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Mini-bond pronti al decollo

L’obiettivo è rivolgersi direttamente al mercato per reperire le risorse finanziarie necessarie alla crescita un tempo assicurate dalle banche. Un anno dopo l’introduzione normativa attraverso il decreto Sviluppo (decreto legge n. 83 del 22 giugno 2012, convertito con la legge n. 134 del 7 agosto 2012), i mini-bond sono pronti al decollo.

Perché, dopo un periodo di conoscenza dello strumento, è stata colmata anche la lacuna principale, legata alla carenza della domanda. Infatti nel corso dell’estate sono stati lanciati nuovi fondi di investimento specializzati proprio nelle emissioni obbligazionarie delle pmi non quotate.

Cresce la domanda. La prima a muoversi in questa direzione è stata Duemme Sgr, con un fondo mobiliare chiuso di diritto italiano riservato agli investitori istituzionali come fondi pensione, fondazioni e casse private. La società del gruppo Banca Esperia (50% Mediolanum e 50% Mediobanca) partirà in autunno con le sottoscrizioni di mini-bond, partendo da un target iniziale di funding di 50-100 milioni di euro. Il fondo si prefigge di sottoscrivere le emissioni al momento collocamento e di tenerle in portafoglio fino alla scadenza, in media tra i tre e i cinque anni: dunque non un investimento mordi e fuggi, ma di medio periodo.

Il target di investimento sarà costituito da piccole e medie imprese italiane con fondamentali solidi che necessitano di risorse finanziarie per fronteggiare i propri piani di sviluppo e di crescita nel medio periodo.

In questa direzione si muove anche il Fondo Mini-bond Pmi Italia lanciato nelle scorse settimane da Banca Monte dei Paschi di Siena, in collaborazione con Finanziaria Internazionale, con l’obiettivo di far incontrare gli interessi del tessuto imprenditoriale italiano, ricco di eccellenze ma bisognoso di trovare forme rapide ed efficaci di finanziamento per lo sviluppo, e quella degli investitori istituzionali, dai grandi fondi pensione ai family office alla ricerca di nuove forme di investimento che possano permettere di diversificare il proprio portafoglio, ricorrendo a forme di investimento tendenzialmente stabili. Si tratta di un fondo chiuso, riservato a investitori qualificati, che ha come target di riferimento i mini-bond emessi da pmi residenti in Italia. La sua durata massima è stata stabilita in sette anni, con dimensioni inizialmente comprese tra i 100 e i 150 milioni di euro.

Da segnalare anche l’iniziativa della Banca Popolare di Vicenza, che ha stanziato un miliardo e mezzo per una serie di iniziative finalizzate a favorire la ripresa delle imprese, dal credito a prezzi agevolati accedendo ai finanziamenti Bei e Cdp, al programma per la sospensione delle rate, fino agli anticipi crediti della p.a. Tra le altre cose è previsto anche uno stanziamento per la sottoscrizione di mini-bond, che dovrebbe essere oggetto di maggiore specifiche a breve. La banca veneta non solo metterà in piedi l’operazione, ma si preoccuperà anche di far certificare il bilancio delle aziende emittenti, procurare loro un rating indipendente, quotare i bond su un mercato regolamentato e quindi far stilare il prospetto informativo. In collaborazione con altri partner, l’istituto di credito si occuperà anche di sottoscrivere le obbligazioni, che saranno convogliate nel loro insieme in un fondo, le cui quote andranno successivamente collocate a investitori terzi.

La fine della stagione estiva dovrebbe portare a conoscere i particolari anche del fondo annunciato da Bnl, che sarà riservato a investitori istituzionali e comprerà obbligazioni senior emesse dalle pmi, con durata massima di cinque anni e ammortamento del capitale a decorrere dal secondo e terzo anno.

Nel complesso il fondo investirà in 30-40 emissioni obbligazionarie create ad hoc. Una spinta ulteriore per far decollare il comparto potrebbe infine arrivare dalla Cassa depositi, che potrebbe lanciare un fondo di fondi, risultando in sostanza un investitore indiretto in mini-bond attraverso l’acquisto dei quote dei fondi specializzati.

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