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Mini-enti, manovra beffa

Dal prossimo anno, anche i comuni al di sotto dei 1.000 abitanti saranno pienamente soggetti ai vincoli di finanza pubblica. Lo prevede il ddl di Stabilità 2016, nel quadro del passaggio dal Patto al nuovo meccanismo del pareggio di bilancio.

Finora, i mini-enti sono sempre stati tenuti fuori dalla partita, sia per non appesantirli di adempimenti troppo gravosi, sia in considerazione del loro modesto peso finanziario sul bilancio consolidato delle pubbliche amministrazioni.

Una prima, parziale inversione di tendenza si è avuta col il dl 138/2011, che aveva esteso il Patto anche agli enti appartenenti alla fascia compresa fra 1.000 e 5.000 abitanti (e tentato di applicarlo anche a quelli minori, attraverso l’obbligo, poi cancellato, di costituire le cd unioni speciali). Anche così, si è trattato di una mezza rivoluzione, che ha complicato fortemente la vita delle piccole amministrazioni, alle prese generalmente con bilanci più rigidi e con una minore capacità di programmazione rispetto a quelle medie e grandi.

Non a caso, quindi, la richiesta di ripristinare l’esenzione piena fino alla fatidica soglia dei 5.000 residenti è stata, in questi anni, la più gettonata dopo quella di una cancellazione tout court del Patto.

Ora che quest’ultima sembra finalmente a portata di mano, con l’imminente debutto della versione light del pareggio di bilancio (in quanto limitato al solo equilibrio di competenza fra entrate e spese finali; si veda ItaliaOggi del 17/10/2015), ecco la doccia fredda: il nuovo obbligo avrà un’applicazione generalizzata, senza limitazioni demografiche.

Lo si evince dal richiamo che la norma sul pareggio opera all’art. 9, comma 1, della legge 243/2012 (ossia la legge rinforzata approvata dal Governo Monti in attuazione dell’art. 81 Cost.), che a sua volta menziona espressamente, oltre a regioni, province e città metropolitane, anche tutti i comuni.

Dal 1° gennaio, quindi, anche i mini-enti dovranno entrare nel sistema e rispettare tutti i numerosi adempimenti che esso prevede, dal prospetto che deve essere allegato al bilancio di previsione, all’accredito alla piattaforma del Mef, fino al monitoraggio e alla certificazione finale. E ovviamente saranno soggetti alle sanzioni (tagli, tetto alle spese correnti, blocco dell’indebitamento e delle assunzioni, decurtazioni delle indennità degli amministratori) previste in caso di sforamento dell’obiettivo.

Non si tratta di uno scherzo, se si pensa che le amministrazioni interessate sono circa 2 mila e che finora non hanno mai applicato il Patto e quindi non sono del tutto preparate al cambiamento, anche perché spesso hanno non più di un dipendente costretto a svolgere da solo tutte le incombenze d’ufficio. Eppure, nessuno, a livello politico, sembra essersi posto il problema, né a livello centrale, né nelle varie associazioni degli enti locali.

Invero, il problema nasce proprio dalla 243, che di per sé non potrebbe essere rivista da una legge ordinaria. Eppure, il ddl stabilità di fatto ne modifica il tenore, ma finora si è dimenticato di tutelare i piccoli comuni. Rimangono esenti, invece, le unioni di comuni e, in generale, gli enti locali diversi da quelli menzionati dal richiamato art. 9.

Merita segnalare, infine, la necessità di chiarire un altro aspetto fondamentale. Finora, la dicotomia fra enti soggetti e enti non soggetti al Patto è stata utilizzata anche per differenziare il regime di limiti alla spesa di personale e al turnover, nel primo caso disciplinato dal comma 557 e nel secondo dal comma 562 della legge 296/2006. Ora, tale distinzione pare superata, per cui si tratta di capire quale sia il regime effettivamente applicabile: un altro elemento di incertezza in vista della programmazione 2016-2018, che dovrà trovare la sua sintesi nel Dup.

I piccoli comuni possono invece festeggiare per l’estensione della deroga all’obbligo di acquisti centralizzati per importi inferiori a 40 mila euro. La possibilità di effettuare acquisti in autonomia, oggi riconosciuta solo ai comuni con più di 10 mila abitanti, viene estesa a tutti i municipi indipendentemente dalla classe demografica.

 

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