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Minimi, costi auto più leggeri

I contribuenti minimi deducono il 50% dei costi connessi all’utilizzo dei mezzi di trasporto, e non il 20% come la generalità delle imprese e dei lavoratori autonomi. È questa una delle numerose differenze che contraddistinguono il regime dei contribuenti minimi rispetto a quello ordinario, ragion per cui è opportuno evidenziare le principali caratteristiche dello stesso, con particolare riguardo alle peculiarità che lo contraddistinguono. In primo luogo, oltre a ricordare che il reddito dei soggetti in questione è determinato per «cassa», è opportuno segnalare che per i professionisti i compensi devono essere dichiarati al netto dei contributi previdenziali o assistenziali addebitati al cliente, a eccezione dei soggetti iscritti alla gestione separata Inps, per i quali il contributo del 4% addebitato ai committenti è parte integrante del compenso professionale, come confermato anche dalle istruzioni al quadro LM del modello Unico. Tale contributo alla gestione separata, costituendo parte integrante del compenso ed in assenza di chiarimenti ufficiali da parte dell’Agenzia, dovrebbe quindi concorrere alla formazione del plafond di 30 mila euro, quale limite massimo di componenti positivi per mantenere la qualifica di contribuente minimo. La seconda questione attiene alle plusvalenze derivanti dalla cessione di beni strumentali, per la cui determinazione è necessario distinguere le seguenti fattispecie:

– per i beni acquisiti nel corso del regime agevolato, la plusvalenza è pari al corrispettivo percepito derivante dalla cessione (a fronte della deduzione per cassa dell’intero costo nell’esercizio in cui è avvenuto l’acquisto);

– per i beni acquisiti prima dell’ingresso nel regime agevolato, la plusvalenza è determinata in base alla differenza tra corrispettivo conseguito ed il costo non ammortizzato risultante alla fine dell’esercizio precedente a quello dell’ingresso nel regime (circ. n. 73/E/2007 e circ. n. 13/E/2008).

È appena il caso di precisare che per gli esercenti arti e professioni, le plusvalenze rilevanti nella determinazione del reddito sono solamente quelle relative ai cespiti acquisiti successivamente al 4 luglio 2006 (per gli immobili, quelli acquisiti nel triennio 2007-2009). È in ogni caso preclusa la rateizzazione delle plusvalenze per i beni detenuti da almeno tre anni, prevista nel regime ordinario delle imprese dall’art. 86 del Tuir, potendosi tuttavia «diluire» le stesse in presenza di incasso rateale del corrispettivo derivante dalla vendita.

Sul fronte dei componenti negativi di reddito, confermando la rilevanza degli stessi in base al principio di cassa, è bene ricordare innanzitutto che secondo la circ. n. 7/E/2008, le spese sono deducibili a condizione che il contribuente minimo sia in grado di dimostrare, sulla base di criteri oggettivi, l’inerenza delle stesse all’attività d’impresa o professionale esercitata. Per quanto riguarda le spese relative ai beni ad uso promiscuo, le stesse sono deducibili sempre nella misura del 50%, non applicandosi per i contribuenti in questione i differenti limiti percentuali stabiliti dal Tuir per esempio in relazione ai mezzi di trasporto di cui all’art. 164 del predetto Tuir. Per quanto riguarda i costi a deducibilità limitata, in linea generale per i contribuenti minimi non si rendono applicabili le regole del Tuir, essendo deducibili le spese in base al principio di cassa. Tuttavia, è opportuno segnalare quanto segue:

– le spese per vitto e alloggio sono deducibili per l’intero importo pagato «qualora la stretta inerenza delle stesse all’esercizio dell’attività sia dimostrabile sulla base di criteri oggettivi» (circ. n. 12/E/2008);

– le spese di rappresentanza, invece, sono deducibili nei limiti degli ordinari criteri stabiliti dal Tuir per le imprese e i professionisti che operano nel regime ordinario (per questi ultimi, per esempio, nei limiti dell’1% dei compensi percepiti nel periodo d’imposta). Tale posizione, affermata da parte dell’Agenzia delle entrate nella circ. n. 34/E/2009, è in contrasto con il già descritto principio generale secondo cui ai contribuenti che operano nel regime di vantaggio in questione non si rendono applicabili le ordinarie regole del Tuir che prevedono dei limiti di deducibilità;

– le spese per omaggi sono integralmente deducibili se riferite a beni di valore unitario non superiore ad euro 50, a condizione che l’inerenza all’attività svolta sia dimostrabile tramite idonea documentazione. Per i beni di valore unitario superiore alle predetta soglia di euro 50, trova applicazione il trattamento previsto per le spese di rappresentanza descritto in precedenza. Sul punto, è opportuno segnalare che con la circ. n. 7/E/2008, l’Agenzia delle entrate aveva sostenuto la deduzione integrale delle spese per omaggi, sempreché inerenti allo svolgimento dell’attività, a prescindere dal valore unitario degli stessi.

Infine, è opportuno osservare che le istruzioni al quadro LM del modello Unico nulla dispongono in relazione alla spettanza nel regime dei minimi della deduzione del 10% dell’Irap pagata nei periodi d’imposta antecedenti all’ingresso nel regime agevolato (il contribuente minimo è infatti esente da Irap). Ricordando che la deduzione in questione spetta a condizione che nel periodo d’imposta siano stati sostenuti oneri finanziari, per il periodo d’imposta 2013 (ingresso nei minimi), la deduzione dovrebbe applicarsi in relazione al 10% del saldo corrisposto nel 2013 per il periodo d’imposta 2012, a condizione che in tale ultimo periodo d’imposta il contribuente abbia sostenuto oneri finanziari.

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