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Minimi, danno e beffa

Nuovo regime forfetario: rischioso cambiare le regole del gioco a partita già iniziata. Se si decide di ampliare le modalità e i criteri di accesso, come sembra logico dedurre dalle recenti dichiarazioni degli esponenti dell’esecutivo, si penalizzeranno tutti coloro che nel frattempo hanno dovuto scegliere il regime ordinario non avendo i requisiti per l’ingresso nel nuovo forfait.

Il correttivo al regime introdotto dalla legge di stabilità per il 2015 (legge n. 19/2014) che, secondo quanto annunciato dal sottosegretario all’economia Luigi Casero (si veda ItaliaOggi del 23.01.2015), verrà elaborato usufruendo della delega fiscale, finirà dunque per agevolare le nuove attività che verranno avviate nei mesi successivi ma avrà il sapore della vera e propria beffa per tutti coloro che sono già in attività al 1° gennaio 2015 o che avranno aperto la partita Iva nei primi giorni del 2015.

Oltre a queste inevitabili e ineludibili conseguenze la scelta di apportare modifiche in corso d’opera al nuovo regime forfetario potrebbe avere anche altri spiacevoli effetti. È possibile infatti che nell’attesa di capire quali saranno esattamente le modifiche che l’esecutivo intende apportare al regime a imposta sostitutiva del 15%, tutti coloro che hanno deciso di aprire una partita Iva, salvo esigenze contingenti, decideranno di rinviare l’inizio della loro attività evitando l’impasse che si è nel frattempo creata.

Il solo annuncio di modifiche è di per sé segnale di incertezza che si riflette, inevitabilmente, sull’economia reale causando effetti facilmente prevedibili.

Dal 1° gennaio 2015 il panorama fiscale per i piccoli imprenditori, artisti e professionisti, prevede solo due regimi alternativi: l’ordinario e il forfetario. La sostanziale e immediata differenza fra i due regimi è rappresentata, senza ombra di dubbio, dal non assoggettamento a Iva delle attività esercitate in regime forfetario. L’Iva, come è noto, pur essendo un tributo a liquidazione periodica impatta immediatamente sull’attività del contribuente, già al momento stesso dell’emissione del documento fiscale che certifica le prestazioni effettuate, per cui risulta praticamente impossibile modificare le regole Iva in corso d’anno.

Anche ai fini delle imposte dirette l’ingresso nel regime forfetario o in quello ordinario già dal 1° gennaio scorso potrebbe rivelarsi irreversibile, almeno per il periodo d’imposta 2015. I nuovi forfetario non sono infatti né sostituti d’imposta, nel senso che non applicano le ritenute di acconto ai loro committenti, né sono sostituiti, nel senso che non subiscono a loro volta la ritenuta di acconto sulle prestazioni effettuate.

Come si può facilmente intuire da questi due semplici esempi chi dal 1° gennaio 2015 è entrato, suo malgrado nel regime ordinario, non potrà rientrare, salvo casi particolari, nel regime forfetario allargato frutto delle annunciate modifiche che il governo intende apportare. Per comprendere meglio il senso di questo ragionamento formuliamo un semplice esempio. Supponiamo che un libero professionista in attività nel 2014 abbia conseguito in tale periodo d’imposta compensi per euro 20.000. Poiché l’asticella posta all’ingresso del nuovo forfait per i lavoratori autonomi è posta a livello di 15.000 euro il nostro libero professionista dal 1° gennaio 2015 è naturalmente in regime ordinario. Ciò significa che sulle fatture emesse da tale data applicherà l’Iva al 22% e subirà la ritenuta d’acconto del 20%.

Supponiamo che una delle modifiche che verranno introdotte dall’esecutivo sia proprio l’innalzamento del limite dei compensi per le attività professionali dagli attuali 15.000 euro, uno dei problemi principali del nuovo regime forfetario, a 30.000 euro.

Anche se una tale modifica dovesse entrare in vigore entro fine febbraio, per il nostro libero professionista potrebbe essere troppo tardi. Risulterebbe infatti impossibile o comunque assolutamente difficoltoso, procedere alla correzione dei documenti fiscali già emessi retrocedendo l’Iva riscossa dai clienti e le ritenute d’acconto subite.

L’unico effetto che tale novità normativa potrebbe avere sul libero professionista del nostro esempio potrebbe essere quello di consentirgli l’accesso al regime a forfait dal periodo d’imposta 2016.

Il semplice caso pratico sopra descritto dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, come in materia di regimi contabili e fiscali non sia opportuno introdurre modifiche in corso d’opera.

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