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Mini-bond europei per salvare le imprese ecco la proposta italiana all’Ecofin di Milano

Pier Carlo Padoan non ha mai nascosto che con Mario Draghi si sente spesso al telefono. E magari sarà un caso, magari no: ma dalla proposta che l’Italia presenterà domani al Consiglio Ecofin a Milano non è difficile intuire che il rapporto fra il ministro dell’Economia e il presidente della Bce esiste e produce qualcosa. Alcune delle proposte contenute in quel documento sembrano disegnate su misura per funzionare insieme alle ultime mosse della Banca centrale europea.
Di certo l’obiettivo su entrambi i fronti è lo stesso: allentare la morsa del credit crunch, la stretta al credito che colpisce in particolare le piccole e medie imprese in Italia e non solo. «Finance for growth», finanza per la crescita, è il titolo delle nove pagine che atterrano domani sul tavolo dei 28 ministri finanziari europei, ma il grafico a pagina uno mostra l’esatto contrario: i prestiti delle banche a famiglie e imprese dell’area euro non hanno fatto che ridursi dal 2008. Prima precipitosamente, poi in modo graduale, ma la caduta continua anche ora che la recessione in teoria dovrebbe essere alle spalle. In estate, la contrazione era di quasi il 3% dall’anno prima. In Italia i prestiti delle banche alle imprese in luglio sono di 11 miliardi sotto ai livelli dell’estate 2013 e di 63 miliardi sotto il 2011. È una mutilazione finanziaria della capacità produttiva, dato che dagli istituti arrivano ancora oltre nove decimi del credito totale a chi dovrebbe investire e creare lavoro.
«Il credito all’economia reale, in particolare alle piccole e medie imprese, è caduto drammaticamente e continua a cadere», si legge nel documento che Padoan presenterà all’Ecofin. L’iniziativa italiana mira a aprire fonti di finanziamento che sostituiscano le banche, aggirando il solito scontro sul rigore fra i Paesi deboli e alleati della Germania: «Questo obiettivo – si legge va perseguito in un modo da superare la sterile dicotomia fra crescita e austerità».
È qui che le proposte di Padoan si innestano sull’ultima iniziativa di Draghi. La scorsa settimana, oltre al taglio dei tassi, la Bce ha infatti varato una decisione dall’impatto potenzialmente molto forte: è aperta a creare moneta per comprare dalle banche pacchetti di prestiti alle famiglie e alle imprese. Si tratta per lo più di crediti delle banche sostenuti da garanzie reali, per esempio una fabbrica o una casa. Questi prestiti vengono poi assemblati e i titoli che li rappresentano possono essere venduti dalle banche alla Bce o a compratori privati, che incassano le cedole e il capitale a scadenza: sono i cosiddetti Abs, «asset- backed securities», o cartolarizzazioni. Oggi ne esistono in Europa per circa 150 miliardi, ma la Bce ha creato spazio nel suo bilancio per comprarne fino a circa 600 miliardi. Non è un caso se in questi giorni è già partita la corsa delle banche a creare nuovi Abs da poter vendere all’Eurotower. Di fatto questo diventa un modo per trasferire sul bilancio della Bce, cioè pro-quota su ciascuno degli Stati dell’euro, il rischio dei prestiti bancari: qualcosa di simile a un Eurobond privato, o una messa in comune del debito di famiglie e imprese.
È qui che arriva la proposta di Padoan domani all’Ecofin. Fra le iniziative del ministro ci sono infatti anche le cartolarizzazioni e i mini-bond su scala europea. Questi ultimi sono obbligazioni emesse da piccole e (soprattutto) medie imprese sul mercato dei capitali, per finanziarsi senza passare dalle banche. In Italia sono decollate di recente e in poco più di due mesi hanno procurato nuovo credito per un miliardo: poco di fronte agli 831 miliardi di credito esistente al sistema produttivo, ma un inizio che aiuta a invertire la tendenza.
Nella proposta italiana all’Ecofin, i mini-bond andrebbero incentivati su scala europea. A quel punto la Bce stessa potrebbe acquistarli con il nuovo programma varato da Draghi. E con un compratore così forte sul mercato, i tassi d’interesse andrebbero giù anche per le imprese nell’Europa del Sud che oggi pagano il 2% o 3% più delle concorrenti tedesche o austriache. Certo si tratterà di generare titoli finanziari solidi, non subprime a rischio fallimento che poi la Bce non può comprare. Il documento italiano parla di «cartolarizzazioni semplici, trasparenti e robuste». Sono le stesse parole usate da Draghi una settimana fa, e magari non è un caso.
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