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I ministri Ue frenano sull’unione bancaria (aspettando Berlino)

Tra unione bancaria e bilancio comunitario, il governo Gentiloni è stato chiamato ad affrontare ieri una doppia partita europea. Mentre sul fronte finanziario l’obiettivo dell’Italia è limitare i tagli ad agricoltura e coesione, stimati dalla Commissione europea al 5-10% nel prossimo bilancio comunitario 2021-2027, sul versante creditizio le trattative diplomatiche appaiono attraversare un momento di stallo, provocato dalla lunga transizione politica in Germania.
Sul versante dell’unione bancaria, l’obiettivo dei governi della zona euro è dotare la costruzione di un terzo pilastro. Oltre alla vigilanza creditizia e al Fondo unico di risoluzione bancaria, si vuole mettere a punto una garanzia in solido dei depositi. Da mesi ormai i ministri delle Finanze faticano a trovare un accordo. Alcuni Paesi insistono per una ulteriore riduzione dei rischi nei bilanci bancari della zona euro prima di accettarne una condivisione.
«Purtroppo – ha detto ieri qui a Bruxelles il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan – c’è uno stallo che vede da una parte i Paesi, come l’Italia, che ritengono necessario introdurre meccanismi di condivisione del rischio il più presto possibile, e Paesi che ritengono che occorra continuare a ridurre i rischi». Quest’ultima è una posizione che l’Italia «respinge». Il ministro ha aggiunto che il gruppo di Paesi che spinge in direzione di un rapido completamento dell’unione monetaria «non è una minoranza».
Dopo un ammorbidimento delle posizioni il mese scorso, si è registrato questa settimana, in occasione di una due-giorni di riunioni dei ministri delle Finanze, un brusco irrigidimento (si veda Il Sole/24 Ore del 24 gennaio). Lo sguardo corre alla Germania, che in questo frangente tende a mettere l’accento sulla necessità di ridurre ulteriormente i rischi nel settore bancario, prima di accettare una condivisione dei rischi e quindi una responsabilità in solido dei depositi bancari.
Al di là delle sue tradizionali idiosincrasie, Berlino è in transizione, in attesa di un nuovo governo, possibile solo dopo la rielezione di Angela Merkel alla cancelleria. Si capisce che l’attuale ministro delle Finanze Peter Altmaier (CDU) non voglia impegnarsi, tanto più che verrà sostituito da Olaf Scholz (SPD). Ciò detto, nelle prossime settimane diplomatici continueranno a studiare il modo di valutare precisamente quanta riduzione dei rischi è stata compiuta e come valutare l’ulteriore cammino da fare.
«Le preoccupazioni dei miei colleghi sull’esito elettorale in Italia – ha poi spiegato il ministro Padoan, riferendosi al voto politico del 4 marzo in Italia – non si sono rafforzate, sono più o meno quelle di un mese fa, forse sono anche meno pressanti: un tema che viene aggiunto alla conversazione è che sono meno preoccupati anche i mercati che, evidentemente, valutano i rischi di instabilità molto minori di quanto potesse sembrare a una lettura più superficiale».
Sul versante del bilancio comunitario, sempre il ministro Padoan ha incontrato ieri il commissario al bilancio Günther Oettinger per parlare del prossimo periodo finanziario 2021-2027. L’uomo politico tedesco ha messo l’accento su tagli limitati, «non oltre il 5-10%» nei settori dell’agricoltura e della coesione. Il problema è che i Ventisette devono compensare l’uscita del Regno Unito dall’Unione e al tempo stesso vogliono aumentare la taglia del bilancio (si veda Il Sole/24 Ore del 15 febbraio).
Bruxelles presenterà il suo progetto di bilancio il 2 maggio. Nel frattempo questo venerdì i Ventisette discuteranno delle loro priorità. Il ministro Padoan ha spiegato ieri che l’Italia vuole rendere più efficiente la spesa. A proposito di tagli, ha dichiarato che nessuna decisione è stata ancora presa. «Ci sono sfide – ha poi aggiunto – che hanno una dimensione europea e devono trovare risposte comuni», e il prossimo bilancio comunitario deve tenere conto di questi «beni pubblici comuni» come difesa e immigrazione.

Beda Romano

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