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«Misure umanitarie per i risparmiatori»

Nel tentativo di trovare una soluzione che non sia in contrasto con le regole europee, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha spiegato ieri che l’eventuale aiuto pubblico agli obbligazionisti delle quattro banche appena salvate dal fallimento deve essere considerato «un aiuto umanitario», distinto dal recente salvataggio. Bruxelles, invece, preferirebbe la strada giudiziale: al giudice il compito di decidere se raggiri eventuali nella vendita dei titoli impongano rimborsi da parte delle banche.
Il governo italiano «sta studiando misure a sostegno delle fasce più deboli dei risparmiatori» che hanno risentito «di questa operazione di risoluzione» dei quattro istituti di credito oggetto di salvataggio, ha detto Padoan. In una conferenza stampa qui a Bruxelles, a margine di una riunione ministeriale, quest’ultimo ha precisato che in discussione «non è un rimborso, ma un’operazione di natura umanitaria che riconosce lo stato di bisogno» di una parte degli investitori.
Il governo italiano ha organizzato in novembre il salvataggio di quattro banche regionali: Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti. In linea con le regole europee, l’operazione ha imposto agli obbligazionisti subordinati di assumersi le perdite. Tuttavia, è emerso rapidamente che tra gli investitori colpiti vi sono piccoli risparmiatori in evidente difficoltà economica.
Da giorni, ormai, il ministero dell’Economia sta valutando possibili forme di aiuto finanziario. È emersa la possibilità (controversa agli occhi di Bruxelles per via dell’uso del denaro pubblico) di creare un fondo con una dotazione di circa 100 milioni di euro. La possibilità dell’aiuto umanitario, citata ieri da Padoan, è nuova. A tutta prima appare una soluzione di compromesso nell’ottica delle regole europee che vietano aiuti di Stato nelle ristrutturazioni societarie.
Da un lato, lo Stato interverrebbe con denaro pubblico; dall’altro però la mano pubblica andrebbe ad aiutare i risparmiatori non perché hanno subito una perdita per via della ristrutturazione delle quattro banche, ma perché hanno redditi personali particolarmente bassi. L’esecutivo comunitario, ha sottolineato il ministro, «potrebbe avere obiezioni se queste misure fossero considerate parte dell’operazione di risoluzione, ma non lo sono: sono due cose completamente separate».
Interpellata ieri, una portavoce della Commissione europea ha preferito non commentare nel merito la vicenda italiana. Dietro alla ritrosia comunitaria si nasconde il fatto che ancora non è chiaro che cosa intenda fare il governo. Non in tutti i casi Bruxelles verrebbe chiamata a dire la sua. Ciò detto, fin dal 2013, le regole europee stabiliscono che gli obbligazionisti subordinati subiscano perdite nei salvataggi finanziari. E così ha ribadito la Commissione in novembre, dando il benestare al salvataggio italiano.
Una fattispecie diversa potrebbe essere quella in cui un tribunale decide che gli obbligazionisti sono stati raggirati al momento della vendita dei titoli da parte del loro istituto di credito. In questo caso, la legge prevede che gli investitori possano essere compensati con gli attivi della stessa banca. Così fu fatto in passato in Spagna. L’idea, sostenuta da Bruxelles nei suoi colloqui informali con Roma, è una possibilità interessante, ma politicamente delicata (richiederebbe di mettere mano al patrimonio delle banche). Rispetto a questa ipotesi, quella di un «aiuto umanitario» è più attraente: darebbe del governo una immagine positiva. Accettabile per Bruxelles? Certo, è più difficile da contrastare. Ciò detto, nell’agosto 2014 l’allora commissario alla Concorrenza Joaquín Almunia aveva spiegato, riferendosi a due casi sloveni simili, che «la compensazione del governo sloveno al posto della banca – vale a dire alleviando le banche delle loro responsabilità nei confronti degli investitori – potrebbe risultare in aiuto pubblico».
Durante la conferenza stampa Padoan ha anche parlato di pensioni per ribadire la «solidità» del nostro sistema. Lo ha fatto perchè un indicatore di sostenibilità Ue pone l’Italia in una «zona di rischio», un indicatore legato al «vecchio problema» della misurazione del reddito potenziale che l’Italia ha posto da tempo alla Commissione. Padoan ha chiesto di «migliorare significativamente» questa misurazione con il consenso di molti colleghi dell’Ecofin.

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