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Moda, Altagamma scrive a Draghi: fiducia alle imprese per la ripresa

La situazione è simile a quella che si crea in Formula 1 quando in pista entra la safety car. Con l’emergenza Covid l’industria del lusso di tutti Paesi ha rallentato drasticamente la marcia, in attesa che il terzo incomodo della pandemia si tolga di mezzo. In media il fatturato del settore è calato del 30%. Grazie ai vaccini, l’emergenza sembra destinata a rientrare. La safety car uscirà dal circuito. Ma la nostra industria d’alta gamma — motori, moda, gioielli e alimentare — potrebbe non essere pronta a ripartire.

Questo teme l’associazione del settore — Altagamma — che rappresenta sette segmenti in cui l’Italia eccelle per le produzioni di lusso, oltre a quelli già citati anche design, turismo e wellness. I timori per il futuro (abbinati alla voglia di rilanciare, continuando a rappresentare un punto di riferimento per l’economia del Paese) hanno spinto il presidente di Altagamma, Matteo Lunelli, a inviare un documento con una serie di proposte al governo per un impiego efficace dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Prima di entrare nel merito, una domanda è d’obbligo: davvero c’era bisogno di aggiungere un nuovo documento alla pila di richieste sul tavolo del presidente del Consiglio Mario Draghi? Quali sarebbero le urgenze del settore? «Questa crisi sta accelerando un processo di cambiamento strutturale — risponde Lunelli —. Già oggi un cliente su tre dei beni personali di lusso è cinese. Ma entro il 2025 avrà passaporto cinese un compratore su due. Vincerà chi saprà conquistare il mercato asiatico. Per affrontare la sfida sono necessari investimenti sul digitale, sulla sostenibilità e sull’internazionalizzazione molto forti. Investimenti che vanno fatti ora, in un momento difficile».

Insomma, il comparto deve fare buon viso alla cattiva sorte della congiuntura. Ma questo — sostiene Lunelli — è più difficile in Italia per l’inferiore dimensione media delle nostre imprese. «Prendiamo il mio settore — va al sodo Lunelli, presidente e ceo di cantine Ferrari —. Il mio gruppo ha un fatturato da 100 milioni di euro l’anno, il primo al mondo, l’americana Constellation brands, arriva a 6,2 miliardi di euro. Questi sono i nostri competitor. In questi anni si è data grande attenzione alle piccole e medie imprese, giusto. Ma se i capo-filiera non riescono a reggere la competizione tutto il comparto rischia. Eppure molti incentivi sono riservati a chi ha fatturati inferiori ai 50 milioni. Chiediamo anche che si facilitino le aggregazioni».

Gli incentivi

«Molti incentivi sono riservati solo a chi ha un fatturato inferiore ai 50 milioni di euro»

Altagamma sottolinea il legame dei grandi marchi con il territorio. Indotto compreso, il settore genera 115 miliardi di euro di fatturato, con oltre 400 mila addetti tra diretti e indiretti. Vale quindi il 7% del Pil. Per l’indotto Lunelli chiede forte supporto perché si possano centrare obiettivi più ambiziosi legati alla sostenibilità: «Per i capofiliera la sostenibilità è un elemento indispensabile, richiesto con gran forza dal consumatore. Ma è necessario aiutare anche i nostri fornitori ad alzare gli standard». E poi supporto per la formazione di personale con competenze tecniche e manuali: «Nei prossimi due anni stimiamo che solo in Italia verranno a mancare 238 mila addetti specializzati».

Un messaggio centrale nel documento riguarda il turismo. «Il settore in Italia genera già il 13% del Pil ma potremmo fare molto di più puntando sul turismo di lusso che ha enormi ricadute sull’economia. Basti pensare che il 60% degli acquisti dei beni di alta gamma in Italia è effettuato da turisti stranieri. Venezia e le nostre città d’arte non sono adatte per il turismo di massa. Per puntare a un target più sofisticato è necessario investire nel rinnovamento delle strutture ricettive e nella creazione di infrastrutture: dai collegamenti aerei all’alta velocità. Su questo il Pnrr può dare un importante supporto». Ultimo ma molto importante, nel suo documento Altagamma fa una proposta sulla gestione dell’uscita dal blocco dei licenziamenti: «Si potrebbe ridurre il cuneo fiscale a favore delle aziende con cali di fatturato nel biennio ‘20-’21 superiori al 30%, a fronte di piani di salvaguardia dei posti di lavoro diretti ed indiretti».

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