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Modello multilaterale per 44 paesi

L’Ocse ha recentemente reso pubblico lo Standard for Automatic Exchange of Financial Account information; tale documento, frutto di una stretta collaborazione instauratasi tra l’Ocse, l’Unione europea e gli stati membri del G20, delinea un modello multilaterale comune per lo scambio automatico di informazioni finanziarie e fiscali fra gli stati, la cui adozione rappresenta un tassello fondamentale per il contrasto all’evasione fiscale internazionale.

Trattasi, in particolare, di uno strumento completo volto a disciplinare tutti gli aspetti, sostanziali e tecnico-procedurali, relativi allo scambio di informazioni, orientato al contempo a colmare le lacune che hanno caratterizzato le esperienze pregresse e che ne hanno determinato il parziale insuccesso.

Con riguardo alla sua struttura, il nuovo Standard Ocse si compone di due parti fondamentali: il Common Reporting Standard and Due Diligence Standard (Crs), destinato a essere recepito in seno agli stati aderenti mediante gli ordinari strumenti legislativi nazionali e che detta regole procedurali in ossequio alle quali gli intermediari finanziari dovranno provvedere a comunicare periodicamente le informazioni rilevanti alle autorità fiscali competenti, e il Model Competent Authority Agreement che rappresenta, invece, il modello di accordo internazionale volto allo scambio reciproco delle informazioni fiscali.

Come emerge dalla premesse del documento, il raggiungimento dell’obiettivo prefissato, il progressivo e definitivo crollo del segreto bancario, sarebbe assicurato in ragione soprattutto di un ambito di applicazione oggettivo e soggettivo particolarmente ampio.

In particolare, sotto il profilo oggettivo (Reportable Account), saranno oggetto di scambio le informazioni relative a qualsiasi tipologia di redditi di natura finanziaria, quali gli interessi, i dividendi, i redditi derivanti da taluni prodotti assicurativi, i redditi derivanti da attività disinvestite e quelli derivanti da prodotti derivati.

Quanto al profilo soggettivo, si registra anche in tale contesto l’adozione del c.d. «look through approach» in base al quale, in sostanza, verranno acquisite le informazioni finanziarie e fiscali relative a persone fisiche, società ed enti (compresi trust e fondazioni) individuati quali beneficiari effettivi, indipendentemente dall’eventuale interposizione di soggetti apparentemente terzi. Le analogie in termini di impostazione concettuale con la riformata disciplina italiana del monitoraggio fiscale, imperniata sulla nozione di «titolare effettivo» ai sensi della disciplina antiriciclaggio, sono evidenti.

Com’è intuibile, l’attuazione generalizzata del nuovo Standard Ocse comporterà sensibili ripercussioni nelle politiche di investimento dei contribuenti.

A tal riguardo, si ricorda che sono già 44 gli Stati (c.d. «early adopters») che hanno ufficialmente manifestato l’intenzione di implementare il nuovo Standard Ocse (tra cui le Isole del Canale, Cayman, Vergini Britanniche, il Liechtenstein e altri territori tradizionalmente considerati a fiscalità privilegiata) e che altri Stati (compresa la Svizzera) si stanno avviando verso tale direzione. Inoltre, l’ampia nozione di «Financial asset», come definita in seno al Crs (Cfr. Sezione VIII, par. A, 7), unitamente all’adozione del menzionato «look through approach», renderebbe sostanzialmente vano ogni tentativo del contribuente di investire, direttamente o indirettamente, in attività finanziarie che sfuggano alla procedure di reporting. Tali tematiche saranno peraltro oggetto di uno specifico approfondimento in un Commentario ufficiale Ocse al nuovo Standard, atteso per il mese di settembre, periodo entro cui si attende, peraltro, l’approvazione definitiva dell’agognato articolato normativo in materia di voluntary disclosure.

Da ultimo, è appena il caso di ricordare come nell’ambito di tale processo di progressiva erosione del segreto bancario si inserisca altresì la recente approvazione da parte del Consiglio dell’Unione europea della direttiva n. 204/48/Ue, recante sostanziali modifiche alla cosiddetta Direttiva risparmio (2003/48/Ce), espressione del mutato atteggiamento nei confronti del segreto bancario di stati membri quali Austria e Lussemburgo.

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