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Missione di Noyer negli Stati Uniti «La multa a Bnp Paribas va ridotta»

Il caso Bnp Paribas prende una dimensione politica: il governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, ha incontrato a New York il procuratore di Manhattan Cyrus Vance per cercare di ammorbidire la posizione americana (una notizia rivelata dal New York Times ), mentre il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, alla domanda se il governo di Parigi difenderà Bnp, ha risposto «sì, certamente sì».
Bnp Paribas, la prima banca francese e la seconda d’Europa dopo Santander, è sospettata dalla giustizia americana di avere aggirato l’embargo contro Cuba, L’Iran, il Sudan e la Libia tra il 2002 e il 2009. In quanto attiva sul suolo americano, e abilitata a compiere operazioni in dollari, Bnp era tenuta a rispettare le leggi federali sugli embarghi: dal 2009 i vertici della banca negoziano con le autorità Usa per ridurre l’entità dell’ammenda, ma secondo le rivelazioni di pochi giorni fa del Wall Street Journal la multa raggiungerebbe i 10 miliardi di dollari (circa 7 miliardi di euro). Una cifra che rischia di infliggere un colpo mortale all’istituto di credito francese (padrone in Italia del 100 per cento di Bnl) e di scatenare in seguito una crisi finanziaria globale. Le autorità americane pretendono poi che i dirigenti della banca responsabili dei traffici con i Paesi sottoposti a embargo vengano allontanati.
L’Office of Foreign Assets Control – OFAC è l’organismo controllato dal sottosegretario americano al terrorismo che verifica il rispetto delle sanzioni decise dall’Onu o unilateralmente dagli Stati Uniti: dalla seconda metà degli anni Duemila l’Ofac si è mostrato molto più severo con le banche sospettate di avere infranto gli embarghi.
Nel 2012 la banca olandese ING è stata condannata a pagare 618 milioni di dollari per delle operazioni con l’Iran, poi è toccato all’inglese Standard Chartered versare 667 milioni di dollari per degli scambi con Libia e Sudan, mentre la multa finora più altra era quella comminata all’inizio di maggio a Credit Suisse, condannata a pagare poco meno di due miliardi di dollari al dipartimento della Giustizia americano.
Oltre a Christian Noyer, anche François Hollande interverrà personalmente in favore di Bnp Paribas: domani sera, il giorno prima delle cerimonie per i 70 anni dello sbarco in Normandia, il presidente francese cenerà assieme a Barack Obama in un ristorante parigino, e in quell’occasione perorerà la causa della banca francese.
«Se c’è stata una colpa o un’infrazione è normale che ne segua una sanzione — ha detto ieri il ministro francese Fabius alla tv pubblica France 2 —. Ma la sanzione deve essere proporzionata e ragionevole. Queste cifre (10 miliardi di dollari, ndr ) non sono ragionevoli, sarebbe una decisione ingiusta e unilaterale. Se questa ammenda venisse davvero decisa si creerebbe un problema molto serio».
Fabius ha sottolineato che la multa record a Bnp sarebbe un pessimo segnale, da parte di Washington, proprio mentre entrano nella fase decisiva i negoziati per il trattato di libero scambio tra Europa e Stati Uniti.
Nel peggiore dei casi, Bnp Paribas potrebbe perdere la licenza che le permette di operare in America oppure sarebbe condannata a una sospensione temporanea delle sue transazioni in dollari, con gravissime conseguenze per la solidità della banca e del sistema finanziario francese ed europeo.

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