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Mini-vertice Ue sulla Grecia Tsipras: “Soluzione politica” Merkel: “Rispettare accordi”

È la notte del grande gelo a Bruxelles. Alexis Tsipras chiede ai colleghi dell’Unione di trovare una soluzione politica sul salvataggio della Grecia, ma in pochi vogliono che il summit europeo dedicato ad altri temi, a partire da terrorismo, Libia e Ucraina, deragli nuovamente sul dossier ellenico. Così il presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk, ha l’originale (e contestata) idea di convocare un mini-vertice informale al termine dei lavori. Ci saranno anche Draghi, Merkel, Hollande, Juncker e Dijsselbloem.
I presupposti sono i peggiori, tempo e fiducia reciproca sono ai minimi. È un’Europa quanto mai compatta nel chiedere a Tsipras di rispettare i patti. Gli europei sotto traccia accusano i greci di avere boicottato il lavoro tecnico per risolvere la crisi che era alla base dell’accordo dello scorso 20 febbraio. La ex Troika, ora chiamata Brussels Group per non urtare la sensibilità dei greci, lavorando tra Bruxelles e Atene doveva portare avanti il negoziato tecnico per poi consentire ai leader, entro fine aprile, di chiudere l’accordo che sbloccherebbe gli ultimi 7,2 miliardi di prestito, vitali per Atene.
Nella riunione a 28, dunque prima del mini-vertice, Tsipras prende la parola nel tentativo di portare comunque i capi di Stato e di governo dell’Unione sulle sue ragioni. «Se parlo con alcuni leader — è il succo delle sue parole — mi dicono che il nostro programma di riforme va bene, se parlo con le istituzioni invece (Bce, Ue e Fmi, la ex Troika) mi vengono fatte mille obiezioni. Un negoziato a più livelli non funziona, bisogna trovare una soluzione politica, qui e ora». Ma nessun leader si prende la briga di rispondergli e Tusk si limita a ricordare che la Grecia non è all’ordine del giorno. Si passa oltre.
Il clima è questo, dunque, e il presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, lo riassume al meglio: «Mi preoccupa che alcuni politici stiano usando slogan a buon mercato per sollevare l’opinione pubblica, che gli europei siano spinti l’uno contro l’altro.
Serve pragmatismo per evitare di bruciare una generazione». Ma al massimo il vertice ristretto servirà a riaprire il dialogo tra le parti e a riportare un poco di serenità dopo i pesanti scambi di accuse degli ultimi giorni tra Atene e Berlino. A tutti è presente il timore che un incidente, il Grexident, possa portare Atene fuori dall’euro con conseguenze non del tutto chiare, eppure i duellanti sembrano sfidarsi a chi alzerà per primo il piede dell’acceleratore sull’orlo del burrone, ovvero la bancarotta di Atene, per spuntare condizioni migliori.
Arrivando a Bruxelles i leader bocciano la richiesta di Tsipras di trovare subito un accordo politico. «Quello di stasera non è l’incontro decisivo per la Grecia, sono sicuro che nessuno vuole la Grexit e tutti vogliono evitare un Grexident», dice Tusk. Gli fa eco la Merkel, per la quale nemmeno la bilaterale con il premier greco di lunedì a Berlino sarà decisiva. Manca la fiducia. Tutti, a partire dalla Cancelliera, ricordano che «bisogna rispettare l’accordo del 20 febbraio», ovvero prima negoziato tecnico per il via libera al programma di riforme di Atene e poi intesa a livello di Eurogruppo.
«Atene faccia le riforme e rispetti gli accordi», aggiunge il presidente della Commissione Jean Claude Juncker. «Non abbiamo molto tempo — afferma il numero uno dell’Eurogruppo Dijsselbloem — dobbiamo lavorare sulla base dell’accordo del 20 febbraio». Dallo spagnolo Rajoy al finlandese Stubb sono d’accordo con lui. Dunque i leader di Francia, Germania e delle istituzioni entrano nella notte al vertice ristretto per accorciare le distanze con Tsipras, ma la giornata lascia un’altra polemica sul campo, la scelta del formato a sette che alcuni Paesi contestano a Tusk. Non l’Italia, che con la Grecia è in contatto costante e non ha interesse ad essere in prima fila sul dossier, ma di Olanda, Belgio, Lussemburgo e Finlandia che protestano per l’esclusione, che sa di “direttorio”.
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