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Mix di tagli e tasse, niente correzione

Tagli per ora di stampo “tradizionale” su alcuni comparti di spesa, più limitati rispetto alle indiscrezioni della vigilia, in attesa dei risultati della «spending review» che auspicabilmente andranno a integrare dal 2014 i risparmi individuati finora. La legge di Stabilità da 11,6 miliardi nel 2014 (27,3 miliardi nel triennio 2014-2017) che il Governo ha approvato ieri sera prevede – secondo quanto ha comunicato il presidente del Consiglio, Enrico Letta – una copertura multipla: l’apporto dei tagli al complesso delle amministrazioni pubbliche vale nel totale 3,5 miliardi, 2,5 miliardi a carico del bilancio dello Stato, 1 miliardo a carico delle Regioni, senza i prospettati interventi sulla sanità.
Nel pacchetto complessivo trovano posto 3,2 miliardi attesi da dismissioni immobiliari (500 milioni) e dalla revisione del trattamento fiscale delle perdite di banche, assicurazioni e altri intermediari (2,2 miliardi), cui si aggiungono ulteriori 500 milioni per effetto delle norme sulla rivalutazione delle attività delle imprese e sul riallineamento del valore delle partecipazioni. Vi si aggiunge il pacchetto di interventi fiscali, che ammontano a 1,9 miliardi e sono distribuiti nei 900 milioni attesi dall’incremento del bollo sulle attività finanziarie e nei 500 milioni che il Governo prevede di incassare attraverso il riordino delle tax expenditure.
Copertura multipla che raggiunge quota 8,6 miliardi, cercando di calibrare l’impatto della manovra attraverso il mix di tagli e aumenti del prelievo, fermo restando l’obiettivo – affermato dallo stesso Letta – di ridurre la pressione fiscale al 43,3%, rispetto al 44,3% atteso per fine 2013. Lo stesso premier ha spiegato che i 3 miliardi che mancano all’appello sono di fatto l’equivalente del “bonus” che il Governo conta di incassare in sede europea a partire dal 2014 grazie all’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo. In sostanza si prevede fin d’ora di utilizzare un margine di deficit in più, che spingerà in alto il deficit dal 2,5% programmato fermo restando che si resterà all’interno del tetto massimo del 3% del Pil.
Di certo le coperture individuate finora sono, per ammissione stessa di Letta e del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, in progress. Per rimpinguare la dote diretta al taglio del cuneo fiscale e ad altre eventuali operazioni di riduzione della pressione fiscale, si punta ai risultati che verranno appunto dalla spending review. «Risorse aggiuntive – ha spiegato Letta – che al momento non possiamo contabilizzare ma che sicuramente arriveranno». E l’elenco delle possibili fonti di entrata futura si estende all’«aggressione dei capitali illegalmente esportati» e alla rivalutazione delle quote di Bankitalia.
Al tempo stesso potrà entrare nella partita anche la revisione delle aliquote Iva. Operazione che Letta rinvia di fatto al percorso parlamentare sulla legge di stabilità. E poi l’aspettativa è su una «serie di privatizzazioni» che stando agli obiettivi del governo dovranno guidare la discesa del debito pubblico nel triennio 2014-2016.
Esce dallo schema delle coperture il prospettato aumento dal 20 al 22% della tassazione sulle rendite finanziarie. Incremento previsto nelle prime bozze della legge di stabilità, poi eliminato e infine riapparso per poi essere definitivamente escluso.
La manovra complessiva non contiene interventi di correzione sui saldi di finanza pubblica, e dunque mobilita risorse per compensare le nuove spese o le mancate entrate previste. È il caso dei 5 miliardi in tre anni che lo stesso Letta ha cifrato quale “dote” per i lavoratori sotto forma di sgravi fiscali. Nel 2014, gli sgravi ammontano a 3,7 miliardi, di cui 2,7 miliardi sono per il cuneo fiscale: 1,5 miliardi per detrazioni lavoro su fasce medio basse, 1 miliardo per ridurre i contributi alle imprese, una cifra di circa 200 milioni sull’Irap.
Se si sposta il focus sul triennio, la manovra vale 27,3 miliardi, e anche in questo caso la copertura è di 2,7 miliardi inferiore (24,6 miliardi), con la previsione di ulteriori interventi strutturali per 3 miliardi l’anno nel triennio 2015-2017 per raggiungere gli obiettivi di deficit programmati. Nel 2014 si cifra in 500 milioni l’ulteriore quota per pagare i debiti commerciali in conto capitale, e in 3,9 miliardi l’insieme delle spese indifferibili da finanziare. E poi i 2,5 miliardi, di cui 1,6 in conto capitale, per «nuovi progetti di spesa», tra cui il completamento dei lavori del Mose e il fondo di solidarietà nazionale in agricoltura. Nel triennio gli sgravi fiscali valgono 14,6 miliardi, di cui 5 per i lavoratori, 5,6 per le imprese e 1 miliardo per le ristrutturazioni edilizie. Il complesso delle «azioni sociali, progetti di investimento, e impegni internazionali» è cifrato in 11,2 miliardi, cui si aggiungono 1,5 miliardi per gli investimenti a livello locale e la restituzione dei debitio commerciali di parte capitale.

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