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Milleproroghe, la mina prescrizione Sui processi confronto con le Camere

Che sia tecnico o politico di certo il prossimo ministro della Giustizia dovrà sminare da subito il cammino del nuovo Governo sulla strada tradizionalmente impervia della prescrizione. Perché il “tema dei temi” che già ha contribuito ad accentuare le divisioni nella vecchia maggioranza è senza dubbio tra i più divisivi anche nella nuova e dalla prossima settimana tornerà con prepotenza di attualità.

Al decreto legge Milleproroghe, infatti, in discussione davanti alla commissione Affari costituzionali della Camera, è stata presentata una serie di emendamenti di varia provenienza (Azione, Italia Viva, Forza Italia), tutti accomunati dal contenuto, il congelamento almeno per un anno della riforma Bonafede, in attesa di arrivare all’approvazione di un pacchetto significativo di misure per accelerare il processo penale.

Questione incandescente, dalla quale è prevedibile che il nuovo premier vorrà stare alla larga, ma che in qualche modo andrà affrontata. Anche perché, di fronte alla già pervenute prime sollecitazioni, soprattutto da fonte Pd, per una pausa di riflessione, con il ritiro degli emendamenti, la risposta è stata negativa.

Sulla prescrizione, infatti, come ha spiegato ieri uno dei proponenti, Enrico Costa (Azione) è piuttosto il Pd a dover cambiare opinione, prendendo atto del fatto che ormai nella nuova coalizione che sosterrà Draghi «a pensarla come me sulla prescrizione ci sono Salvini, Berlusconi e Renzi». Impossibile però che i 5Stelle, già alle prese con un quantomeno problematico assenso al nuovo Esecutivo, possano digerire l’immediata sospensione di una delle riforme più identitarie, insieme con il reddito di cittadinanza, di questa legislatura.

Da vedere come si muoverà il nuovo ministro, se avrà cioè statura e capacità per non sottrarsi a un confronto, ancora più complicato perché alla Camera in commissione Giustizia è ormai arrivata l’ora per l’esame degli emendamenti al disegno di legge delega sul processo penale, dopo una lunga serie di audizioni. Testo nel quale è stato collocato anche il compromesso più avanzato trovato dalla vecchia maggioranza sulla prescrizione, centrato sulla distinzione tra assolti e condannati in primo grado.

Alla nuova amministrazione il compito di valutare se e come portare avanti un intervento di riforma che già di padre incerto in precedenza (lo stesso relatore, Franco Vazio, Pd, aveva preannunciato importanti aggiustamenti) ora rischia di non averne più nessuno. Un po’ come potrebbe avvenire sull’altro fronte, altrettanto delicato seppure meno appetibile mediaticamente, del processo civile, dove, al Senato, la discussione langue da mesi ormai e in calendario c’è solo l’avvio della discussione generale.

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