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Miniriforma delle adozioni ma i single restano esclusi

Passa la miniriforma delle adozioni, ma cade l’apertura per i single. Ieri al Senato, la stessa prima firmataria della proposta, la senatrice del Pd Francesca Puglisi fa professione di realismo e ritira ordine del giorno ed emendamento che spianavano la strada della parificazione ai bambinai affidati ai single rispetto a quelli affidati alle coppie sposate. «Ritiro l’emendamento – spiega Puglisi – semplicemente perché so che l’ottimo a volte è nemico del bene e questa legge, se approvata, consente davvero di fare notevoli passi avanti in materia di diritti dei bambini».
«L’intento di quell’emendamento – ha sottolineato Puglisi – non era aprire a scorciatoie per l’adozione dei single, piuttosto quello di equiparare i diritti dei bambini che vanno in affido familiare a single, come già la legge permette di fare, perché l’affido familiare, legato alla disponibilità delle persone, negli ultimi cinque anni è calato del 16 per cento. Quindi, si trattava di equiparare i diritti dei bambini che un tribunale e i servizi sociali decidono di dare in affido a un single a quelli dei bambini che un tribunale e i servizi sociali hanno invece affidato a famiglie regolarmente sposate».
In realtà una limitata possibilità di adozione è introdotta anche per i single, dopo un prolungato periodo di affidamento e nei confronti di orfani o bambini del tuto trascurati. Sgombrato il campo dall’emendamento e dall’ordine del giorno, che oltre che sui single aprivano alle coppie non sposate e sposate da meno di tre anni, il disegno di legge viaggia tanto spedito da essere approvato all’unanimità con 197 sì, per essere destinato ora all’esame della Camera.
Cardine del disegno di legge è la norma che stabilisce come, una volta accertata l’impossibilità di recuperare il rapporto tra il minore e la famiglia d’origine e dunque sia dichiarata l’adottabilità, il tribunale dei minorenni, nel decidere sulla domanda di adozione presentata dalla famiglia affidataria deve tenere conto dei legami affettivi significativi e del rapporto stabile consolidatosi tra il minore e la famiglia affidataria. Questa corsia preferenziale opera solo quando la famiglia affidataria soddisfa tutti i requisiti previsti per l’adozione, previsti dall’articolo 6 della legge del 1983 (stabile rapporto di coppia, idoneità all’adozione e differenza d’età con l’adottato) e quando l’affidamento, contrariamente alla natura dell’istituto, si è concretizzato di fatto in un rapporto prolungato, sul piano anche affettivo, tra la famiglia affidataria e il minore.
Approvato il provvedimento, ieri sera il Senato ha iniziato la discussione sul divorzio breve. Il disegno di legge riduce a 12 mesi la durata del periodo di separazione ininterrotta dei coniugi necessaria per poter proporre la domanda di divorzio nei casi di separazione giudiziale. Quando però la separazione è consensuale, il periodo di separazione diminuisce ulteriormente sino a collocarsi a 6 mesi.
Ma oggetto delle maggiori frizioni, anche all’interno della maggioranza, è la disposizione che, modificando il testo approvato dalla Camera, prevede anche la possibilità di divorzio immediato (sul quale si ipotizza uno stralcio), senza cioè un periodo anche breve di separazione, quando si procede in via consensuale, non ci sono figli minori o portatori di handicap, maggiorenni incapaci o di età inferiore a 26 anni non autosufficienti sul piano economico.
Renato Schifani, a nome di Alleanza popolare (Ncd più Udc) motiva: «È indispensabile affrontare argomenti delicati quali il divorzio con prudenza ed evitando soluzioni estreme. In questo senso la posizione del gruppo di Area popolare al Senato è contraria al cosiddetto “divorzio immediato”, perché se da un lato è senza dubbio necessario superare l’attuale sistema che prevede l’obbligatorietà di un periodo non inferiore a tre anni per accedere al divorzio, dall’altro non si può passare da questo sistema ad uno che consentirebbe lo scioglimento dopo soltanto alcuni giorni dalla celebrazione del matrimonio».

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