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Mini-rimbalzo dell’inflazione: +1,9% ad aprile

Ad aprile l’inflazione si risveglia più robusta delle previsioni. I prezzi sono infatti saliti dello 0,4% su base mensile e dell’1,9% rispetto a un anno fa. A marzo si era fermata all’1,4%. In undici grandi città l’inflazione è pari o superiore al 2%.
L’Istat ha rivisto al rialzo le stime preliminari dell’indice dei prezzi al consumo, prima attestate sul +1,8% sull’anno e +0,3% sul mese.
In realtà non si vedono fattori strutturali in grado di risvegliare l’inflazione, come una crescita delle vendite al dettaglio (deboli) o un’ascesa dei corsi internazionali delle materie prime. Allora quali sono i motori dello scatto? La crescita dell’energia elettrica (+5,4% sull’anno) e del gas naturale (+5,9%), in inversione di tendenza rispetto a marzo, oltre che i prezzi dei trasporti (+5,5%). Secondo Mariano Bella, direttore dell’ufficio studi di Confcommercio, «sull’andamento del mese hanno pesato in misura rilevante i fattori stagionali, in particolare sui prezzi di alcuni servizi. Di positivo c’è il parziale rientro dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto».
Fattori stagionali
L’Istat sottolinea che l’incremento su base mensile di trasporti, ricreazione e cultura risente dei fattori stagionali legati alla Pasqua e al ponte del 25 aprile. I prezzi nel carrello (quelli di alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona) registrano un aumento dell’1,8% rispetto all’anno scorso.
L’inflazione di fondo, al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, sale di quattro decimi di punto percentuale (+1,1%, da +0,7% di marzo), mentre quella al netto dei soli beni energetici si attesta a +1,3%, da +1,2% del mese precedente. L’inflazione acquisita per il 2017 è pari a +1,4%.
Ad aprile 2017, tutte le città registrano prezzi tendenziali positivi (in 11 di almeno il 2%) e in accelerazione rispetto al mese precedente.
Bolzano al top
Nei capoluoghi delle regioni e delle province autonome, Bolzano si conferma la città in cui i prezzi presentano gli incrementi più elevati (+2,6%), seguita da Venezia (+2,5%), Milano (+2,4%), Trento (+2,3%), Firenze (+2,2%), Genova (+2,1%), Napoli e Bari (entrambe +2%).
Dalla parte opposta, molto distanziati risultano Aosta (+1,6%) e Potenza (+1,4%), ma precedute da Bologna e Ancona i cui prezzi crescono entrambi dell’1,2%.
«La revisione dell’Istat non sconvolge lo scenario – aggiunge Bella -. Del resto negli ultimi 15 mesi non abbiamo mai avuto due dati mensili coerenti. Il fatto che il petrolio sia scivolato sotto i 50 dollari a barile (e le previsioni più autorevoli stimavano una forchetta di 50-60 dollari per il 2017) indica timori sulla tenuta della domanda mondiale; nel contempo, importiamo meno inflazione di quanto si prevedesse».
Poi l’economista sottolinea i danni potenziali di uno scenario di questo tipo sui consumi delle famiglie: «Se l’inflazione continuasse a salire anziché calare, si produrrebbe un’erosione del potere d’acquisto delle famiglie. Del resto quest’ultimo è legato a salari e stipendi, a loro volta correlati a una produttività che non ne vuole sapere di salire».
Il tema della risalita dell’inflazione senza la ripresa economica, per Federconsumatori e Adusbef si traduce in una stangata per le famiglie. Secondo le loro stime, l’inflazione di aprile reca un danno di 562 euro l’anno per una famiglia tipo. «L’inflazione – sottolineano – incide in misura maggiore sui redditi medio-bassi. La preoccupazione maggiore deriva dal fatto che l’impennata dei prezzi è causata dall’aumento ingiustificabile delle tariffe».

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