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Miraggio italo-francese? Fincantieri-Chantiers fa sosta a Bruxelles

I «cantieri dell’Atlantico» di Saint-Nazaire hanno per Parigi un valore storico, nazionale e sentimentale enorme. Vennero fondati nel 1861 quando Napoleone III decise che la Francia avrebbe dovuto dotarsi di grandi navi in grado di traversare l’Atlantico, e hanno vissuto vari momenti di gloria: dal 1935 quando venne varato il Normandie, il piroscafo più grande del mondo, fino ai giorni nostri quando si prendono cura della Charles De Gaulle, la portaerei orgoglio della marina militare francese.

Il destino dell’accordo che pone i cantieri (ex STX) sotto il controllo dell’italiana Fincantieri è ora affidato alla Commissione europea, che deve pronunciarsi su eventuali danni alla concorrenza segnalati dalle autorità antitrust di Francia e Germania. «L’idea di sottoporre l’accordo al vaglio di Bruxelles non viene dal governo, è stata un’iniziativa autonoma dell’autorità francese sulla concorrenza, che è totalmente indipendente dal potere politico. Non bisogna vedere in questa mossa una ritorsione francese per le dichiarazioni di Luigi Di Maio», ha detto una fonte dell’Eliseo.

In effetti, il ricorso francese a Bruxelles risale a dicembre, mentre l’incidente diplomatico provocato dal sostegno di Di Maio e del Movimento Cinque Stelle alla rivolta dei gilet gialli è del 7 gennaio. La notizia della sospensione dell’accordo in attesa del via libera della Commissione è arrivata il giorno dopo, facendo pensare a una rappresaglia del governo di Parigi per l’aiuto offerto dal ministro italiano ai manifestanti oppositori di Macron. Non è così, come dimostrano le date. Ma la politica c’entra eccome. Se a dicembre l’accordo è approdato a Bruxelles per volere di Parigi (e in misura minore di Berlino), è perché già allora la Francia sembrava non fidarsi più dell’alleato italiano e preferiva prendere tempo.

Eterna amicizia?

L’accordo Fincantieri-STX (oggi tornati a chiamarsi Chantiers de l’Atlantique) venne stipulato il 27 settembre 2017 a Lione nel corso di un vertice franco-italiano che dopo le difficoltà dell’estate sanciva di nuovo l’eterna amicizia tra Parigi e Roma: la nuova società era al 50% francese e al 50% italiana, ma la Francia si impegnava a prestare all’Italia l’1% decisivo per ottenerne il controllo operativo, sottoposto peraltro a periodiche verifiche quanto a occupazione e rispetto del segreto sulle tecnologie. Quell’intesa intervenne dopo un viaggio a Roma del ministro dell’Economia Bruno Le Maire che all’epoca parlava di «nazioni sorelle», «vogliamo lavorare mano nella mano con l’Italia, sia in campo industriale che in quello economico e monetario». Erano i tempi del presidente Macron appena eletto e del suo discorso della Sorbona, con il quale si proponeva di rifondare l’Europa assieme alla Germania e all’Italia dell’allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. L’accordo Fincantieri-STX faceva parte di un’intesa più larga che prevedeva la collaborazione anche in ambito militare con la nascita di un’«Airbus dei mari» che avrebbe coinvolto la francese Naval Group e l’italiana Leonardo. Progetti che presuppongono un livello molto alto di fiducia e di intesa reciproca, dimostrato in quei giorni dalla voce comune in Europa su migranti e lotta al terrorismo e anche dal progetto di un «Trattato del Quirinale», che avrebbe dovuto essere firmato entro il 2018 per sancire in modo solenne e definitivo la relazione speciale tra Francia e Italia.

Dopo le elezioni italiane del 4 marzo, di quello spirito rimane ben poco. Il governo Lega-Cinque Stelle ha trasformato la politica europea dell’Italia, a cominciare dalla crisi sui migranti. La Francia ha risposto con veemenza, nell’estate 2018 alcuni esponenti hanno definito «vomitevole» il rifiuto italiano di accogliere la nave Aquarius, il presidente Macron ha parlato di «lebbra» nazionalista e ha rivendicato con orgoglio di sentirsi il nemico principale dell’asse sovranista Salvini-Orban. Sono arrivati poi gli incidenti alla frontiera di Bardonecchia, con i gendarmi francesi accusati dall’Italia di sconfinare nel nostro territorio per espellere quei migranti che Macron sembrava difendere a parole. Il vertice Italia-Francia che tradizionalmente si tiene ogni anno nel 2018 non c’è stato, e del Trattato del Quirinale non si parla più.

Tempo di verifica

Il lavoro delle due diplomazie è continuo, in base all’idea che la storia e gli interessi uniscono i due Paesi al di là delle divergenze contingenti. Grazie agli sforzi delle due ambasciate si è trovato un equilibrio che prevede un filo diretto tra il presidente Macron da un lato e il presidente Mattarella e il premier Conte dall’altro, che cercano di non lasciarsi imbrigliare dalle polemiche quotidiane.

Ma è impossibile che la nuova natura delle relazioni tra Francia e Italia non abbia ripercussioni sull’intesa civile-militare più delicata da molti anni a questa parte. Gli «chantiers de l’Atlantique» nel frattempo sono tornati al 100 per cento in mano alla Francia, che in base al calendario previsto dall’accordo avrebbe dovuto cedere le quote a Fincantieri. Il passaggio a Bruxelles introduce una pausa di almeno sei mesi, e ridà forza a quanti in Francia si sono sempre dichiarati contrari all’intesa con gli italiani.

A Saint-Nazaire, i leader sindacali vedono con favore il protrarsi di una situazione che riporta i cantieri sotto il controllo completo dello Stato francese: una nazionalizzazione di fatto. «Con questa inchiesta dell’Europa torniamo alla situazione di partenza — dice Christophe Morel, rappresentante Cfdt, il maggiore sindacato francese —. Se ci sarà il via libera europeo le cose potrebbero ripartire velocemente. Altrimenti potrebbe riaprirsi lo spazio per le controproposte». Parigi intanto guadagna tempo prezioso, durante il quale potrà verificare come evolvono le relazioni politiche con Roma.

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