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Millemiglia e riassetto, la partita doppia di Alitalia

Partita doppia per Alitalia-Cai. La società presieduta da Roberto Colaninno ha riunito ieri il comitato esecutivo per rendere operativo il progetto di scorporo in una nuova società del programma di biglietti premio per i clienti, il Millemiglia.
Da quest’operazione, sulla quale la società non ha diffuso informazioni, non derivano introiti per Alitalia-Cai ma solo un effetto cosmetico. È l’equivalente di una rivalutazione patrimoniale attraverso la quale Colaninno, Intesa Sanpaolo, Emilio Riva, Atlantia e gli altri soci italiani della Cai puntano a rinviare la ricapitalizzazione, essendo il patrimonio netto consolidato di Alitalia quasi azzerato.
Un modo di prendere tempo mentre proseguono i contatti con Air France-Klm, che è già azionista al 25% della Cai, per cercare un accordo sul prezzo di vendita al gruppo franco-olandese del 75% del capitale posseduto dagli italiani. I quali non hanno intenzione di aprire di nuovo il portafoglio dopo gli 847 milioni di euro versati all’inizio del loro viaggio, alla fine del 2008, quando aderirono al progetto di Silvio Berlusconi per respingere un’offerta di acquisto del 100% di Alitalia avanzata da Air France-Klm, che era più vantaggiosa per i contribuenti e per i lavoratori di Alitalia: l'”italianità” voluta dall’ex premier è costata più di 3 miliardi di euro ai contribuenti.
Adesso la trattativa fra i soci italiani e i francesi non è vicina a un accordo. Tra i potenziali acquirenti di Alitalia c’è anche Etihad di Abu Dhabi, ma il vettore arabo potrebbe comprare al massimo una quota di minoranza, sempre che si trovi un accordo sul prezzo.
Secondo la Repubblica un consulente avrebbe valutato il Millemiglia di Alitalia circa 250 milioni di euro. Soldi virtuali, di carta, perché non c’è una cessione di attività o quote a terzi. Perché l’effetto contabile dell’operazione di scorporo possa essere iscritto a beneficio dei conti Alitalia occorre il parere favorevole del collegio sindacale e il tutto va sottoposto alla società di revisione, Deloitte.
Nel bilancio 2011 il revisore aveva sottolineato il ricorso a operazioni estranee alla gestione con le quali Alitalia, guidata dal precedente a.d. Rocco Sabelli, aveva incassato oltre 100 milioni di euro, attraverso “signing bonus” e altri proventi extra-gestionali per rinnovare i contratti a fornitori e altri partner (American Express, nell’informatica e altro): attraverso questo meccanismo sono stati anticipati ricavi futuri, con il risultato di abbellire i conti 2011 (comunque in perdita netta per 69 milioni) e impoverire i bilanci degli anni successivi. Secondo l’analisi di R&S (Mediobanca), nel bilancio 2011 del gruppo Alitalia ci sono 139,26 milioni di «ricavi diversi» al netto dei costi.
L’Alitalia-Cai dei privati è in rosso dall’inizio dell’attività, cominciata il 13 gennaio 2009: 678 milioni di euro persi fino a tutto il 2011, altri 173 milioni nei primi nove mesi del 2012. Il patrimonio netto consolidato era sceso a circa 300 milioni al 30 settembre scorso, mentre i debiti finanziari superavano i 900 milioni. Le perdite sono proseguite nei mesi successivi.
Ieri c’è stata l’udienza al Consiglio di Stato nella causa di merito sulla cessione di sette slot di Alitalia a easyjet per aprire alla concorrenza i voli sulla Roma-Milano Linate. Una cessione avvenuta in ottobre, su indicazione dell’Antitrust, dopo quattro anni di monopolio di Alitalia su questa rotta, ma impugnata dall’Alitalia.

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