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Mobile banking Boom delle app E i clienti sanno subito il rating

Pagare un bollettino con la fotocamera di uno smartphone? Troppo bello per essere vero, eppure si può fare. È uno degli ultimi servizi di mobile banking offerti da alcuni istituti di credito (per esempio Mediolanum e Unicredit). Se già Internet ha ridotto le code allo sportello, con il successo degli smartphone (che in Italia sono il 53% di tutti i cellulari attivi) sta nascendo un nuovo spazio bancario.
I dati
Da un’indagine dell’Osservatorio Mobile Banking 2013 di Abi Lab e della School of Management del Politecnico di Milano, emerge che tutte le banche (il 100% del campione, che è di 25 istituti piccoli, medi o grandi, dati a fine 2012) offrono alla propria clientela un servizio di mobile banking attraverso gli sms: il classico messaggino rimane lo strumento preferito dalle banche (era nel menu del 100% degli istituti anche nel 2011) ed è utilizzato soprattutto per l’alerting (gli avvisi) e i servizi di notifica. L’80% degli istituti di credito (era il 73% nel 2011) propone poi anche il «mobile site», una versione del sito web ottimizzata per il cellulare.
Ma il vero boom sono le app, le applicazioni specifiche, in pratica semplici software gratuiti: sono proposte ormai dall’88% delle banche, un’impennata rispetto al 55% nel 2011. È in calo invece l’offerta delle applicazioni residenti sulle schede sim, scesa in un anno dal 9% all’8%.
La scoperta delle applicazioni specifiche per gli apparecchi mobili segna una svolta anche nella relazione con il cliente. Con le app, infatti, la banca è obbligata a migliorare il servizio e adattarlo alle esigenze degli utenti, visto che le applicazioni non sfuggono ai commenti: eventuali riscontri negativi diventano subito di pubblico dominio.
I focus group
Come è emerso dai focus group, la banca sullo smartphone piace principalmente per due motivi: perché permette di sfruttare i tempi morti, per esempio verificando l’arrivo di un bonifico mentre si è sul metrò, e per gestire le urgenze. Ma quali sono i servizi più comuni? La maggior parte degli istituti offre quelli informativi, dispositivi o di notifica collegati a conti correnti, conti deposito, portafoglio titoli e carte, con dominanza dei servizi legati al conto corrente. Bonifici, accessi al conto, notifiche di pagamenti con il bancomat o la carta di credito, ma non solo. Crescono anche la ricerca di Bancomat e filiali più vicine e la consulenza dei «Pfm», i Personal finance manager, in mobilità.
Le compravendite
Anche la compravendita di azioni e strumenti finanziari su apparecchi mobili è cresciuta. Rispetto al 2011, le banche che offrono servizi di trading sullo smartphone sono passate dal 68 all’80% e parallelamente sono sempre meno gli istituti che si focalizzano esclusivamente sull’offerta di servizi banking (nel 2011 erano il 32%, nel 2012 il 20%). «Il dato è significativo e testimonia la progressiva estensione dei servizi offerti tramite mobile, inteso anche come canale a supporto per il trading», commentano gli analisti dell’indagine.
Comperare e vendere azioni è, però, un’operazione delicata e in molti sono ancora prudenti a eseguirla con il telefonino anziché dal computer. Ecco perché, allora, risulta che i servizi dispositivi sono in crescita, ma in misura ancora contenuta se si pensa all’evoluzione degli smartphone.
Il 21% dei servizi di trading mobile è destinato alla notifica: il cellulare, infatti, è sempre a portata di mano e permette di tenersi costantemente aggiornati sul proprio portafoglio titoli. Ma il peso di questa funzione è in calo: nel 2011 la quota era infatti del 26%. «È il sintomo — è scritto nell’indagine — che si sta estendendo il novero di servizi offerti, con particolare attenzione a quelli più evoluti».
I servizi dispositivi (gli ordini) sono invece saliti in un anno dal 28% al 30% e quelli informativi dal 46% al 49%. Il trading mobile non è più all’anno zero, ma ha ancora un po’ di strada da fare.

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