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Il mobile prova a crescere ancora

MILANO
Se i segnali di ripresa per l’economia italiana nel suo complesso sono ancora incerti e contrastanti, per l’industria del legno-arredo sembra invece non arrestarsi la tendenza positiva avviata nel 2015, che si è chiuso con un fatturato alla produzione di 40,7 miliardi per l’intera filiera (+2,7% rispetto al 2014) e di 24,5 miliardi per il solo comparto dell’arredamento (con un incremento del 3,4%).
I primi due mesi del 2016 registrano infatti ancora una crescita decisa delle esportazioni di mobili italiani (+4,5% rispetto allo stesso periodo del 2015) e anche il mercato interno – che maggiormente aveva risentito della crisi, con un crollo di oltre il 30% dal 2007 al 2014 – sembra continuare il recupero segnato finalmente l’anno scorso.
«Il 2016 sarà ancora un anno di crescita per il settore», ha detto infatti il presidente di FederlegnoArredo (Fla), Roberto Snaidero, intervenendo ieri al primo Forum del Legno Arredo organizzato dal Sole 24 ore in collaborazione con Federlegno stessa. Secondo il Termometro di Fla – che registra periodicamente il sentiment delle imprese associate – oltre il 50% delle aziende si attende un miglioramento dei ricavi per quest’anno, grazie sia alle esportazioni, sia alle vendite di mobili in Italia che, stando alle rilevazioni del primo quadrimestre, sono aumentate del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, così come le spese per le ristrutturazioni della casa (+3%). Due segmenti che, non a caso, hanno beneficiato degli incentivi fiscali del 50%, introdotti a metà 2013 e confermati anche per tutto il 2016. «Il bonus mobili è stato di grande aiuto – ha ribadito Snaidero – e nei primi 18 mesi della sua applicazione ha generato un valore di 1,9 miliardi di euro, permettendo di salvare oltre 10mila posti di lavoro». Proprio alla luce di questi numeri «non avrebbe senso non confermarlo anche il prossimo anno» ha commentato il sottosegretario al ministero per lo Sviluppo economico Ivan Scalfarotto, intervenendo anche lui al Forum di ieri e confermando l’intenzione del governo di mantenere questo strumento importante di politica industriale. A sostenere le vendite sul mercato interno dovrebbe contribuire inoltre l’estensione del bonus mobili – per l’anno in corso – anche alle giovani coppie, svincolato dalle ristrutturazioni edilizie e con un plafond superiore all’incentivo tradizionale (16mila euro anziché 10mila).
Segnali positivi per il comparto – ha ricordato il presidente di Assarredo Giovanni Anzani – sono arrivati anche dall’ultimo Salone del Mobile di Milano, che lo scorso aprile ha registrato un’affluenza record, con oltre 372mila visitatori, di cui il 67% dall’estero: «La sfida ora è che questi contatti si traducano in ordini», ha osservato Anzani. Le opportunità più interessanti per le imprese, ha aggiunto Snaidero, vanno tuttavia cercate sui mercati esteri, sia aprendosi a nuove frontiere – come l’Iran e l’Africa subsahariana – sia consolidando la presenza sui mercati più dinamici (in particolare Stati uniti e Cina), con operazioni strutturate di sistema. In questa direzione va ad esempio la decisione di Fla di organizzare il Salone del Mobile di Shanghai, che debutterà il prossimo novembre portando nella metropoli cinese una selezione di aziende italiane dell’arredo, oltre a una serie di attività ed eventi rappresentativi delle eccellenze made in Italy del design, della moda e del food.
Il tema dell’internazionalizzazione non può tuttavia prescindere dalla necessità di superare gli ostacoli che, ancora oggi, limitano la competitività delle aziende italiane sui mercati globali: le dimensioni molto ridotte (la media è di 2 milioni di euro di fatturato l’anno, con appena una ventina di aziende che superano i 100 milioni); un modello gestionale di tipo familiare, spesso restio all’ingresso di manager esterni; e la scarsa apertura al mercato dei capitali.
Molto è cambiato negli ultimi dieci anni, ha osservato Anzani, pur ammettendo che il sistema rimane piuttosto chiuso e fatto di tante imprese, magari eccellenti, abituate ad andare ciascuna per conto proprio. E questo frena gli investitori istituzionali, italiani o esteri, che pure avrebbero interesse a mettere i propri capitali su questo comparto, che in tutto il mondo gode di grande fama e prestigio, come ha osservato Andrea C. Bonomi, presidente della holding di investimento Investindustrial, che negli ultimi due anni ha acquisito la maggioranza (l’80%) di due tra le principali aziende del settore,Flos e B&B Italia e che entro un paio d’anni intende raggiungere il miliardo di investimenti nel design italiano. «Spesso si mette l’interesse individuale davanti a quello aziendale – ha commentato Bonomi durante il Forum –. Le aziende italiane fanno mediamente prodotti meravigliosi, ma hanno un problema di capitali e di competenze gestionali. Se riescono a fare il cambiamento culturale che io credo necessario, il potenziale è enorme».

Giovanna Mancini

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