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Minusvalenze sempre deducibili

Perdite su partecipazioni deducibili anche senza la comunicazione alle Entrate. Con il modello Unico 2012, il mancato rispetto degli adempimenti comunicativi previsti per le minusvalenze non-Pex sarà punito con una sanzione del 10% degli importi dedotti, come stabilito dall’articolo 11, comma 1 del decreto legge 16/2012.
Il sistema
Il sistema di tassazione delle società di capitali prevede l’indeducibilità assoluta delle minusvalenze realizzate su partecipazioni dotate dei cosiddetti requisiti Pex indicati nell’articolo 87 del Tuir. Chi cede azioni o quote in società che rientrano in questo regime (società operative residenti in Italia o in paesi extra black list), che siano state possedute per almeno 12 mesi interi e iscritte come immobilizzazioni nel primo bilancio dopo l’acquisto, si troverà a non poter mai recuperare fiscalmente il costo sostenuto; l’indeducibilità delle minusvalenze su partecipazioni Pex si applica, infatti, anche nel caso di liquidazione o fallimento della partecipata. Se la partecipazione ceduta non possiede anche uno solo dei requisiti (ad esempio azioni iscritte, nel primo bilancio, nell’attivo circolante), le minusvalenze realizzate sono invece interamente deducibili ai fini Ires. Anche per le minusvalenze non-Pex è prevista un’ipotesi di indeducibilità dall’articolo 109, comma 3-bis del Tuir. Si tratta dell’importo realizzato fino a concorrenza della quota non imponibile dei dividendi percepiti nei 36 mesi precedenti la vendita. La norma riguarda esclusivamente le partecipazioni acquisite da non oltre 36 mesi al momento della vendita e sempre che siano verificate condizioni di cui alle lettere c) e d) (commercialità e residenza) dell’articolo 87.
Le comunicazioni
Al fine di consentire i controlli del Fisco sulla deduzione di minusvalenze finanziarie, sono previste due distinte comunicazioni da inviare all’agenzia delle Entrate. La prima riguarda le minus di importo superiore a 5 milioni di euro realizzate su azioni o quote immobilizzate, mentre la seconda si riferisce ai componenti negativi indicati nel citato articolo 109, comma 3-bis, realizzati, per importi superiori a 50mila euro, su azioni e titoli quotati.
Le penalizzazioni
Fino allo scorso anno, l’omessa (o anche solo tardiva) comunicazione rendeva automaticamente indeducibili le minusvalenze. Questa penalizzazione è stata eliminata dall’articolo 11 del Dl 16/2012, che l’ha sostituita con una sanzione amministrativa analoga a quella vigente dal 2007 per la mancata indicazione dei costi da fornitori di black list. D’ora in poi, in assenza di comunicazione, la deduzione resterà confermata (in presenza dei requisiti di legge), ma scatterà una sanzione pari al 10% delle minusvalenze, con un minimo di 500 e una massimo di 50mila euro (articolo 11, comma 4-bis del Dlgs 471/97). La norma, per il principio del favor rei, deve ritenersi applicabile anche alle violazioni commesse in passato, pur se già contestate, sempreché il contenzioso non sia esaurito. Il contribuente potrà inoltre sanare con il ravvedimento la mancata comunicazione, inviandola (qualora non siano state avviate ispezioni o verifiche) entro il 30 settembre dell’anno successivo a quello di scadenza del termine. Dovrà inoltre essere versata la sanzione proporzionale del 10%, con i relativi minimi e massimi, ridotta a un ottavo ai sensi dell’articolo 13 del Dlgs 472/1997.

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