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Mister Trichet ha svegliato Cct e Btp legati al costo della vita

di Marco Sabella

Che cosa cambia per il popolo dei risparmiatori italiani dopo l’aumento dei tassi deciso dalla Bce? È il momento di abbandonare il fisso e di passare al variabile? Conviene puntare — e quanto — sui Btp agganciati all’inflazione? Vale ancora la pena diversificare nel sicurissimo bund tedesco oppure è ora di scommettere alcune fiche sui titoli dei paesi periferici dell’euro? Sono tante le domande che si affollano alla mente dei sottoscrittori di titoli del debito pubblico, dopo l’aumento all’ 1,25%del tasso di riferimento sull’euro. Scelte Per capire meglio come muoversi CorriereEconomia ha voluto fare una simulazione su quello che dovrebbe essere il movimento dei tassi di interesse di breve termine (Euribor) e dell’inflazione, che consentirebbe ai rendimenti dei Cct e dei Btp inflation linked di pareggiare la cedola attualmente pagata dai «normali» Btp a tasso fisso. L’elaborazione, condotta da JC &Associati Sim, mostra che l’attuale livello di inflazione (2,4%) giustifica già adesso l’inserimento di una quota del 15%di titoli inflation linked all’interno di un portafoglio obbligazionario. Una quota non elevatissima perché in futuro il tasso di inflazione potrebbe scendere, visto che la Bce ha l’obiettivo di tenere l’aumento dei prezzi al di sotto del 2%. Per quanto riguarda i Cct, a cedola variabile, il tasso dei Bot a un anno e l’Euribor a sei mesi, i due parametri cui sono indicizzate queste emissioni, dovrebbero più che raddoppiare per battere il rendimento dei Btp a 5 anni, oggi al 3,75%lordo. Una circostanza tutt’altro che improbabile, soprattutto per quanto riguarda il tasso Euribor a sei mesi (oggi all’ 1,57%). Ecco perché secondo JC&Associati è giustificato inserire già oggi una quota elevata, anche il 40%, all’interno di un portafoglio a reddito fisso ad alta sicurezza. «Con un paniere composto per il 15%di obbligazioni inflation linked, per il 15%di Btp a medio-lungo termine (7-10 anni), per il 30%di Btp con vita residua inferiore a un anno e per il restante 40%di Cct, è possibile raggiungere un guadagno netto del 2,5%. Questo rendimento potrebbe salire anche al 3,5%, quando, nella seconda metà del 2011 i tassi saliranno ancora e a quel punto converrà diminuire la componente variabile e aumentare quella a tasso fisso a più lunga scadenza» , afferma Jacopo Ceccatelli, specialista del mercato del reddito fisso in JC&Associati Sim. In un portafoglio così concepito il rischio di registrare perdite in conto capitale per effetto dell’aumento dei tassi è ridotto al minimo. «In generale non vedo comunque grossi pericoli all’orizzonte per il segmento dei titoli pubblici italiani» , conferma Daniele Guidi, responsabile delle gestioni obbligazionarie di Bnp Paribas Am. «La Bce probabilmente entro la fine del 2011 porterà i t a s s i di riferimento a L – L 1,5-1,75%. Del resto, per adesso la decisione di portare i saggi di interesse all’ 1,25%non ha avuto nessun effetto sui mercati, che hanno già scontato una piccola raffica aumenti» , aggiunge. È dunque in un contesto di relativa tranquillità — nonostante la crisi del debito portoghese stia esplodendo proprio in questi giorni — che i risparmiatori possono fare le loro valutazioni di convenienza. Se si guarda al dettaglio della tabella si può osservare, per esempio, che l’Euribor a sei mesi dovrebbe salire dall’attuale 1,57%al 2,95%affinché i Cct possano uguagliare il rendimento del Btp a 5 anni. E al 3,52%per toccare un rendimento analogo a quello del Btp a 10 anni. È probabile che il Btp a 5 anni sarà raggiunto dal Cct nel corso dei prossimi 12-18 mesi, mentre è più difficile che il rendimento del decennale italiano possa essere toccato e superato dal titolo a tasso variabile. Questo perché anche il rischio di una perdita di valore del Btp a lunga scadenza non dipende dall’aumento dei tassi di interesse a breve termine (deciso dalla Bce) ma da quello dei tassi a lungo termine (fissati dalle forze del mercato). «Nella scelta fra le due categorie di Cct oggi disponibili, quelli "vecchi", con un rendimento pari al Bot annuale maggiorato di uno spread di 30 centesimi e quelli nuovi, che pagano il tasso euribor maggiorato di 80 centesimi, è forse preferibile questa seconda classe di titoli, più liquida e meno volatile» , sostiene Ceccatelli. Livello Se si guarda invece alle emissioni inflation linked, il livello del costo della vita oltre il quale diventa conveniente investire in questa categoria di titoli rispetto al Btp tradizionale è pari al 2,35%per le scadenze a 3 anni, al 2,15%per quelle a 5 anni e al 2,27%per quelle a 10 anni. Per tutte e tre le scadenze, dunque, l’inflazione attuale — al 2,4%— giustifica una diversificazione in Btp inflation linked. «C’è tuttavia da osservare che il tasso di inflazione attuale probabilmente scenderà nei prossimi mesi, visto che la velocità di aumento del costo della vita, escludendo i prezzi dell’energia (core inflation) è di appena L 1%» , conclude Ceccatelli. Rimane infine l’opzione delle emissioni governative in euro «non italiane» . «Nonostante la crisi del debito portoghese il differenziale di rendimento tra il Btp italiano e il decennale tedesco è passato in poche settimane da 170 a 130 centesimi» , nota Guidi. Convinto che in Europa il miglior bilanciamento tra rischio e rendimento continui ad essere quello offerto dai titoli del debito pubblico italiano.

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