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Mina Brasile per Telecom-Telefonica

I dossier delle banche d’affari sulle attività brasiliane di Telecom non sono solo un caso di studio. Dietro il prossimo sfaldamento di Telco c’è infatti un grosso problema per Telefonica, la cui posizione passerà probabilmente da azionista di serie B di una holding non quotata a primo azionista, a tutti gli effetti, di Telecom Italia. Con tutte le conseguenze del caso sul mercato brasiliano, dove i due gruppi sono in diretta concorrenza e «sorvegliati speciali» dall’Anatel, l’Authority locale delle tlc che, dai tempi dell’ingresso di Telefonica in Telco, ha impostato una serie di paletti stringenti per assicurare che la concorrenza fosse effettiva nonostante i legami azionari.
Un problema che Telefonica ha ben presente e infatti, a quanto risulta, avrebbe già sondato informalmente l’Anatel – con la quale andrà comunque ridiscussa la situazione in dipendenza dell’evoluzione Telco – per trovare una soluzione. Chiaro che il gruppo presieduto da Cesar Alierta ha come priorità quella di difendere la sua creatura brasiliana, il primo operatore mobile del Paese, Vivo, del quale ha conquistato il controllo assoluto col divorzio da Portugal Telecom, precedente socio paritetico. A logica – e qui si innestano i ragionamenti delle banche d’affari – la soluzione non può che passare da una spartizione di Tim Brasil dove l’interlocutore naturale è l’America Movil del gruppo di Carlos Slim che nella telefonia mobile brasiliana opera con Claro.
Il problema è che nel caso in cui Telefonica diventasse azionista diretta di Telecom, col 10% non avrebbe il potere di “imporre” la cessione di Tim Brasil, dal momento che oltretutto il Sud-America è l’unica area di crescita per l’incumbent tricolore. Telefonica avrebbe però come potenziale merce di scambio proprio la quota nel gruppo italiano, ma allora l’interlocutore non potrebbe essere Slim perchè si ritroverebbe con gli stessi problemi degli spagnoli in Brasile. Solo un’offerta cash per Tim Brasil potrebbe tagliare la testa al toro, ma Alierta dovrebbe essersi già assicurato gli acquirenti per gli asset che Anatel non consentirebbe di tenere.
Un bel rebus che, nell’ottica di Madrid, dovrà essere risolto in tempi brevi. A settembre infatti è già certo che Mediobanca e Generali chiederanno di uscire dalla holding non quotata che oggi custisce il 22,4% di Telecom e questo, secondo le regole dei patti, si tradurrebbe nella consegna ai soci in uscita delle azioni della compagnia con il pro-quota del debito di Telco. Non è chiaro cosa farà Intesa Sanpaolo che però in trasparenza ha una quota intorno al 2%, un quinto rispetto a Telefonica, e l’equilibrio tra la componente italiana e quella estera della compagine di riferimento sarà comunque rotto.
Nell’ottica di Telecom il progetto – al momento in stand-by – sullo scorporo della rete d’accesso non risolverebbe comunque il problema Brasile, mercato che non pare affatto intenzionata a lasciare. Improbabile che il presidente esecutivo Franco Bernabè – che in questi giorni è concentrato sul tema dello spin-off – sottovaluti la questione. Ieri Bernabè si è recato in Mediobanca dove si è intrattenuto a colloquio con il presidente dell’istituto Renato Pagliaro che è anche consigliere del gruppo di tlc.
Martedì il presidente Telecom aveva incontrato il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, che ieri ha prospettato altri incontri prima della pausa estiva. «Stiamo ragionando – ha detto il ministro, a amrgine di un convegno – su come affrontare il problema di andare incontro alle esigenze del Paese senza mettere in difficoltà Telecom». Assicurando altresì che il dicastero sta seguendo «con grande attenzione» il progetto di scorporo della rete d’accesso «perchè ha una rilevanza nazionale». Contatti quasi quotidiani col vertice Telecom, a quanto risulta, ci sono anche con il vice-ministro per le tlc, Antonio Catricalà, che sta seguendo in particolare le tematiche relative allo spin-off. Nodi importanti si sono rivelati essere il perimetro dell’asset da trasferire nella newco infrastrutturale rete e il valore dell’avviamento della rete d’accesso che è rilevante anche per quanto riguarda l’ipotizzato ingresso nel capitale della Cdp.

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