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Mini-condanne a casa

Condanne inferiori ai 18 mesi non apriranno le porte del carcere, perché si andrà direttamente agli arresti domiciliari, mentre sarà «istituzionalizzato» l’uso del braccialetto elettronico. E assurge al grado di «reato autonomo» lo spaccio di lievi quantitativi di droga, attenuante che eviterà di infliggere pene sproporzionate, in caso di recidiva. Con il via libera di ieri dell’aula di Palazzo Madama, diventa legge il decreto 146/2013 (Misure urgenti in tema di tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e di riduzione controllata della popolazione carceraria), che introduce temporaneamente, fino al dicembre 2015, iniziative per risolvere il problema del sovraffollamento delle prigioni, evitando l’apertura della procedura d’infrazione contro l’Italia, dopo la condanna della Corte europea per i diritti dell’uomo (si veda ItaliaOggi del 28/05/2013); il testo passa in seconda lettura con i 147 voti a favore della maggioranza (Pd, Ncd, Sc, Pi, Autonomie e Gal), mentre i 95 «no» sono dei senatori di Fi, Lega Nord, Sel e M5s.

Liberazione anticipata speciale. Provvedimento valido dal 1° gennaio 2010 al 24 dicembre 2015 (quindi, con applicazione retroattiva), grazie al quale si decurtano 75 giorni ogni 6 mesi di pena (la versione governativa ne prevedeva 45), ma non si tratta, si specifica, di «una misura automatica e non si determina» una fuoriuscita «immediata (in massa) di un numero rilevante di detenuti», perché spalmata nel tempo e, comunque, «sottoposta alla rivalutazione del giudice che deve verificare il corretto comportamento» delle persone coinvolte. Una correzione dei deputati esclude dallo «sconto» chi si trova in cella per reati di criminalità organizzata, omicidio, violenza sessuale, estorsione e altri delitti gravi stabiliti dall’articolo 4-bis dell’ordinamento penitenziario (legge 354/75).

Detenzione domiciliare. Diviene «permanente» la disposizione che concede di espiare presso il domicilio la pena (anche se parte residua) non superiore a 18 mesi; tuttavia, come per la liberazione anticipata speciale, nel perimetro non è compreso chi si è macchiato di gravi crimini, e sono tenute in considerazione particolari circostanze (per esempio, la possibilità di fuga, oppure la necessità di tutelare la persona offesa dal condannato).

Braccialetto elettronico «standard». Non più «l’eccezione, ma la regola»: il decreto impone lo sprint all’utilizzo dei dispositivi di controllo elettronici per vigilare su chi sta estinguendo la pena fuori dalle carceri. Si tratta di una piccola rivoluzione, giacché, ad oggi, infatti, nel disporre i domiciliari il giudice prescrive i braccialetti soltanto se strettamente necessari, mentre d’ora in avanti dovrà farli adottare sempre, a meno che (valutato il caso concreto) non ne escluda l’esigenza. Si rovescia, cioè, in tal modo l’onere della motivazione, al fine di assicurare una custodia più costante e capillare, senza ulteriori aggravi per le forze di polizia.

Affidamento in prova ampliato. Con l’intento di favorire il recupero e il reinserimento di chi è finito alla sbarra, si spinge fino a 4 anni il limite di pena (anche residua) che consente l’affidamento in prova ai servizi sociali, rispetto all’ipotesi ordinaria di 3 anni; viene, poi, a cadere il divieto di ricorrere per più di due volte alla misura.

Piccolo spaccio reato a se stante. L’attenuante di lieve entità nel possesso e cessione illecita di droghe verrà considerata autonomamente, pertanto stop al bilanciamento delle circostanze, con il rischio che l’equivalenza con le aggravanti come la recidiva porti a imporre condanne esagerate. Potrà, inoltre, essere disposto più delle attuali due volte l’affidamento terapeutico al servizio sociale dei condannati dipendenti da alcol o sostanze stupefacenti; per minori tossicodipendenti si aprirà la strada della comunità di recupero.

Espulsione degli stranieri. Maggiori chance di allontanare gli immigrati, come misura alternativa alla detenzione: oltre ai condannati a 2 anni (come oggi), la scelta potrà riguardare chi si è macchiato di delitti previsti dal Testo unico sull’immigrazione (dlgs 286/98, aggiornato con le modifiche della legge 119/2013), purché la pena non sia superiore nel massimo a 2 anni, e chi ha commesso rapina o estorsione aggravate.

Garante dei detenuti. Nasce l’organismo, presso il ministero della giustizia (3 membri in carica 5 anni), per vigilare sul rispetto dei diritti umani nei penitenziari e nei Cie, Centri di identificazione ed espulsione.

Reazioni politiche. «Si rimette al centro del sistema la dignità delle persone detenute», commenta Giuseppe Berretta, sottosegretario alla giustizia, mentre Donatella Ferranti (Pd) osserva come, se è stata resa «certa ed effettiva la reclusione a condizioni sostenibili, ora il nuovo governo di Matteo Renzi dovrà mettere in campo risorse economiche». Per Matteo Salvini (Lega Nord) «chi ha votato questo svuota-carceri avrà sulla coscienza migliaia di nuovi delitti», e Giorgia Meloni (Fdi) parla di «uno stato che getta la spugna e annienta ogni certezza della pena».

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