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Mini bond, appeal in crescita

Le banche alle prese con nuove svalutazioni dei crediti e quanto mai prudenti in vista dei nuovi stress test europei. L’anno in corso si annuncia in continuità con quanto visto nel 2013 per gli istituti di credito italiani e questo dovrebbe spingere le aziende a proseguire sulla strada delle emissioni obbligazionarie.

Complici le semplificazioni normative a vantaggio delle società non quotate, un terreno che può riservare buone soddisfazioni per i consulenti legali.

Verso un aumento delle emissioni

Piergiorgio Leofreddi, socio di Simmons & Simmons, stima «un incremento del numero di operazioni, ma soprattutto grande attivitàdi finanziamenti tramite emissioni obbligazionarie da parte di società non quotate, i mini-bond, che nel secondo semestre del 2013 hanno registrato una decisa crescita nelle operazioni». Quanto ai nuovi trend, stima «una crescita per le strutturesofisticatecome lacreazione di fondi ad hoc per l’investimento in minibond(o operazionisimili con veicoli di cartolarizzazione), ossia come le operazioni di rifinanziamento di societànon quotate attraverso obbligazioni che vengono poi immesse all’interno di fondi, che acquistano queste obbligazioni e rivendono poi sul mercato le quote».

Francesca Renzulli, managing associate di Linklaters, parla di «rinascita» delle emissioni corporate nell’ultimo anno, complice il ritorno delle emissioni ibride, a cominciare da Telecom Italia, che nella scorsa primavera ha optato per questa soluzione – destinata a investitori istituzionali – per un ammontare di 750 milioni di euro.

Il titolo, che ha durata di 60 anni e scadenza finale nel 2073, prevede una prima opzione di riacquisto per l’emittente nel 2018, con rendimento al 7,87%.

Sul buon andamento del mercato ha influito sicuramente il rasserenamento del clima sul mercato, come si è visto con lo spread tra BTp decennale e Bund tedesco di egual durata, che nell’ultimo anno è sceso di oltre 100 punti, favorendo un trend simile anche per le obbligazioni societarie. A trarre i maggiori vantaggi dei tassi in calo sono state le emissioni high yeld, che hanno beneficiato del maggior appetito per il rischio espresso dagli investitori. «C’è un mercato crescente anche per le società posizionate fra l’investment grade e gli high yield, dai cosiddetti crediti crossover», aggiunge Renzulli, che cita come esempio la società nata dalla fusione tra Impregilo e Salini. «Ritengo che questo trend proseguirà nell’anno in corso», prosegue l’avvocato di Linklaters, con «un aumento significativo delle emissioni da parte delle mid-cap».

Sul tema dei bond ibridi si sofferma anche Cristiano Tommasi, partner di Allen & Overy, sottolineando che queste emissioni «hanno incontrato il favore delle corporate italiane perché uniscono i benefici tipici di uno strumento di debito a quelli di strumenti di equity, con conseguente beneficio da un punto di vista di rating per le società».

Per quanto riguarda l’anno in corso, pur precisando che è difficile «fare previsioni attendibili vista la volatilità che spesso ha contraddistinto gli ultimi anni», Tommasi si attende un proseguimento del trend emerso nel 2013 «se le condizioni di mercato continueranno a essere relativamente positive ed a fornire valide opportunità di reperimento di capitali a tassi interessanti per le società italiane».

Mercato italiano agganciato ai trend internazionali

Per Stefano Padovani, partner di Nctm, «il mercato è vivace – cosa che si riflette in un incremento delle attività di assistenza legale, grazie a tassi che si mantengono bassi, consentendo quindi emissioni a costi sostenibili, che a volte vengono utilizzate anche per rifinanziare il debito bancario, con la possibilità quindi di liberarsi dai covenant stringenti». Una situazione destinata a durare «se permarranno le attuali condizioni macroeconomiche».

Dello stesso avviso è Gaetano Carrello, partner dello Studio Gattai Minoli, che rileva come negli ultimi mesi il mercato italiano si sia rivelato dinamico soprattutto sul fronte degli high yeld, anche se non sono mancate le operazioni «nel mercato degli Us private placement». Per lo studio, che tra gli altri ha assistito le emission di Cerved e Teamsystem, l’andamento delle operazioni nei prossimi mesi «dipenderà essenzialmente dai trend dei mercati internazionali: se il segmento dell’high-yield continuerà a essere recettivo, gli emittenti italiani di questa categia continueranno ad avere pieno accesso al mercato».

La crescita delle emissioni ad alto rendimento è una delle novità più rilevanti anche per Andrea Giannelli, partner di Legance, che sottolinea in particolare l’utilizzo frequente di questi bond «per rifinanziare finanziamenti bancari contratti in relazione all’acquisizione di società italiane non quotate».

Salvo imprevisti, sottolinea l’avvocato, il trend positivo per le obbligazioni societarie italiane dovrebbe proseguire nei prossimi mesi, complici «la riduzione di alcuni costi di struttura (come quelli legati all’ottenimento del rating) e il numero crescente di investitori e fondi di investimento specializzati nei mini bond.

Una sfida per le imprese

Francesco Lombardo, associate del dipartimento finance di Freshfields, vede uno spostamento del baricentro dale banche tradizionali verso nuovi operatori: «La pressione regolamentare sugli istituti bancari, anche alla luce delle novità normative, spesso non aiuta le banche a supportare nuove iniziative o a sorreggere quelle esistenti. Questo ha creato l’opportunità, per operatori alternativi al sistema bancario, di aggredire un’importante fetta di mercato alla ricerca di nuova finanza». Il passaggio di testimone non è comunque automatico: «Il nuovo scenario viene a confrontarsi con la mentalità imprenditoriali italiana ancora poco abituata a forme di finanziamento alternative». Dunque ci vorrà del tempo per veder ridurre sensibilmente la storica dipendenza delle nostre aziende dai finanziamenti degli istituti di credito. «Molto dipenderà», conclude, «da quanto gli operatori del mercato saranno in grado di strutturare ed offrire prodotti realmente appetibili per gli investitori».

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