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Missione a Tokio del vertice Renault Nissan apre all’alleanza con Fca

«In linea di massima non siamo contrari, non vediamo aspetti particolarmente negativi» nel progetto di fusione Fca-Renault, ha detto ieri il ceo di Nissan, Hiroto Saikawa. «Ma voglio guardare il piano da vicino e dal punto di vista degli interessi di Nissan», ha aggiunto. Prudente ma non ostile anche il capo di Mitsubishi, Osamu Masuko: «Abbiamo bisogno di tempo per verificare i benefici».

Il presidente di Renault, Jean-Dominique Senard, martedì è volato in Giappone per illustrare l’ipotesi di accordo con Fiat-Chrysler agli alleati di Nissan e Mitsubishi e strappare almeno una benevola manifestazione di interesse. Da questo punto di vista l’obiettivo può considerarsi raggiunto.

La missione di Senard a Yokohama, dove era già programmata da tempo una riunione dell’alleanza Renault, Nissan e Mitsubishi, era delicata per molti motivi. I rapporti tra Renault (azionista di maggioranza con il 43%) con il secondo costruttore giapponese dopo Toyota sono difficili da tempo, e la crisi è culminata a novembre con l’arresto all’aereoporto di Tokio di Carlos Ghosn, l’«imperatore» franco-brasiliano-libanese fondatore dell’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi.

I reati contestati a Ghosn dalla giustizia giapponese — malversazioni, abuso d’ufficio, evasione fiscale — hanno fatto venire alla luce un più generale scontento di Nissan, e il ceo Saikawa ha mostrato nei mesi scorsi l’intenzione di fare valere di più i diritti e gli interessi del pilastro asiatico dell’alleanza creata vent’anni fa da Ghosn. Nei mesi scorsi i tentativi di fusione tra Renault e Nissan sono falliti per l’opposizione dei giapponesi, e in questa spaccatura si è inserita la proposta di Fca-Chrysler.

Nissan a sua volta è il secondo azionista di Renault con il 15% (il primo è lo Stato francese con il 15,01%) e i numeri non gli consentono di bloccare il progetto, ma da un punto di vista politico e industriale l’adesione dei giapponesi è fondamentale. Intanto perché il coinvolgimento di Nissan e Mitusbishi è una delle quattro condizioni poste dal ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, perché il governo di Parigi dia il suo appoggio. Poi perché le perplessità sui reali vantaggi industriali per Renault aumenterebbero qualora l’«avventura» con Fiat-Chrysler dovesse portare alla fine del «matrimonio» con Nissan-Mitsubishi, come ieri ha scritto Le Monde. Il sindacato francese Cgt esprime timori per le conseguenze sull’occupazione, e ricorda che dal 2005 al 2018 sono andati perduti 22 mila posti di lavoro nel settore in Francia.

Anche per Standard & Poor’s il rapporto con i giapponesi potrebbe allungare i tempi della fusione, che comunque «presenta numerosi vantaggi strategici». Se dovesse andare in porto con la presenza dei giapponesi, nascerebbe il primo gruppo automobilistico al mondo con oltre 15 milioni di auto vendute l’anno.

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