Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Minimi, un 2011 senza limiti

di Maurizio Tozzi  

Minimi, chi è fuori dal 2012 a caccia di guadagni. Nel 2011 Conviene fatturare oltre i 30 mila euro senza superare il limite di 45 mila euro per massimizzare i benefici fiscali. Identiche conclusioni per l'acquisto dei beni strumentali, potendosi superare tranquillamente il limite dei 15 mila euro nell'arco del triennio di osservazione. In ogni caso è obbligatoria la fuoriuscita dall'anno prossimo. La tassazione per cassa evita i problemi di rientro nei regimi ordinari, anche se trattasi di guadagni di competenza del 2012, mentre con i beni strumentali si ottiene la massima accelerazione dell'ammortamento. Unica nota negativa la immediata riattivazione degli adempimenti contabili e di liquidazione Iva, ma trattasi davvero di aspetti irrisori in confronto ai vantaggi fiscali.

Le nuove regole in materia di minimi stabilite dal dl 98 del 2011 e che vedranno il prossimo anno la stragrande maggioranza dei soggetti attualmente in tale regime essere obbligati a fuoriuscirne, rendono implicito anche un assunto abbastanza importante: per coloro che dal 2012 dovranno fare ritorno alle regole di tassazione ordinarie, nell'arco del 2011 non è più necessario il rispetto sia del limite dei 30 mila euro di ricavi o compensi, fermo restando quello superiore di 45 mila euro che obbliga alla fuoriuscita immediata già per l'anno in corso, sia del limite di 15 mila euro di investimenti in beni strumentali nell'arco del triennio precedente. Il risultato del superamento di tali limiti, infatti, sarebbe esattamente identico a quello previsto dalla nuova versione dei contribuenti minimi, ossia non essere più considerato all'interno del regime agevolato. Ovvio che il contribuente deve prima verificare con estrema attenzione se potrà, o meno, anche l'anno prossimo avvalersi dell'imposizione sostitutiva del 20%, ma nel caso in cui ne fosse escluso, come nelle ipotesi di soggetti in attività da prima del 2008, allora si rendono necessarie precise riflessioni. Da un lato vi è la permanenza in una sorta di «limbo», molto indefinito, denominato «regime degli ex minimi», che non si traduce in nessun vantaggio particolare, se non quello di evitare la contabilità e le liquidazioni Iva, circostanze peraltro non molto consigliabili dato che bisogna comunque ritornare alle regole ordinarie di determinazione del reddito (per esempio, nel caso del reddito d'impresa, bisogna nuovamente procedere secondo le regole di competenza, riattivare gli ammortamenti, valutare le rimanenze ecc.), oltre dover applicare gli studi di settore (adempimento non agevole in assenza della contabilità). Il solo vantaggio fiscale sarebbe l'esclusione dall'Irap, ma con tutta la buona volontà, se trattasi di professionisti e, ormai, anche titolari di reddito d'impresa privi di autonoma organizzazione la giurisprudenza della Corte di cassazione ha già da tempo risolto il problema. Dall'altra parte deve valutarsi che il ritorno al regime ordinario, che di fatto richiede in più solo la ripresa dei predetti adempimenti, peraltro in forma semplificata (è difficile credere che chi fuoriesce dai minimi vada subito oltre le soglie previste dalla legge per l'adozione di tale tipo di contabilità), essendo una situazione del tutto neutra sul piano fiscale potrebbe consentire di fruire al massimo, con dei precisi «colpi di coda», delle agevolazioni del sistema dei minimi nel corso del 2011, soprattutto nell'ottica di massimizzare i guadagni e di investire in beni strumentali. Che si fuoriesca dal regime degli «ex minimi» è pacifico, in quanto lo prevede l'articolo 27, comma 4, del dl 98/11. Ma in termini sostanziali i vantaggi sono di non poco conto. Anzitutto per quanto concerne la tassazione. Innalzare ad esempio i ricavi/compensi, rispettando la soglia dei 45 mila euro e producendo un maggior reddito, significa comunque avere la tassazione sostitutiva (dell'Irpef e delle relative addizionali), al 20% e il principio di cassa consente di far ciò anche per ricavi di competenza del 2012, oltre a poter incamerare l'Iva. Dunque le vendite promozionali entro la chiusura dell'anno saranno dei «toccasana» per i dettaglianti, che altrimenti dal prossimo anno vedranno anche i loro margini ridotti dell'Iva da scorporare. Così come sarà conveniente anticipare i pagamenti delle prestazioni da effettuare, anche se trattasi di reddito d'impresa: infatti, le regole del regime dei minimi prevedono che nel caso di ritorno al regime ordinario, quanto già introitato e dichiarato in applicazione del principio di cassa non debba essere più recuperato a tassazione secondo il principio di competenza. Conseguenze similari si hanno sul fronte dei beni strumentali. Oltre a conclusioni abbastanza ovvie per quanto concerne alcune scelte, come il fitto di locali più ampi o l'acquisto di beni necessari per l'attività, da potersi effettuare con semplicità dato che non vi è più nessun problema di rispetto della soglia dei 15 mila euro, bisogna altresì riflettere sulla massimizzazione dell'effetto deducibilità del costo. Infatti, un acquisto di un bene strumentale nel regime dei minimi è spesato per l'intero ammontare, non dovendosi attendere l'ordinario decorso del periodo di ammortamento: addirittura, nel caso degli immobili l'effetto «anticipazione del costo» potrebbe essere di 33 anni.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Segnali contrastanti sul fronte Atlantia-Cdp. L’opinione prevalente è che la cordata coagulata in...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non si tratta solo di scegliere una nuova data a partire dalla quale si potrà di nuovo licenziare. ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La proroga del Temporary Framework europeo (il Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato) consentirebbe...

Oggi sulla stampa