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«Il mio viaggio nei cortili di Milano a caccia dei ladri di biciclette a nolo»

Gira i quartieri di Milano sbirciando oltre i portoni socchiusi. Adocchia le bici «sequestrate» nei cortili privati. Cerca i «colpevoli» che hanno tolto agli altri la libertà di pedalare. Fa domande e si attacca al citofono finché non trova il «ladro» e lo smaschera. A quel punto, abbassate le armi, inizia a chiacchierare per capire cosa lo ha spinto ad appropriarsi di un bene pubblico. Poi si mette al computer e scrive. «Dalla periferia al centro, dalle case popolari alle palazzine abitate solo da avvocati, il problema è lo stesso. Siamo tutti pezzenti». Sergio Basso, regista cinematografico e teatrale, libera le due ruote ostaggio dei cittadini incivili e trasforma gli incontri in racconti. Che ha deciso di pubblicare sul suo profilo Facebook: «Una sublimazione del reato».

Il progetto-indagine è iniziato a ottobre, quando Basso è ritornato a Milano, sua città natale, per girare un film e ha chiesto a un’amica dove comprare una bici usata. «Invece mi ha consigliato di iscrivermi al nuovo servizio di bike sharing ». Dalla fine dell’estate infatti sotto la Madonnina sono sbarcate le società cinesi Ofo e Mobike, rivoluzionando la mobilità lenta. Dodicimila bici gialle e arancioni in strada. Basta uno smartphone per localizzarle grazie a un sistema gps. Ci si iscrive alla app e si paga a seconda dell’uso. «All’inizio tutto bellissimo. Ho scaricato l’app di Ofo, che offriva in prova bici gratuite (solo fino al 31 ottobre, ndr ) e mi sono messo a pedalare. Una settimana dopo era impossibile trovarne disponibili: risultavano tutte nelle case. Pensavo fosse un problema della mappa, invece era la gente che le zanzava (rubava, ndr )».

I mezzi del nuovo servizio sono presto diventati vittime di vandalismi e furti. Bici appese agli alberi, abbandonate sui pianerottoli di casa, legate con lucchetti o gettate nelle acque del Naviglio. Corsa ai ripari della società, che durante il periodo prova ha richiesto agli iscritti il numero di carta di credito per rivalersi dei danni, oltre a numero di telefono e email. Ma il vizio di «appropriarsi» della due ruote pubblica è duro a morire. «Mi è capitato di vederne una in strada, ma senza sellino. A quel punto mi sono rotto e sono andato in cerca dei ladri».

Il viaggio diventa un’analisi sociologica dei milanesi. Non c’è quartiere o ceto innocente. «Quando mi trovo faccia a faccia con chi ha rubato la bici, il colpevole si impietrisce. Non ho mai trovato arroganza però». È il momento di smettere i panni da giustiziere e ascoltare. «C’è chi lo fa perché non può permettersi di comprare un mezzo e deve lavorare. Ho incontrato un fattorino e mi ha ricordato l’attacchino di “Ladri di biciclette”». Qualcuno si fa prendere da «un’ansia di tesaurizzazzione» e dice di voler salvare i sellini che altrimenti finirebbero a mollo. «Meglio in mano mia che buttata nel Naviglio» è la risposta di un ragazzo, Ishak, messo alle strette. Nel racconto pubblicato da Basso sui social , il giovane è obbligato a fare pubblica ammenda di fronte all’intero vicinato.

Un mese di lavoro per strade e piazze, una certezza in tasca: i responsabili dei furti hanno facce diverse dagli autori dei vandalismi. «Penso che chi spacca e rende inutilizzabili i mezzi lo faccia con un obiettivo economico, mi sembra un’operazione troppo sistematica per essere opera di bande di sfaccendati». E chi si porta la due ruote a casa? «Bisogna punire gli zanzamenti . Serve un gesto forte contro gli incivili. Come i controllori sull’autobus e il tram, altrimenti è più forte di noi e non paghiamo il biglietto».

Il Comune sta prendendo tutt’altra direzione: pedalate in sharing estese alla Città metropolitana. «Se fossi il sindaco Beppe Sala piuttosto regalerei una bici a ogni famiglia. Così, per vedere se si responsabilizzano». Da regista, Basso invece racconta quello che vede. «La prossima puntata? La pubblico se la prima riceve almeno 5oo like ».

Sara Bettoni

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