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Minimi in paradiso

di Andrea Bongi 

Il regime dei nuovi minimi è un «paradiso fiscale». Si tratta di un regime di assoluto favore per i soggetti che dal 1° gennaio 2012 intraprendono una nuova attività d'impresa o di lavoro autonomo o l'anno avviata dopo il 31 dicembre 2007, in grado di sconfinare nella schiera delle c.d. erosioni d'imposta.

La perdita di gettito riconducibile al nuovo regime super semplificato ad imposta sostitutiva del 5% è stata recentemente stimata dai tecnici del ministero dell'economia e delle finanze in circa 10 milioni di euro l'anno.

Fortuna vuole – almeno per le casse dell'erario – che il nuovo regime dei minimi sia si un sistema fiscale paradisiaco ma come tale riservato a pochi intimi.

Le prime simulazioni indicano infatti come reali le previsioni contenute nella relazione tecnica di accompagnamento del dl 98/2011 che indicavano nel 4-5 per cento la platea di attuali contribuenti minimi che avrebbero potuto accedere, naturalmente, nel nuovo regime ad imposta sostitutiva ridotta.

L'inserimento dunque del nuovo regime forfettario previsto dai primi due commi dell'articolo 27 del dl 98/2011 fra le agevolazioni fiscali in grado di erodere materia imponibile e sottrarre quindi risorse alla tassazione lascia piuttosto perplessi. Dal punto di vista formale l'inserimento del nuovo regime fra quelli di assoluto favore non lascia dubbi. Preoccupa invece ilo fatto che nella stessa relazione sull'erosione fiscale si parli di perdita di gettito non considerata nelle stime effettuate in sede di revisione dei regimi forfettari. Quasi che con tale indicazione si volesse aprire un varco a futuri e sempre possibili ripensamenti del legislatore sulla materia se non addirittura ipotizzare il rientro del nuovo regime dei minimi nell'insieme delle disposizioni agevolative per le quali scatterebbero i c.d. tagli lineari in assenza del varo della riforma fiscale entro l'anno 2013.

Forse è il caso di sottolineare come a fronte della creazione di un regime di assoluto favore (un vero e proprio paradiso fiscale insomma) riservato a pochi intimi il legislatore con l'articolo 27 del dl 98/2011 ha in realtà fatto cassa costringendo la quasi totalità degli attuali contribuenti minimi al ritorno verso l'Irpef progressiva a scaglioni, alla soggettività attiva Iva e all'obbligo degli studi di settore.

Molto più della perdita di gettito di circa 10 milioni di euro l'anno che si può stimare come effetto della nuova imposta sostitutiva al 5%.

Forse è anche il caso di sottolineare anche un altro aspetto che fino ad adesso è rimasto per così dire in sordina. L'esodo degli attuali contribuenti minimi verso il nuovo regime semplificato ad irpef ordinaria costringerà molti di questi soggetti a decidere di cessare del tutto l'attività chiudendo la partita Iva entro ilo 31 dicembre prossimo. Questa sì che sarebbe una perdita di gettito. Difficile fare stime in tal senso. Una cosa è certa il ritorno ad un regime a contabilità obbligatoria (l'esenzione concessa è solo apparente) ed il maggior carico fiscale indotto dalla progressività irpef, dal ritorno delle addizionali e dell'Iva, dall'aggravio degli studi di settore, convincerà più di un minimo ad abbandonare la scena.

Nei prossimi mesi sapremo dunque quale destino attende l'esercito dei 5-600 mila contribuenti minimi. Gli unici che potranno gioire saranno i pochi eletti che all'improvviso si vedranno catapultati nel nuovo regime paradisiaco ad imposizione quasi azzerata. Per tutti gli altri allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre prossimo ci sarà ben poco da festeggiare, dal lato fiscale ovviamente.

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