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Minori e social, diritto alla rete?

Esiste un diritto generalizzato alla connessione in rete? E da che età deve poter essere consentito navigare, fare acquisti e condividere sui social le proprie immagini e/o le proprie opinioni? Insomma, esiste una «maggiore età» anche per il web o la libertà di manifestazione del pensiero deve essere riconosciuta a tutti anche su Internet senza alcun vincolo d’età? Il dibattito, soprattutto quando coinvolge minori, e quando dalle cronache emergono vicende di cyberbullismo che trovano nei social network degli amplificatori, è da tempo molto acceso tra i giuristi. E l’inchiesta che questa settimana Affari Legali ha condotto tra gli studi che si occupano di privacy, ma anche di diritto di famiglia, mette in evidenza moltissimi profili che involgono il tema dei minori e dei social. Temi molto vasti e sui quali sia i colossi mondiali della rete, come TikTok, che le authority di vigilanza, come il Garante italiano per la protezione dei dati personali, hanno cercato di intervenire, anche se spesso la sensazione è che gli interventi regolamentari adottati non siano sufficienti a frenare un fenomeno che è principalmente educativo. Così, per esempio, nel febbraio scorso, TikTok ha chiesto ai propri iscritti di indicare nuovamente la data di nascita prima di continuare ad utilizzare l’app, rimuovendo gli account degli utenti al di sotto di 13 anni. In materia di privacy, il Gdpr stabilisce che, qualora nell’ambito dell’offerta diretta di servizi della società dell’informazione ai minori si chieda un consenso, il trattamento di dati personali del minore è lecito nel caso in cui questi abbia almeno 16 anni (in Italia il limite di età è 14 anni). Ma le regole funzionano? La domanda se l’è posta anche la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, che martedì ha firmato il decreto che istituisce un tavolo tecnico sulla tutela dei diritti dei minori nel contesto dei social network, dei servizi e dei prodotti digitali in rete. Al tavolo, presieduto dalla sottosegretaria Anna Macina, siederanno Garante privacy, Agcom e Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza con l’obiettivo di produrre una proposta anche di normativa.

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