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Mini-lifting per l’apprendistato

Liberalizzazione rinviata per l’apprendistato. Le semplificazioni introdotte dal dl n. 34/2014 sono scomparse quasi del tutto nel passaggio in parlamento per la conversione in legge. Infatti è stato reintrodotto l’obbligo di redigere in forma scritta il piano formativo individuale (Pif), sebbene in via semplificata; è stato reintrodotto l’obbligo di stabilizzazione (cioè di assumere a tempo indeterminato) una quota del 20% di apprendisti quale condizione per procedere alla stipula di nuovi apprendistati, sebbene solo per i datori di lavoro con 50 dipendenti; è stato reintrodotto, infine, l’obbligo per il datore di lavoro d’integrare la formazione aziendale (c.d. on the job) con quella pubblica nei contratti di mestiere, sebbene a condizione che la Regione provveda a renderla disponibile al datore di lavoro entro 45 giorni dalla Co (comunicazione di assunzione telematica).

Doppio intervento. Il dl n. 34/2014, nella versione convertita definitivamente in legge giovedì, interviene sul T.u. apprendistato (dlgs n. 167/2011). Due gli ambiti di riforma: i principi generali, validi per tutte le tipologie di apprendistato; l’apprendistato professionalizzante.

Forma scritta (quasi) eliminata. Sul primo versante di intervento (regole generali), una prima novità riguarda la forma scritta: resta dovuta soltanto per il contratto di apprendistato e per il patto di prova. Per il Pif (piano formativo individuale), invece, che il dl n. 34/2014 aveva completamente eliminato dai temi da inserire nel contratto scritto, la legge di conversione ha reintrodotto l’obbligo di redigerlo per iscritto, sebbene in forma semplificata. Infatti, prevede che il piano formativo venga inserito, in forma sintetica, all’interno del contratto di apprendistato, e che può essere definito anche sulla base di moduli e formulari stabiliti dalla contrattazione collettiva o dagli enti bilaterali. Con la semplificazione, poi, è venuta meno la possibilità di formalizzare l’assunzione per iscritto «entro 30 giorni dalla stipulazione del contratto», cosa rimasta possibile per le assunzioni effettuate fino al 20 marzo 2014. Per le assunzioni effettuate dal 21 marzo dunque la forma scritta va fatta valere subito (cioè all’instaurazione).

Ritorna la clausola di stabilizzazione. La seconda novità sul primo versante d’intervento (regole generali) riguarda l’abrogazione della condizione di stabilizzazione dei precedenti rapporti di apprendistato. Fino al 20 marzo l’assunzione di nuovi apprendisti era subordinata alla prosecuzione del rapporto di lavoro, al termine del periodo di apprendistato, di almeno il 30% dei rapporti di apprendistato scaduti nei 36 mesi precedenti la nuova assunzione, con eccezione dei rapporti cessati per recesso durante il periodo di prova, per dimissioni oppure per licenziamento per giusta causa. In caso di mancato rispetto di tale condizione era consentita l’assunzione di un ulteriore apprendista mentre gli eventuali apprendisti assunti in violazione ai predetti limiti venivano considerati assunti a tempo indeterminato dall’assunzione. Il dl n. 34/2014, dal 21 marzo, aveva abrogato completamente tale condizione, di fatto rendendo possibile l’instaurazione di rapporti di apprendistato a prescindere dalla storia dei precedenti contratti. In sede di conversione in legge, però, la condizione è stata riabilitata. Per lo meno nelle aziende che occupano almeno 50 dipendenti: l’assunzione di nuovi apprendisti, infatti, è subordinata alla prosecuzione, a tempo indeterminato, del rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato, nei 36 mesi precedenti la nuova assunzione, di almeno il 20% degli apprendisti dipendenti dal datore di lavoro. Resta ferma, inoltre, la possibilità per i contratti collettivi nazionali da fissare limiti diversi.

Più semplice il contratto di mestiere. Una semplificazione tocca poi soltanto il contratto professionalizzante, ossia il contratto di mestiere che consente di assumere lavoratori di età compresa tra 18 e 29 anni e che ha durata massima di tre anni (cinque anni nel caso di artigiani). Il Tu apprendistato stabiliva, fino al 20 marzo, che la formazione in tali rapporti, svolta sotto la responsabilità delle aziende, dovesse essere integrata, entro i limiti delle risorse finanziarie annualmente disponibili, dall’offerta formativa pubblica, interna o esterna all’azienda, e finalizzata all’acquisizione di competenze di base e trasversali per un monte ore complessivo non superiore a 120 per la durata di un triennio e disciplinata dalle Regioni. Il dl n. 34/2014, con effetto dal 21 marzo 2014, aveva trasformato quest’obbligo d’integrazione della formazione aziendale con quella pubblica in una facoltà delle aziende: l’integrazione, quindi, poteva esserci o meno, senza che ciò (questo l’elemento rilevante) andasse a inficiare la validità di tutto il percorso formativo e, quindi, lo stesso rapporto di lavoro (non era più causa di sanzionabilità con la conversione del rapporto a tempo indeterminato). Ma in sede di conversione in legge del dl n. 34/2014, tale esclusione è stata ridimensionata. L’obbligo per il datore di lavoro di integrare la formazione aziendale (on the job) con la formazione pubblica, infatti, è stato reintrodotto sebbene a condizione che la Regione provveda a comunicare al datore di lavoro le modalità per fruire dell’offerta formativa entro 45 giorni dall’instaurazione del rapporto di lavoro. Ciò vuol dire, pertanto, che solo una volta decorso tale termine, il datore del lavoro non è più tenuto ad avvalersi della formazione pubblica.

Formazione in azienda studenti scuole superiori. Una novità assoluta del dl n. 34/2014 convertito in legge è la previsione che, nell’ambito del programma sperimentale per lo svolgimento di periodi di formazione in azienda per gli studenti degli ultimi due anni delle scuole secondarie nel triennio 2014-2016 (art. 8-bis, comma 2, del dl n.104/2013), la stipulazione di contratti di apprendistato possa avvenire anche in deroga al limite di 17 anni di età.

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