semplificata al massimo, con l’amministratore delegato nominato dall’azionista. L’azionista è il Ministro dell’Economia, quindi il capo azienda sarebbe nominato nei fatti dal Governo. Gli altri quattro membri del Consiglio sarebbero nominati, come adesso, dalla commissione di Vigilanza o, in alternativa, potrebbero tornare in gioco i presidenti delle Camere, sentendo l’ufficio di presidenza, lasciando alla Vigilanza compiti di controllo. Sarebbe una modifica della Gasparri: potrebbe trovare consensi in Forza Italia, a parte la nomina dell’amministratore delegato, ma potrebbe suscitare dissensi nel Pd e la dura opposizione del Movimento 5 Stelle. Vi è poi il rischio di andare in senso opposto alla sentenza della Corte Costituzionale che escluse il controllo dell’esecutivo sulla concessionaria pubblica (allora, nel 74, ancora monopolista).
Il secondo disegno di legge è di più ampio respiro: fa proprio il modello duale, ispirandosi al Trust della Bbc. Si ipotizza la nomina di un Consiglio di sorveglianza ampio, rappresentativo, i cui componenti sarebbero designati da più fonti di nomina, dall’Anci alla Conferenza Stato-Regioni, ma, anche, da alcuni “stakeholder” della Rai, come i produttori dell’Anica, gli editori della Fieg e la Federazione della stampa. Il testo non dettaglia tutte le fonti: solo se prevarrà questo modello, lo saranno. Non si esclude un rappresentante dei dipendenti Rai nel Consiglio di Sorveglianza. Quest’ultimo nomina un comitato di gestione ristretto, anche di tre membri, con un capo azienda dotato di pieni poteri e due consiglieri, uno esperto di contenuti e l’altro di finanza. Il Consiglio di Sorveglianza avrebbe alcuni poteri: l’approvazione del budget e la vigilanza sull’applicazione del contratto di servizio. Farebbe una relazione semestrale al Parlamento.
La seconda ipotesi verrebbe incontro al Movimento 5 Stelle, sia pure non accettando l’ipotesi del sorteggio dei consiglieri da parte dell’Agcom mentre sarebbe osteggiata dal centro-destra. I due disegni di legge escludono l’ipotesi della Fondazione alla quale trasferire le azioni del Tesoro: ritarderebbe di un anno la nomina del nuovo vertice.

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