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Mini-Imu, conta tutto il 2013

La mini Imu va pagata entro il prossimo 24 gennaio per tutto l’anno e non va determinata solo sulla seconda rata. Il 40% dovuto sulla differenza di aliquote tra quella standard fissata dalla legge e quella deliberata dai comuni va calcolata per tutto il 2013 e non solo sul 50% dell’imposta relativo alla seconda rata. I contribuenti nel determinare l’imposta da pagare devono tener conto della detrazione base (200 euro) e di quella riconosciuta dalla legge per ogni figlio che risiede nell’immobile (50 euro), sempre che naturalmente l’immobile sia stato destinato ad abitazione principale per tutto il 2013. Trattandosi di un saldo riferito all’intero anno, nei modelli di pagamento (F24, bollettino di conto corrente postale) va indicato l’importo della detrazione spettante complessivamente al contribuente e non solo una quota parte.

L’esonero dal pagamento dell’Imu non riguarda tutti i contribuenti. Nei circa 2.500 comuni che hanno aumentato l’aliquota di base (4 per mille) dell’imposta per le abitazioni principali e immobili assimilati, oltre che per i terreni agricoli, il 40% dell’aumento di aliquota calcolato su tutto il 2013 è a carico dei contribuenti, che dovranno provvedere al pagamento entro il prossimo 24 gennaio. I titolari di questi immobili, dunque, non pagano la mini Imu solo se i comuni non hanno aumentato aliquote e detrazioni di legge. Per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente. Ai fini del calcolo occorre tener conto anche delle pertinenze dell’abitazione principale. Quindi, quelle classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di un’unità pertinenziale per ciascuna delle suddette categorie catastali. Attualmente la legge prevede per gli immobili adibiti a prima casa, con relative pertinenze, l’applicazione di una aliquota ridotta del 4 per mille, che i Comuni possono aumentare o diminuire di 2 punti percentuali, e una detrazione di 200 euro, che può essere maggiorata di 50 euro per ogni figlio che risiede anagraficamente e dimora abitualmente nell’immobile, fino a un massimo di 400 euro, al netto della detrazione ordinaria. I comuni possono poi aumentare la detrazione prevista dalla legge fino a concorrenza dell’imposta dovuta.

Per esempio, il comune di Milano per il 2013 ha deliberato un aumento dell’aliquota dal 4 al 6 per mille per le abitazioni principali rispetto al 2012. In questo caso è evidente che l’abolizione della seconda rata è parziale, perché i contribuenti devono versare la differenza del tributo dovuto.

Per esempio, un contribuente che risiede nel comune di Milano, con moglie e due figli di età inferiore a 26 anni, titolare al 100% di un immobile adibito a prima casa, iscritto nella categoria catastale A3, e di 3 pertinenze (garage, cantina e posto auto), per calcolare il quantum dovuto a titolo di mini Imu deve tener conto della rendita catastale relativa a ogni singolo immobile, dell’aumento di aliquota stabilito dal comune e delle detrazioni di legge, sia quella di base che quella prevista per ogni figlio.

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