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Misure cautelari da rifare

Rivedere il meccanismo delle sanzioni cautelari. Per restituirle agli obiettivi originari. E razionalizzare l’elenco dei reati presupposto. Senza dimenticare la definizione di un modello organizzativo base. Il convegno organizzato ieri a Roma da Confindustria, dedicato alla presentazione delle nuove linee guida elaborate dall’associazione degli industriali e approvate dal ministero della Giustizia, ha rappresentato l’occasione per fare il punto sulle prospettive di riforma del decreto 231. E un largo consenso, anche da parte del rappresentante della procura romana Paolo Ielo, ha incontrato il tema di una profonda revisione delle misure cautelari. Sia sul versante interdittivo sia su quello patrimoniale. Troppo pesante e invasiva è stata, infatti, l’esperienza di questi anni nel corso di ormai numerose indagini. Andrebbe recuperata la funzione originaria della misura, specie sul versante economico: mettere al sicuro il prezzo del reato, evitando tentazioni di anticipo della pena.
E allora la proposta di Confindustria va nella direzione di integrare i presupposti per l’applicazione delle misure cautelari tenendo in maggior conto parametri come la capacità patrimoniale, le dimensioni e la solidità economica della società. Questo intervento dovrebbe seguire due direttrici: 1) anticipare la valutazione dei parametri soggettivi già in sede cautelare, fase che richiede maggiori presidi a tutela dell’ente, dal momento che si tratta di un momento precedente all’effettiva dimostrazione della sua colpevolezza; 2) precisare espressamente che i presupposti devono orientare la decisione del giudice nell’applicazione delle misure cautelari non solo interdittive, ma anche patrimoniali. Infatti, la formulazione delle disposizioni sul sequestro preventivo e conservativo non richiama le norme sui criteri di scelta delle misure cautelari, con il rischio che, in sede di applicazione di quelle patrimoniali, non si considerino tutti i presupposti previsti dalla disciplina generale. Sarebbe opportuno, ancora, prevedere l’inapplicabilità delle misure interdittive in via cautelare durante le indagini preliminari e fino a sentenza di condanna di primo grado.
Per l’ex ministro della Giustizia, Paola Severino, va recuperato un più incisivo profilo di colpevolezza dell’impresa. Che dovrebbe passare anche per una razionalizzazione dell’elenco dei reati presupposto che, nel corso del tempo, è andato stratificando ipotesi diverse e non più riconducibili a un progetto organico. Sul tema è però arrivata la “doccia fredda” del rappresentante del ministero della Giustizia, il direttore generale degli Affari penali, Raffaele Piccirillo, che, se da una parte ha dimostrato disponibilità all’apertura di un tavolo tecnico che elabori le proposte di revisione, dall’altra ha invece prefigurato la possibilità di inserimento anche dei reati tributari tra quelli che chiamano direttamente in causa la responsabilità delle imprese.
Quanto alle linee guida di Confindustria, a essere sottolineata è stata soprattutto la parte più innovativa, quella dedicata ai gruppi di imprese, non espressamente considerati dal decreto, con un approfondimento specifico sulla fisionomia dell’organismo di vigilanza.

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