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Mirino dell’Antitrust sui tassi bancari

Non sono bastate centinaia di sentenze dei tribunali né la Cassazione, che praticamente ha dichiarato illegittimo l’anatocismo bancario. Il “vizietto” delle banche di far pagare gli interessi sugli interessi, aumentando così rate di prestiti e fidi, compreso il rosso sulle carte revolving, sembra continuare indisturbato. Tant’è che ieri l’Antitrust ha aperto tre istruttorie contro Unicredit, IntesaSan Paolo e Banca nazionale del lavoro, sospettate di aver posto in essere «condotte in violazione del codice del consumo in relazione alla pratica dell’anatocismo bancario».
Una pratica che è stata vietatacon l’entrata in vigore dell’art. 17-bis del dl n. 18-2016, che ha ribadito il divieto di anatocismo, (già deciso nella legge di Stabilità del 2014), salvo autorizzazione del cliente. E non più su base trimestrale, ma annuale. Oggi gli interessi maturati sul rosso vengono accumulati. A fine anno la banca deve chiedere al cliente se vuole pagarli entro 60 giorni o addebitarli. Se si sceglie la seconda strada la banca applica l’anatocismo. Le tre banche, secondo l’Antitutst, «avrebbero adottato modalità aggressive per indurre i propri clienti a dare l’autorizzazione all’addebito». L’Authority sulla concorrenza s’è presentata nelle sedi dei tre istituti di credito ieri mattina. E certo non l’ha fatto a caso. I reclami ricevuti erano molti. Anche le associazioni dei consumatori hanno presentato “denuncia”. Questa volta però l’oggetto del contendere non è l’anatocismo in sé (quello annuale è legale, grazie all’emendamento di Sergio Boccadruti, il deputato Pd che lo fece inserire nella legge di conversione al dl banche). «Oggi il problema – chiarisce Antonio Tanza, avvocato e battagliero da anni contro l’anatocismo – è che le banche carpiscono in modo non limpido l’assenso del cliente. Quando si apre il conto online di Unicredit, per esempio, appare un piccolo banner, che sembra una pubblicità. Non si può chiudere, si può solo rimandare l’operazione. Ma aprendolo – denuncia Tanza – si scopre che in realtà quello che chiedono, anche a correntisti che non sono in rosso, è l’assendo all’anatocismo annuale. Un modo aggressivo per avere il consenso».
Le associazione dei consumatori (cui l’emendamento Boccadruti non è mai piaciuto perché ha lasciato l’anatocismo anche se su base annuale), sono soddisfatte. Il Codacons, che plaude alle istruttorie aperte dall’Antitrust, sostiene che l’anatocismo «costa mediamente agli italiani una cifra pari a 2 miliardi di euro all’anno». L’Adusbef va oltre. Chiede che le somme indebitamente chieste ai clienti tra i 1 gennaio 2014 e fino al 30 settembre 2016, vengano restituite dalle banche. «Considenrando gli impieghi – scrive l’associazione – si tratta di una cifra che varia tra i 6,7 e 7,8 miliardi di euro, che vanno restituiti».
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