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Missione Usa per 40 aziende italiane Obama: investite (superdollaro aiuta)

Sono una quarantina le aziende italiane arrivate a Washington per SelectUSA, la «fiera» degli investimenti voluta da Barack Obama fin dal 2011 per promuovere gli investimenti di gruppi esteri negli Stati Uniti.
La delegazione del nostro Paese, accompagnata dall’ambasciatore americano a Roma, John Phillips e composta da aziende come Faber, Tod’s e Plastica Alfa, è la più consistente tra quelle dei Paesi dell’Unione europea. Ma l’apparenza, legata allo sforzo organizzativo dell’ambasciata e dell’Ice, la nostra agenzia pe il commercio con l’estero presente a SelectUSA col presidente, Riccardo Monti, non deve ingannare. Gli investimenti diretti italiani negli Stati Uniti sono molto limitati: un decimo di quelli della Francia o della Germania, un ventesimo di quelli della Gran Bretagna. Anche la Spagna investe il doppio di noi. Dietro i «big» — Fiat Chrysler, Luxottica, Barilla, Ferrero — c’è poco. L’impianto Brembo a Detroit, il raddoppio del pastificio Rana a Chicago, l’impianto chimico di Mossi Ghisolfi in Texas e poco altro.
Paghiamo la struttura molto frammentata del nostro sistema industriale e perdiamo un’occasione, visto che quello Usa è tornato ad essere il mercato più ricco e dinamico.
SelectUSA, un evento organizzato in un grande convention center, il Gaylord National alle porte di Washington, è interessante anche come modello di costruzione di rapporti di business: 2.500 rappresentanti di imprese di tutto il mondo hanno la possibilità di incontrare qui potenziali partner industriali e finanziari americani e i rappresentanti del governo federale e dei singoli Stati dell’Unione che cercano di attirare investimenti offrendo incentivi economici, infrastrutture e un aiuto a fare tutto in fretta evitando gli ostacoli burocratici.
Washington si sforza di dare prestigio e visibilità a Select-USA: sul podio, oltre a big dell’industria e della finanza come Warren Buffett, il presidente di Google Eric Schmidt e David Rubenstein, capo del fondo Carlyle, si alternano le figure più in vista del governo, dal segretario di Stato John Kerry al ministro del Tesoro, Jack Lew. Ieri è intervenuto anche il presidente Obama che, forse preoccupato per il superdollaro che può frenare l’export Usa, ha usato toni assai enfatici: «Gli Usa sono il posto più sicuro per investire e il luogo migliore per fare affari». Ma i dati sembrano dargli ragione: quasi 200 miliardi di dollari di investimenti esteri negli Usa negli ultimi tre trimestri del 2014.

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