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Mini rimbalzo della produzione

La velocità di breve è superiore alle attese ma il mini-scatto dello 0,3% della produzione industriale su base mensile a novembre non può bastare per riportare il sereno sulle prospettive delle imprese. Altre cinque volte nel corso del 2014 i dati destagionalizzati avevano in effetti offerto qualche spunto di ottimismo, puntualmente smentito il mese successivo con una caduta superiore dei livelli produttivi.
La realtà resta amara e il bilancio tendenziale annuo la misura in modo impietoso: il calo dei primi 11 mesi del 2014 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente sfiora il punto percentuale, nel solo mese di novembre è dell’1,8 percento. Il quinto calo consecutivo mensile per la produzione industriale fa così sfumare le ultime chance di vedere un bilancio 2014 per l’output almeno vicino al pareggio, risultato visto l’ultima volta nell’ormai lontano 2011. Dopo la frenata di oltre sei punti nel 2012 e il calo del 3,2% l’anno successivo, il bilancio annuale della produzione si chiuderà dunque in rosso per la terza volta consecutiva, rinviando a data da destinarsi ogni speranza di ripresa . Il bilancio di novembre, come detto, è positivo dello 0,3% in termini mensili destagionalizzati e migliora ancora per la parte manifatturiera (+0,7%) depurando il dato dalla componente energia (-1,5% su base mensile, -6,9% in termini annui), ancora una volta penalizzata dal mix micidiale composto da temperature elevate, calo dei consumi e dell’attività industriale, maggiore uso di fonti rinnovabili.
Osservando il dato mensile destagionalizzato il quadro è ampiamente positivo e nessun settore presenta il segno meno. La speranza è che il trend prosegua, perché se l’analisi si sposta su base annua, nel confronto con l’anno precedente, il discorso cambia in modo radicale. Anche eliminando l’energia dal calcolo il bilancio manifatturiero resta in questo caso in rosso dell’1,1%, appesantito in particolare dai beni strumentali e da quelli intermedi, la componentistica. Più brillante invece il comparto dei beni di consumo, soprattutto durevoli, per effetto in particolare della ripresa della domanda di automobili. Pochi a novembre i settori in grado di sottrarsi al calo generalizzato in termini tendenziali, con crescite limitate per alimentari e tessile-abbigliamento mentre più robusto è lo sviluppo di elettronica (+6%) e mezzi di trasporto (+4,8%). Per il resto il comunicato Istat registra solo segni meno, in qualche caso a doppia cifra, come per il settore degli apparati elettrici. Cedono terreno anche chimica, farmaceutica, metallurgia e macchinari, mentre solo l’area della gomma-plastica contiene i danni attorno alla parità. Il quadro resta dunque complesso, con un’economia nazionale ancora imballata (la crescita dei consumi finali delle famiglie tra gennaio e settembre è limitata allo 0,5%) e un export che fatica a sostituire la latitanza della domanda interna, frenato com’è dai tanti focolai di crisi economiche e politiche nel mondo, a partire dall’area russo-ucraina. Per sottrarsi al più cupo pessimismo è però possibile guardare alle prospettive, con possibili effetti benefici legati da un lato alla svalutazione dell’euro sul dollaro, in grado di aprire spazi di manovra aggiuntivi ai listini delle nostre imprese, dall’altro al reddito aggiuntivo che finirà in tasca alle famiglie grazie alla discesa cospicua del prezzo del greggio, fondi che potranno essere dirottati dal “pieno” ad altre tipologie di consumo. Euro debole e prezzo del petrolio in calo sono gli elementi che spingono il Centro Studi di Confindustria a prevedere per l’Italia un’inversione di tendenza nel primo trimestre 2015, con un output industriale di dicembre visto in crescita mensile dello 0,1% e un Pil dei primi mesi 2015 che eredita un “abbrivio” positivo dello 0,2% dopo quattro cali trimestrali consecutivi. Altre note positive arrivano infine dal credito alle imprese. Per la prima volta da tre anni i nuovi finanziamenti chiesti e ottenuti iniziano a crescere in modo sensibile, segnalando una ripresa di attività e forse di investimenti. Nel solo mese di novembre sono stati erogati 34,1 miliardi di euro, 4 miliardi in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Dato sufficientemente solido perché visibile anche a settembre e ottobre, portando il bilancio del trimestre in positivo di ben nove miliardi di euro, quasi il 10% in più rispetto al 2013.

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