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Mini perdite, sconto immediato

Per le perdite su crediti, la pianificazione fiscale di fine anno guarda alle novità del decreto Sviluppo. Le società che, in vista delle chiusura dell’esercizio, adottano interventi per ottenere la deducibilità degli oneri derivanti dal mancato incasso dei crediti devono considerare le nuove fattispecie introdotte dal Dl 83/12. Per crediti di modesto importo o prescritti, come pure per i minori importi derivanti da accordi di ristrutturazione omologati, scatta una deduzione immediata senza necessità di ulteriori formalità.
Deducibilità a rischio
La deducibilità delle perdite su crediti costituisce una delle maggiori criticità fiscali delle imprese italiane, che spesso spaventa gli investitori esteri. Per questo motivo, l’introduzione di criteri chiari e coerenti con i principi contabili per regolare la materia costituisce uno degli obiettivi indicati dall’articolo 4 del Ddl di riforma attualmente all’esame del Senato. È usuale che, avvicinandosi la chiusura dell’esercizio, le imprese tendano a verificare, in presenza di crediti civilisticamente irrecuperabili, se vi siano, o se sia comunque possibile ottenere, elementi documentali atti a dare certezza alla perdita anche ai fini fiscali. La legge, dopo le più recenti modifiche, consente la deduzione in presenza di assoggettamento del debitore a procedure concorsuali, oppure qualora sussistano elementi certi e precisi circa la sua insolvenza. Procedure o elementi certi che devono realizzarsi entro il 31 dicembre 2012 se si intende dedurre l’onere nel modello Unico 2013, riducendo il saldo Ires del 16 giugno prossimo. Non è invece rilevante, per l’anno in corso, un procedura dichiarata nel 2013, anche se nel periodo anteriore alla predisposizione del bilancio.
Elementi certi e precisi
Oltre a fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta e amministrazione straordinaria, da quest’anno sono immediatamente deducibili i minori importi risultanti da un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con il debitore e che abbia ottenuto l’omologazione da parte del Tribunale (articolo 182-bis, legge fallimentare). Fuori dai casi di procedure concorsuali, il creditore deve dimostrare l’irrecuperabilità del credito mediante atti (compiuti entro il 31 dicembre) rimasti infruttuosi, la cui ampiezza (intimazione del legale, precetto, decreto ingiuntivo, pignoramento, ecc.) varia in relazione all’importo del credito. Atti comunque non richiesti se, alla chiusura dell’esercizio, il diritto di riscuotere il credito risulta prescritto in base al codice civile. Nella decisione se avviare, prima di fine anno, azioni incisive (e in genere onerose), al solo fine di ottenere la deducibilità, si deve tenere conto della possibilità di scalare, senza ulteriori prove, i crediti di ammontare non superiore a 2.500 euro (5.000 euro per le imprese con ricavi superiori a 150 milioni) che, alla data del 31 dicembre 2012, risulteranno scaduti da oltre sei mesi. Il limite, letteralmente, è riferito all’importo del credito e non al debitore; le società dovrebbero pertanto poter dedurre perdite anche superiori alla soglia se formate da crediti singolarmente inferiori (la questione attende comunque una conferma ufficiale). La deduzione, previo transito dal conto economico, potrà comunque essere operata anche qualora si ritenga di procedere con atti volti al recupero del credito.
Rinunce e transazioni
Per i crediti che superano i limiti sopra indicati, la certezza della perdita potrà ottenersi anche attraverso la stipula di accordi stragiudiziali, con cui si rinuncia ad una parte del credito a fronte dell’incasso (certo) del residuo importo. In questi casi, l’attenzione dei verificatori si indirizza sull’inerenza della scelta, essendo dunque necessario documentare che l’importo recuperato è il massimo possibile in base alle disponibilità patrimoniali del debitore. Se la transazione deriva, non dall’insolvenza del cliente, ma da irregolarità della fornitura o da situazioni analoghe, essa genera una sopravvenienza passiva deducibile (anche ai fini Irap e senza utilizzo del fondo articolo 106).

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